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GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA
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Bambina delle
alte valli del Pakistan.
Il suo più grande cruccio?
Non poter andare
a scuola come i bambini maschi del suo villaggio.
(foto N. Galante)
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INTRODUZIONE:
COSA C'ENTRA
LA POPOLAZIONE?
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1.1
20 punti su cui riflettere
(traduzione a cura
di Sara Marchiori)
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Nel
1999 la popolazione mondiale ha raggiunto i 6
miliardi, il
doppio della popolazione del 1960.
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Se
continuiamo ad aumentare con questo ritmo, la popolazione
mondiale raggiungerà nel 2050 i
14.4 miliardi.
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Ogni
persona ha una "impronta "
ambientale. Questa è la
"porzione" di Terra della quale ognuno di noi ha bisogno per
procurarsi
cibo, acqua, energia e altri beni essenziali.
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Più
persone ci sono nel pianeta, tanto maggiore risulta l'impronta
collettiva sull'ambiente e tanto minore risulta lo spazio
disponibile per le
altre specie e per l'ecosistema complessivo.
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L'incremento
della popolazione ha un impatto notevole sul territorio: man
mano che la popolazione umana cresce, l'ambiente naturale
diminuisce.
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Il 70% del
disboscamento mondiale è direttamente causato dall'aumento
della popolazione.
-
Più persone
significano un maggior uso di
energia, più gas rilasciati
nell'atmosfera, aumento dell'effetto
serra.
-
Con
l'aumento della popolazione, diminuisce la quantità pro capite di
terra coltivabile.
Lo
stesso
avviene per l'acqua.
Lo
stesso
avviene per le foreste.
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Quando
non ci sono abbastanza risorse disponibili per tutti, le persone
devono fare qualcosa per salvarsi.
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Talvolta,
decideranno di non condividere le risorse con altre popolazioni,
altre razze o altre religioni.
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Talvolta
decideranno di emigrare alla ricerca di nuove risorse.
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Talvolta
decideranno di combattere per accaparrarsi le risorse disponibili.
-
Ma
noi possediamo le conoscenze necessarie a stabilizzare la popolazione e a risolvere questi problemi.
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Possediamo
i mezzi per controllare le nascite.
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Possiamo
istruire e dare maggiori poteri alle donne.
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Possiamo
individuare la strada per uno sviluppo
sostenibile.
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Dobbiamo
avere la forza di operare delle scelte.
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In
che tipo di mondo vogliamo vivere?
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In
un mondo di scarsità e
distruzione?
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Oppure
in un mondo di speranze e opportunità per
tutti?
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1.2
Ma cosa c'entra
la popolazione?
Parliamo
molto dei sintomi: perchè non delle cause?
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Tutti
sanno che il mondo si trova ad affrontare crescenti problemi ambientali, sociali e di
sicurezza, ma è raro che la popolazione venga considerata come una
causa o un fattore che contribuisce a questi problemi. Non ci piace parlare dei
problemi della popolazione forse perchè sono associati ad
argomenti tabù o imbarazzanti come la sessualità, i contraccettivi e l’aborto;
ci preoccupiamo, invece, della deforestazione, dell’aumento
della temperatura mondiale e dell’estinzione di specie animali e
vegetali; siamo turbati dalle immagini di persone affamate, di corpi
mutilati delle vittime di guerre e rivoluzioni; ci lamentiamo
della
criminalità, dell’inquinamento e
del sovraffollamento. |
La popolazione della terra cresce di circa 80-85
milioni di persone ogni anno. Le esigenze di questi nuovi esseri
umani si sommano a quelle degli oltre sei miliardi presenti nel
pianeta.
(Bambini a Yungai, Perù - foto E. Menegon)
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Ma quasi mai riflettiamo sul fatto che tutti questi problemi
sono causati dall'aumento della popolazione e dallo stile di vita che molti di noi
scelgono di vivere.
Il rapporto
fra la popolazione e le condizioni di vita e le condizioni della terra è spesso
complesso e difficile da percepire; ma la crescita della popolazione
influenza tutti gli aspetti della nostra vita - dall'istruzione all’occupazione
e all’ambiente - e contribuisce alla fame, all’emigrazione, alle guerre e alle
malattie. |
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Per capire queste relazioni è necessario comprendere, per prima cosa,
che il mondo è un sistema complesso e che tutti questi problemi
sono interconnessi: qualsiasi evento che accade in una parte del sistema
ne colpisce sempre, sia pure in modi diversi, le altre parti.
Immagina uno scacciaspiriti
che pende dal
soffitto. Anche se sembra che i pezzi siano appesi singolarmente, tutti sono
interconnessi e il loro equilibrio è fragile. Una brezza di vento o una lieve spinta su
uno qualunque dei singoli pezzi provoca il movimento di tutti gli
altri.
Un violento strappo su un pezzo causa il sussultare di tutti
gli altri.
E se un pezzo viene rimosso - se la corda che lo sostiene
viene tagliata - l’intera composizione perde il suo delicato
equilibrio e può crollare.
Dal
punto di vista della popolazione, lo scacciaspiriti funziona in
questo modo: quando il numero
di esseri umani aumenta, aumentano anche i bisogni, e per soddisfare quei bisogni
gli esseri umani consumano più risorse. Il consumo di risorse provoca un danno ambientale, perché l’ambiente
è la fonte di tutte le risorse necessarie.
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Più risorse vengono
consumate, meno ne restano a disposizione per i consumi futuri.
Le
risorse diminuiscono anche man mano che l'ambiente si degrada, dato che un
ambiente degradato non può produrne molte.
Questa
carenza di risorse è alla base di un gran numero di problemi: se non c’è abbastanza cibo, le persone
soffrono la fame, se
non c’è abbastanza acqua soffriranno la sete, se ci sono
poche possibilità di lavoro, saranno disoccupate e se c’è
scarsità di denaro vivranno in povertà. Quando poi l'uomo si trova
in a uno stato di
necessità sarà disposto a tutto per uscirne, e ciò causa ulteriori problemi: se
sfrutta l’ambiente ancora di più per ottenere ulteriori risorse,
questo si degrada ulteriormente.
Qualche volta rifiutiamo di condividere le risorse disponibili con persone di razza,
religione, classe sociale o sesso diversi (in alcune culture, quando il
cibo è scarso, i maschi possono mangiare mentre le donne devono
privarsene). Quando la povertà è estrema le persone possono essere
costrette ad emigrare in cerca di cibo, terre coltivabili, occupazione o
quant’altro hanno bisogno. In alcuni casi possono ribellarsi
al governo, iniziare una pulizia etnica, o muovere guerra contro i
loro vicini per ottenere risorse supplementari. |

Maggiore è la popolazione, più
risorse vengono consumate e più danno ambientale viene provocato.
Quando ci sono troppe persone rispetto alle risorse disponibili, il
risultato è povertà e carestia. L'insufficienza delle risorse
provoca migrazioni, conflitti e ulteriori danni ambientali.
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1.3
E
ora siamo in sei! (miliardi,
beninteso...)
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La
popolazione mondiale
ha raggiunto i sei miliardi nel 1999, e attualmente sta aumentando
con un ritmo di 80-85 milioni di persone in più ogni anno. Le Nazioni Unite prevedono che la
popolazione mondiale nel 2050 potrebbe aggirarsi tra i 7.3 miliardi
e i 10.7, a seconda delle scelte che
faremo nei prossimi decenni. Questi dati presuppongono che la fertilità diminuisca
considerevolmente in futuro; se continuiamo ad aumentare con i ritmi
attuali, la popolazione della Terra nel 2050 sarà di 14.4 miliardi!
Un gran numero di fattori condizionano questo aumento; la prima è che, anche se i tassi di fertilità mondiale sono diminuiti,
non ci sono mai state tante persone in età riproduttiva (più
della metà della popolazione mondiale ha meno di 25 anni); dato che
circa 3 miliardi di persone inizieranno a mettere su famiglia nei
prossimi decenni, la popolazione mondiale aumenterà probabilmente
di alcuni miliardi.
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Un’altra
ragione per la quale i ritmi di crescita della popolazione continuano ad essere
elevati è che il tasso di natalità rimane relativamente alto
proprio nelle regioni più popolose del mondo, come l’Africa e l’Asia
centro-meridionale; il tasso di natalità dell’Africa è più alto
di quasi il 70% della
media mondiale, e di circa quattro volte quello delle nazioni
sviluppate, mentre
l’Asia centro-meridionale, dove vive circa un quarto
della popolazione mondiale, ha un tasso di natalità medio
più alto del 30% della media mondiale e di circa tre volte
quello delle
nazioni più sviluppate.
Generalmente, la crescita demografica è
più alta in quelle zone del mondo perché i livelli di reddito ed
istruzione sono più bassi; le persone decidono infatti quanti
figli avere in base a ragioni di tipo prevalentemente economico. Nelle società più povere,
i bambini sono spesso considerati una risorsa economica: aiutano a produrre cibo,
trasportano acqua, tagliano la legna oppure vanno a lavorare fuori
casa. Quando avere più figli significa avere una maggiore sicurezza economica,
le persone sceglieranno di avere un numero maggiore di figli.
Anche l'istruzione è strettamente legata
alla crescita della popolazione. Generalmente, più le persone sono istruite, più
possibilità economiche hanno, e probabilmente
meno bambini vogliono o hanno bisogno di avere. Nelle zone del mondo
dove la fertilità è più bassa - Europa, Giappone, Cina, Russia,
Nord America ed ex Unione Sovietica - i livelli di educazione sono più alti.
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Una bambina vietnamita porta il suo bufalo al pascolo. In molte
delle regioni più povere, i bambini costituiscono una risorsa economica,
e le famiglie numerose hanno una giustificazione economica. Nei
Paesi più ricchi avere meno figli permette alle famiglie di
disporre di più entrate. Lo sviluppo dell’economia di sussistenza
che aumenta la sicurezza economica è una strada efficace per
ottenere una
minore fertilità.
(foto di N. Galante) |
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Infine, la popolazione sta aumentando
perché la mortalità in diminuzione e l’aumentata longevità
hanno sconvolto il bilancio tra nascite e morti, controbilanciando la
discesa dei tassi di natalità.
Insomma,
la popolazione sta ancora aumentando rapidamente perché più persone
sono in età riproduttiva (anche se in media hanno meno figli),
perchè i
tassi di nascita sono più alti nelle regioni più popolate del
mondo e perchè meno persone muoiono prematuramente e più persone vivono
a lungo. Questa combinazione ha portato la popolazione mondiale dai
circa 2,5 miliardi del 1950 a più di 6 miliardi alla fine del
secolo.
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1.4
Ehi!
Che misura di scarpe porti?
Impronta
ecologica e impatto
ambientale |
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Una
crescita così rapida ha un impatto notevolissimo sull'ecosistema
naturale e sui sistemi sociali ed economici, perché ogni essere umano ha delle necessità
basilari. Queste includono cibo, acqua, riparo, energia
ed eliminazione dei rifiuti. Ognuno di questi bisogni deve
essere soddisfatto utilizzando l’ambiente e consumando risorse.
Più persone ci sono sul pianeta – e più alto è il livello di
consumo da parte di ogni individuo o gruppo - e più risorse sono
necessarie per soddisfare questi bisogni.
Gli scienziati
usano il termine di "impronta" ecologica o ambientale per
spiegare questo concetto. In pratica, ogni persona lascia
nell'ambiente le impronte del suo passaggio; al livello
più elementare, queste impronte significano una quantità di terra
sufficiente per produrre cibo e fibre (cioè per coltivare, far pascolare gli animali e far crescere gli
alberi) e acqua pulita in quantità sufficiente per bere, lavare ed irrigare.
Abbiamo anche bisogno di spazio sufficiente per produrre una qualche
forma di energia per scaldarci e cucinare e per eliminare in maniera
sicura i rifiuti che produciamo. Più persone ci sono sulla Terra, più
ampia risulta l’impronta umana totale sul pianeta e meno spazio rimane per
altre specie viventi e gli ecosistemi naturali. Man
mano che gli stili di
vita cambiano e i consumi si espandono, anche l'impronta ambientale
diventa più evidente.
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Trasporto
di nasse da pesca in Vietnam.
La
dimensione della nostra impronta ecologica varia
enormemente, a seconda del nostro stile di vita.
In Vietnam la forma più
comune di trasporto è la bicicletta,
che consuma poche risorse, non
richiede combustibili e occupa
poco spazio. Negli Stati Uniti la
forma più comune di trasporto è
l'automobile, la cui produzione
richiede molte risorse, che brucia
combustibili fossili ed emette
gas inquinanti, e richiede molto spazio
per muoversi, parcheggiare,
per essere riparata e venduta.
Molti americani possiedono più
di una automobile, e molto
spesso anche seconde case, aeroplani,
camper e barche.
(Foto N. Galante) |
Industrializzandosi, le nazioni migliorano il loro standard di vita,
e i loro abitanti consumano
più risorse e lasciano, per così dire, un'impronta più profonda. Hanno infatti bisogno di più terre da coltivare (dato che il loro
regime alimentare ha un più alto contenuto proteico) e per ottenerle devono disboscare
foreste, arare praterie o bonificare paludi; hanno
bisogno di più acqua e devono quindi sfruttare di più i laghi e le
riserve d'acqua e costruire dighe sui fiumi; hanno bisogno di più energia,
e devono quindi costruire più centrali elettriche, bruciare più combustibili e liberare
nell'atmosfera più
sostanze inquinanti. |
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Una popolazione in crescita e alti livelli di sviluppo
richiedono anche ulteriori infrastrutture e servizi sociali: più gente ha bisogno di più
ospedali, più strade, più scuole, più parcheggi, più parchi e
campi giochi. Le società
più sviluppate utilizzano più terra e più risorse pro capite, dato che i loro consumi sono
maggiori; per sostenere la loro
economia e produrre generi di consumo, hanno
bisogno di più
fabbriche, più uffici, negozi e centri commerciali; per
eliminare i loro rifiuti, queste società hanno bisogno di un
maggior numero di discariche, di
fognature e di siti ove poter scaricare i
rifiuti tossici.
Una popolazione più numerosa
richiede anche una maggior burocrazia e più servizi sociali,
compresi servizi di emergenza, sistemi giudiziari e carceri; devono
quindi imporre tasse e tariffe più alte per pagare questi servizi.
Tutto ciò ha come risultato un maggior impatto ambientale:
deforestazione, erosione del suolo, estinzione di specie animali e
vegetali, inquinamento. La salute umana risente dell’inquinamento
dell’aria e dell’acqua, dei prodotti chimici e tossici e dell’aumento
dello stress ambientale. |
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1.5
Dalla
scarsità ai conflitti
Cosa
c'entra tutto ciò con la fame, le migrazioni e le guerre? |
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Man mano
che la
popolazione mondiale e i consumi aumentano, cresce l’impatto che
questa crescita ha sull'ambiente
e il problema della scarsità di risorse si aggrava: quando sempre più
persone competono per assicurarsi risorse limitate, aumentano le tensioni sociali,
etniche e politiche; questo cocktail provoca instabilità politica,
declino del benessere sociale e migrazioni. |
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Quando la carenza di risorse
essenziali, come l'acqua, le terre coltivabili e le riserve di pesca,
raggiungono livelli critici, è facile prevedere che si intensifichino i conflitti per accaparrarsi queste risorse.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, più di 150 guerre sono
state provocate dalla combinazione
di fattori come aumento della popolazione, aumento dei consumi e scarsità
di risorse.
La stessa combinazione ha costretto decine di milioni di persone
ad abbandonare le loro case, trasformandosi in emigranti per ragioni
economiche o rifugiati e ha devastato vaste aree della superficie
terrestre attraverso pratiche distruttive per l’ambiente.
In conclusione, alla base di tutti questi gravi problemi è il
numero eccessivo di esseri umani e lo stile di vita che abbiamo
scelto.
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La
fame in Bhutan: la crescita della popolazione provoca problemi per i
governi che cercano di andare incontro ai bisogni dei loro popoli. A
seconda del numero della popolazione e delle risorse disponibili,
cibo, acqua, educazione, cura della salute e lavoro possono
scarseggiare.
(Foto F.A.O.)
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Se questa tendenza continuerà senza controllo, la combinazione tra
crescita della popolazione e aumento dei consumi – insieme alla differenza
sempre crescente tra ricchi e poveri, sia fra diverse nazioni che
all'interno della stessa nazione
– alla fine minacceranno non solo il benessere ma anche la vita
della maggior parte delle persone di questo pianeta.
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1.6
Ma
ci sono anche buone notizie
Soluzioni
eque e sostenibili che possiamo permetterci |
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Un futuro di
povertà, ingiustizia e conflitti non
è inevitabile: possediamo già le conoscenze, la tecnologia e
le risorse per creare un mondo giusto,
sicuro e sostenibile.
La sfida
che ci troviamo davanti – la più grande della storia della specie
umana - sarà quella di accettare e mettere in pratica i cambiamenti culturali, strutturali
ed etici necessari per raggiungere quel risultato.
L'esempio dello scacciaspiriti dimostra come azioni apparentemente
insignificanti possono
avere un grande impatto, e questo vale sia per le soluzioni che
per i
problemi. È importante ricordare questo rapporto per capire a fondo
la valenza delle nostre scelte, positive o negative che
siano.
Risolvere il problema dell’aumento
della popolazione aiuterà anche a risolvere i problemi ambientali,
economici e sociali che dobbiamo affrontare; e risolvere i problemi
ambientali, economici e sociali aiuterà a risolvere il problema
dell’aumento della popolazione.
Come ha
ribadito la conferenza delle Nazioni Unite sulla
popolazione e sullo sviluppo: "..gli sforzi per rallentare l’aumento
della popolazione, per ridurre la povertà, per raggiungere il
progresso economico, per migliorare la protezione ambientale e
ridurre i consumi insostenibili e i modelli di produzione sono fra
loro sinergici."
A livello personale ci sono cose che ognuno di noi
può fare.
La cosa più importante, ovviamente, è quella di controllare la propria fertilità,
scegliendo di avere non più di due figli (molte persone scelgono
addirittura di non averne o di adottarli). Possiamo anche diminuire
i nostri consumi e il nostro impatto ambientale e possiamo sostenere
le soluzioni politiche e strutturali finalizzate alla stabilizzazione
della
popolazione.
Ovviamente i singoli non possono risolvere problemi politici e strutturali da soli, ma possono lavorare con
altri per aumentare la consapevolezza, promuovere discussioni, e
influenzare le politiche locali, regionali e nazionali. Molte di
queste soluzioni possono essere messe in atto a livello di stato,
regione, città o anche quartiere, attraverso azioni volte a
razionalizzare l’uso del territorio e a stabilire priorità di
bilancio.
I
singoli possono sostenere e offrire contribuiti economici ai gruppi coinvolti
in questo lavoro, far pressione sui propri rappresentanti politici per sostenerne e
sovvenzionarne il lavoro, o possono lavorare come
volontari.
La soluzione strutturale più importante per rallentare la crescita
della popolazione è l’accesso universale all'assistenza medica,
compresi gli anticoncezionali e la salute
sessuale: se ogni coppia del mondo potesse scegliere in modo
sicuro ed economico quanti figli avere e quando averli , la
crescita della popolazione mondiale diminuirebbe
immediatamente del 20% circa.
E' necessario anche investire nella salute pubblica; un’adeguata assistenza
medica ridurrebbe significativamente la mortalità infantile e delle mamme, e permetterebbe ai membri della comunità di
essere più socialmente ed economicamente produttivi. In molte parti
del mondo, i genitori si aspettano che uno o anche due dei loro
figli muoiano di fame o di malattia prima dei cinque anni: se
avessero una ragionevole speranza che i loro figli sopravvivano e
si mantengano in buona salute, non avrebbero bisogno di avere altri bambini.
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E'
estremamente importante anche istruire
e dare più potere alle donne.
Le donne con alti livelli di istruzione tendono a sposarsi più tardi, ad avere figli più tardi e ad averne
meno e più sani. Le donne istruite generalmente hanno un reddito più alto, più opportunità economiche e più potere nelle loro famiglie
e comunità.
L’accesso universale
all'istruzione è un’altra
pedina essenziale verso la stabilizzazione della popolazione.
Più
persone istruite tendono ad avere meno figli perché di solito hanno
anche un reddito più elevato: ad un certo livello di reddito,
infatti, il
bambino cessa di essere una risorsa economica e inizia invece a
rappresentare una spesa,
così le persone ne hanno meno.
Fondamentale
è anche la protezione e
il rafforzamento dei diritti umani, in modo che tutti
possano aspirare ad una vita decente, come pure gli sforzi per
combattere la povertà, incluso il micro-sviluppo e l’accesso al
credito. Migliorare la salute sociale delle
persone e il loro benessere economico può farli uscire dalla povertà e
allontanarli dal bisogno di avere figli per sopravvivere.
Devono essere accelerati anche gli sforzi per proteggere e rigenerare l'ambiente,
ma questi devono però tener conto delle realtà locali e dei bisogni
economici.
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Studentesse
thailandesi sfilano
a Chiang Mai durante
la festa
dell'indipendenza.
(foto N. Galante) |
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I punti focali includono la conservazione e l’aumento delle risorse
fondamentali rinnovabili attraverso leggi e politiche di incentivazione e
disincentivazione fiscale, lo sviluppo di tecnologie sostenibili (soprattutto
energetiche) e il trasferimento di queste soluzioni alle regioni in via di
sviluppo.
Sappiamo per certo che queste soluzioni funzionano: dal 1950 il tasso di
natalità nel mondo è sceso del 50%, mentre negli ultimi 35 anni la mortalità
infantile si è più che dimezzata e la durata media della vita è aumentata da
45 a 65 anni; inoltre, sempre più persone sanno leggere e scrivere, sempre
più persone vivono in governi democratici, sempre più aree ambientali e più
specie viventi in pericolo di estinzione sono ora protetti in qualche modo.
Abbiamo però bisogno di aumentare, espandere e accelerare tutti questi sforzi
perché, a causa della crescita della popolazione e dei consumi, ogni anno
diminuiscono le terre coltivabili, l'acqua potabile e le foreste disponibili
pro capite; inoltre, l’inquinamento sta aumentando, un numero sempre maggiore
di specie si stanno estinguendo e circa un terzo dell'umanità è
malnutrita.
Possediamo le conoscenze, le tecnologie e le risorse per risolvere tutti questi
problemi, ma ci mancano la necessaria comprensione e la volontà di farlo.
Le scelte che faremo in questo campo nei prossimi decenni determineranno se il
mondo del ventunesimo secolo sarà uno di speranza e opportunità o di povertà
e distruzione.
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