DI FRONTE AL FUTURO:

GLI UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA

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 Ma in questo istante quante persone ci sono sulla Terra ? Clicca qui per saperlo!


Bambina delle alte valli del Pakistan. 
Il suo più grande cruccio? 
Non poter andare a scuola come i bambini maschi del suo villaggio.
(foto N. Galante)

INTRODUZIONE: COSA C'ENTRA

 LA POPOLAZIONE?

1.1  20 punti su cui riflettere

1.2  Ma cosa c'entra la popolazione?
Parliamo molto dei sintomi: perchè non delle cause?

1.3  E ora siamo in sei! (miliardi, beninteso...)

1.4  Ehi! Che misura di scarpe porti?  
Impronta ecologica e impatto ambientale

1.5  Dalla scarsità ai conflitti 
Cosa c'entrano con la fame, le migrazioni e le guerre?

1.6  Ma ci sono anche buone notizie
Soluzioni eque e sostenibili che possiamo permetterci

 


1.1  20 punti su cui riflettere 

  (traduzione a cura di Sara Marchiori)

 

  • Nel 1999 la popolazione mondiale ha raggiunto i 6 miliardi, il doppio della popolazione del 1960.

  • Se continuiamo ad aumentare con questo ritmo, la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 14.4 miliardi.

  • Ogni persona ha una "impronta " ambientale. Questa è la "porzione" di Terra della quale ognuno di noi ha bisogno per procurarsi cibo, acqua, energia e altri beni essenziali.

  • Più persone ci sono nel pianeta, tanto maggiore risulta l'impronta collettiva sull'ambiente e tanto minore risulta lo spazio disponibile per le altre specie e per l'ecosistema complessivo.

  • L'incremento della popolazione ha un impatto notevole sul territorio: man mano che la popolazione umana cresce, l'ambiente naturale diminuisce.

  • Il 70% del disboscamento mondiale è direttamente causato dall'aumento della popolazione.

  • Più persone significano un maggior uso di energia, più gas rilasciati nell'atmosfera, aumento dell'effetto serra.

  • Con l'aumento della popolazione, diminuisce la quantità pro capite di terra coltivabile Lo stesso avviene per l'acqua. Lo stesso avviene per le foreste

  • Quando non ci sono abbastanza risorse disponibili per tutti, le persone devono fare qualcosa per salvarsi.

  • Talvolta, decideranno di non condividere le risorse con altre popolazioni, altre razze o altre religioni.

  • Talvolta decideranno di emigrare alla ricerca di nuove risorse.

  • Talvolta decideranno di combattere per accaparrarsi le risorse disponibili.

  • Ma noi possediamo le conoscenze necessarie a stabilizzare la popolazione e a risolvere questi problemi.

  • Possediamo i mezzi per controllare le nascite.

  • Possiamo istruire e dare maggiori poteri alle donne

  • Possiamo individuare la strada per uno sviluppo sostenibile.

  • Dobbiamo avere la forza di operare delle scelte.

  • In che tipo di mondo vogliamo vivere?

  • In un mondo di scarsità e distruzione?

  • Oppure in un mondo di speranze e opportunità per tutti?

 

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1.2  Ma cosa c'entra la popolazione?

Parliamo molto dei sintomi: perchè non  delle cause?  

 

Tutti sanno che il mondo si trova ad affrontare crescenti problemi ambientali, sociali e di sicurezza, ma è raro che la popolazione venga considerata come una causa o un fattore che contribuisce a questi problemi. Non ci piace parlare dei problemi della popolazione forse perchè sono associati ad argomenti tabù o imbarazzanti come la sessualità, i contraccettivi e l’aborto;
ci preoccupiamo, invece, della deforestazione, dell’aumento della temperatura mondiale e dell’estinzione di specie animali e vegetali; siamo turbati dalle immagini di persone affamate, di corpi mutilati delle vittime di guerre e rivoluzioni;
ci lamentiamo della criminalità, dell’inquinamento e del sovraffollamento. 


La popolazione della terra cresce di circa 80-85 milioni di persone ogni anno. Le esigenze di questi nuovi esseri umani si sommano a quelle degli oltre sei miliardi presenti nel pianeta.
(Bambini a Yungai, Perù - foto E. Menegon)

Ma quasi mai riflettiamo sul fatto che tutti questi problemi sono causati dall'aumento della popolazione e dallo stile di vita che molti di noi scelgono di vivere. 
Il rapporto fra la popolazione e le condizioni di vita e le condizioni della terra è spesso complesso e difficile da percepire; ma la crescita della popolazione influenza tutti gli aspetti della nostra vita - dall'istruzione all’occupazione e all’ambiente - e contribuisce alla fame, all’emigrazione, alle guerre e alle malattie.

Per capire queste relazioni  è necessario comprendere, per prima cosa, che il mondo è un sistema complesso e che tutti questi problemi sono interconnessi: qualsiasi evento che accade in una parte del sistema ne colpisce sempre, sia pure in modi diversi, le altre parti.
Immagina uno scacciaspiriti che pende dal soffitto. Anche se sembra che i pezzi siano appesi singolarmente, tutti sono interconnessi e il loro equilibrio è fragile. Una brezza di vento o una lieve spinta su uno qualunque dei singoli pezzi provoca il movimento di tutti gli altri. 
Un violento strappo su un pezzo causa il sussultare di tutti gli altri. 
E se un pezzo viene rimosso - se la corda che lo sostiene viene tagliata - l’intera composizione perde il suo delicato equilibrio e può crollare. 
Dal punto di vista della popolazione, lo scacciaspiriti funziona in questo modo: quando il numero di esseri umani aumenta, aumentano anche i bisogni, e per soddisfare quei bisogni gli esseri umani consumano più risorse. Il consumo di risorse provoca un danno ambientale, perché l’ambiente è la fonte di tutte le risorse necessarie. 

Più risorse vengono consumate, meno ne restano a disposizione per i consumi futuri. 
Le risorse diminuiscono anche man mano che l'ambiente si degrada, dato che un ambiente degradato non può produrne molte. 
Questa carenza di risorse è alla base di un gran numero di problemi: se non c’è abbastanza cibo, le persone soffrono la fame, se non c’è abbastanza acqua soffriranno la sete, se ci sono poche possibilità di lavoro, saranno disoccupate e se c’è scarsità di denaro vivranno in povertà. Quando poi l'uomo si trova in a uno stato di necessità sarà disposto a tutto per uscirne, e ciò causa ulteriori problemi: se sfrutta l’ambiente ancora di più per ottenere ulteriori risorse, questo si degrada ulteriormente.
Qualche volta rifiutiamo di condividere le risorse disponibili con persone di razza, religione, classe sociale o sesso diversi (in alcune culture, quando il cibo è scarso, i maschi possono mangiare mentre le donne devono privarsene). Quando la povertà è estrema le persone possono essere costrette ad emigrare in cerca di cibo, terre coltivabili, occupazione o quant’altro hanno bisogno. In alcuni casi possono ribellarsi al governo, iniziare una pulizia etnica, o muovere guerra contro i loro vicini per ottenere risorse supplementari.


Maggiore è la popolazione, più risorse vengono consumate e più danno ambientale viene provocato. Quando ci sono troppe persone rispetto alle risorse disponibili, il risultato è povertà e carestia. L'insufficienza delle risorse provoca migrazioni, conflitti e ulteriori danni ambientali.


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1.3  E ora siamo in sei! (miliardi, beninteso...)


La popolazione mondiale ha raggiunto i sei miliardi nel 1999, e attualmente sta aumentando con un ritmo di 80-85 milioni di persone in più ogni anno.  Le Nazioni Unite prevedono che la popolazione mondiale nel 2050 potrebbe aggirarsi tra i 7.3 miliardi e i 10.7, a seconda delle scelte che faremo nei prossimi decenni.  Questi dati presuppongono che la fertilità diminuisca considerevolmente in futuro; se continuiamo ad aumentare con i ritmi attuali, la popolazione della Terra nel 2050 sarà di 14.4 miliardi! 
Un gran numero di fattori condizionano questo aumento; la prima è che, anche se i tassi di fertilità mondiale sono diminuiti, non ci sono mai state tante persone in età riproduttiva (più della metà della popolazione mondiale ha meno di 25 anni); dato che circa 3 miliardi di persone inizieranno a mettere su famiglia nei prossimi decenni, la popolazione mondiale aumenterà probabilmente di alcuni miliardi. 

Un’altra ragione per la quale i ritmi di crescita della popolazione continuano ad essere elevati è che il tasso di natalità rimane relativamente alto proprio nelle regioni più popolose del mondo, come l’Africa e l’Asia centro-meridionale; il tasso di natalità dell’Africa è più alto di quasi il 70%  della media mondiale, e di circa quattro volte quello delle nazioni sviluppate, mentre 
l’Asia centro-meridionale, dove vive circa un quarto della popolazione mondiale, ha un tasso di natalità medio più alto del 30%  della media mondiale e di circa tre volte quello delle nazioni più sviluppate. 
Generalmente, la crescita demografica è più alta in quelle zone del mondo perché i livelli di reddito ed istruzione sono più bassi; le persone decidono infatti quanti figli avere in base a ragioni di tipo prevalentemente economico. Nelle società più povere, i bambini sono spesso considerati una risorsa economica: aiutano a produrre cibo, trasportano acqua, tagliano la legna oppure vanno a lavorare fuori casa. Quando avere più figli significa avere una maggiore sicurezza economica, le persone sceglieranno di avere un numero maggiore di figli. 
Anche l'istruzione è strettamente legata alla crescita della popolazione. Generalmente, più le persone sono istruite, più possibilità economiche hanno, e probabilmente meno bambini vogliono o hanno bisogno di avere.  Nelle zone del mondo dove la fertilità è più bassa - Europa, Giappone, Cina, Russia, Nord America ed ex Unione Sovietica - i livelli di educazione sono più alti. 

Una bambina vietnamita porta il suo bufalo al pascolo. In molte delle regioni più povere, i bambini costituiscono una risorsa economica, e le famiglie numerose hanno una giustificazione economica. Nei Paesi più ricchi avere meno figli permette alle famiglie di disporre di più entrate. Lo sviluppo dell’economia di sussistenza che aumenta la sicurezza economica è una strada efficace per ottenere una minore fertilità.   
(foto di N. Galante)

Infine, la popolazione sta aumentando perché la mortalità in diminuzione e l’aumentata longevità hanno sconvolto il bilancio tra nascite e morti, controbilanciando la discesa dei tassi di natalità.  
Insomma, la popolazione sta ancora aumentando rapidamente perché più persone sono in età riproduttiva (anche se in media hanno meno figli), perchè i tassi di nascita sono più alti nelle regioni più popolate del mondo e perchè meno persone muoiono prematuramente e più persone vivono a lungo. Questa combinazione ha portato la popolazione mondiale dai circa 2,5 miliardi del 1950 a più di 6 miliardi alla fine del secolo. 


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1.4  Ehi! Che misura di scarpe porti?  

Impronta ecologica e impatto ambientale  

 

Una crescita così rapida ha un impatto notevolissimo sull'ecosistema naturale e sui sistemi sociali ed  economici, perché ogni essere umano ha delle necessità basilari. Queste includono cibo, acqua, riparo, energia ed eliminazione dei rifiuti. Ognuno di questi bisogni deve essere soddisfatto utilizzando l’ambiente e consumando risorse. Più persone ci sono sul pianeta – e più alto è il livello di consumo da parte di ogni individuo o gruppo - e più risorse sono necessarie per soddisfare questi bisogni. 

Gli scienziati usano il termine di "impronta" ecologica o ambientale per spiegare questo concetto. In pratica, ogni persona lascia nell'ambiente le impronte del suo passaggio; al livello più elementare, queste impronte significano una quantità di terra sufficiente per produrre cibo e fibre (cioè per coltivare, far pascolare gli animali e far crescere gli alberi) e acqua pulita in quantità sufficiente per bere, lavare ed irrigare. Abbiamo anche bisogno di spazio sufficiente per produrre una qualche forma di energia per scaldarci e cucinare e per eliminare in maniera sicura i rifiuti che produciamo. Più persone ci sono sulla Terra, più ampia risulta l’impronta umana totale sul pianeta e meno spazio rimane per altre specie viventi e gli ecosistemi naturali. Man mano che gli stili di vita cambiano e i consumi si espandono, anche l'impronta ambientale diventa più evidente. 

Trasporto di nasse da pesca in Vietnam.
La dimensione della nostra impronta ecologica varia 
enormemente, a seconda del nostro stile di vita. 
In Vietnam la forma più comune di trasporto è la bicicletta, 
che consuma poche risorse, non richiede combustibili e occupa 
poco spazio. Negli Stati Uniti la forma più comune di trasporto è
 l'automobile, la cui produzione richiede molte risorse, che brucia
 combustibili fossili ed emette gas inquinanti, e richiede molto spazio
 per muoversi, parcheggiare, per essere riparata e venduta.  
Molti americani possiedono più di una automobile, e molto 
spesso anche seconde case, aeroplani, camper e barche.
(Foto N. Galante)

Industrializzandosi, le  nazioni migliorano il loro standard di vita, e i loro  abitanti consumano più risorse e lasciano, per così dire, un'impronta più profonda. Hanno infatti bisogno di più terre da coltivare (dato che il loro regime alimentare ha un più alto contenuto proteico) e per ottenerle devono disboscare foreste, arare praterie o bonificare paludi; hanno bisogno di più acqua e devono quindi sfruttare di più i laghi e le riserve d'acqua e costruire dighe sui fiumi; hanno bisogno di più energia, e devono quindi costruire più centrali elettriche, bruciare più combustibili e liberare nell'atmosfera più sostanze inquinanti.

Una popolazione in crescita e alti livelli di sviluppo richiedono anche ulteriori infrastrutture e servizi sociali: più gente ha bisogno di più ospedali, più strade, più scuole, più parcheggi, più parchi e campi giochi. Le società più sviluppate utilizzano più terra e più risorse pro capite, dato che i loro consumi sono maggiori; per sostenere la loro economia e produrre generi di consumo, hanno bisogno di più fabbriche, più uffici, negozi e centri commerciali; per eliminare i loro rifiuti, queste società hanno bisogno di un maggior numero di discariche, di fognature e di siti ove poter scaricare i rifiuti tossici.
Una popolazione più numerosa richiede anche una maggior burocrazia e più servizi sociali, compresi servizi di emergenza, sistemi giudiziari e carceri; devono quindi imporre tasse e tariffe più alte per pagare questi servizi.
Tutto ciò ha come risultato un maggior impatto ambientale: deforestazione, erosione del suolo, estinzione di specie animali e vegetali, inquinamento. La salute umana risente dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, dei prodotti chimici e tossici e dell’aumento dello stress ambientale. 


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1.5  Dalla scarsità ai conflitti

Cosa c'entra tutto ciò con la fame, le migrazioni e le guerre?   

 

Man mano che la popolazione mondiale e i consumi aumentano, cresce l’impatto che questa crescita ha sull'ambiente e  il problema della scarsità di risorse si aggrava: quando sempre più persone competono per assicurarsi risorse limitate, aumentano le tensioni sociali, etniche e politiche; questo cocktail provoca instabilità politica, declino del benessere sociale e migrazioni. 

Quando la carenza di risorse essenziali, come l'acqua, le terre coltivabili e le riserve di pesca, raggiungono livelli critici, è facile prevedere che si intensifichino i conflitti per accaparrarsi queste risorse. 
Dalla fine della seconda guerra mondiale, più di 150 guerre sono state provocate dalla combinazione di fattori come aumento della popolazione, aumento dei consumi e scarsità di risorse. 
La stessa combinazione ha costretto decine di milioni di persone ad abbandonare le loro case, trasformandosi in emigranti per ragioni economiche o rifugiati e ha devastato vaste aree della superficie terrestre attraverso pratiche distruttive per l’ambiente.
In conclusione, alla base di tutti questi gravi problemi è il numero eccessivo di esseri umani e lo stile di vita che abbiamo scelto. 

La fame in Bhutan: la crescita della popolazione provoca problemi per i governi che cercano di andare incontro ai bisogni dei loro popoli. A seconda del numero della popolazione e delle risorse disponibili, cibo, acqua, educazione, cura della salute e lavoro possono scarseggiare. 
(Foto F.A.O.)

Se questa tendenza continuerà senza controllo, la combinazione tra crescita della popolazione e aumento dei consumi – insieme alla differenza sempre crescente tra ricchi e poveri, sia fra diverse nazioni che all'interno della stessa nazione – alla fine minacceranno non solo il benessere ma anche la vita della maggior parte delle persone di questo pianeta. 


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1.6  Ma ci sono anche buone notizie 

Soluzioni eque e sostenibili che possiamo permetterci        

 

Un futuro di povertà, ingiustizia e conflitti non è inevitabile: possediamo già le conoscenze, la tecnologia e le risorse per creare un mondo giusto, sicuro e sostenibile.
La sfida che ci troviamo davanti – la più grande della storia della specie umana - sarà quella di accettare e mettere in pratica i cambiamenti culturali, strutturali ed etici necessari per raggiungere quel risultato. 
L'esempio dello scacciaspiriti dimostra come azioni apparentemente insignificanti possono avere un grande impatto, e questo vale sia per le soluzioni che per i problemi. È importante ricordare questo rapporto per capire a fondo la valenza delle nostre scelte, positive o negative che siano. 
Risolvere il problema dell’aumento della popolazione aiuterà anche a risolvere i problemi ambientali, economici e sociali che dobbiamo affrontare; e risolvere i problemi ambientali, economici e sociali aiuterà a risolvere il problema dell’aumento della popolazione.
Come ha ribadito la conferenza delle Nazioni Unite sulla popolazione e sullo sviluppo: "..gli sforzi per rallentare l’aumento della popolazione, per ridurre la povertà, per raggiungere il progresso economico, per migliorare la protezione ambientale e ridurre i consumi insostenibili e i modelli di produzione sono fra loro sinergici."
A livello personale ci sono cose che ognuno di noi può fare
La cosa più importante, ovviamente, è quella di controllare la propria fertilità, scegliendo di avere non più di due figli (molte persone scelgono addirittura di non averne o di adottarli).  Possiamo anche diminuire i nostri consumi e il nostro impatto ambientale e possiamo sostenere le soluzioni politiche e strutturali finalizzate alla stabilizzazione della popolazione. 
Ovviamente i singoli non possono risolvere problemi politici e strutturali da soli, ma possono lavorare con altri per aumentare la consapevolezza, promuovere discussioni, e influenzare le politiche locali, regionali e nazionali.  Molte di queste soluzioni possono essere messe in atto a livello di stato, regione, città o anche quartiere, attraverso azioni volte a razionalizzare l’uso del territorio e a stabilire priorità di bilancio. 
I singoli possono sostenere e offrire contribuiti economici ai gruppi coinvolti in questo lavoro, far pressione sui propri rappresentanti politici per sostenerne e sovvenzionarne il lavoro, o possono lavorare come volontari. 
La soluzione strutturale più importante per rallentare la crescita della popolazione è l’accesso universale all'assistenza medica, compresi gli anticoncezionali e la salute sessuale: se ogni coppia del mondo potesse scegliere in modo sicuro ed economico quanti figli avere e quando averli , la crescita della popolazione mondiale diminuirebbe immediatamente del 20% circa. 
E' necessario anche investire nella salute pubblica; un’adeguata assistenza medica ridurrebbe significativamente la mortalità infantile e delle mamme, e permetterebbe ai membri della comunità di essere più socialmente ed economicamente produttivi. In molte parti del mondo, i genitori si aspettano che uno o anche due dei loro figli muoiano di fame o di malattia prima dei cinque anni: se avessero una ragionevole speranza che i loro figli sopravvivano e si mantengano in buona salute, non avrebbero bisogno di avere altri bambini.

E' estremamente importante anche istruire e dare più potere alle donne. 
Le donne con alti livelli di istruzione tendono a sposarsi più tardi, ad avere figli più tardi e ad averne meno e più sani. Le donne istruite generalmente hanno un reddito più alto, più opportunità economiche e più potere nelle loro famiglie e comunità.
L’accesso universale all'istruzione è un’altra pedina essenziale verso la stabilizzazione della popolazione. 
Più persone istruite tendono ad avere meno figli perché di solito hanno anche un reddito più elevato: ad un certo livello di reddito, infatti, il bambino cessa di essere una risorsa economica e inizia invece a rappresentare una spesa, così le persone ne hanno meno.
Fondamentale è anche la protezione e il rafforzamento dei diritti umani, in modo che tutti possano aspirare ad una vita decente, come pure gli sforzi per combattere la povertà, incluso il micro-sviluppo e l’accesso al credito. Migliorare la salute sociale delle persone e il loro benessere economico può farli uscire dalla povertà e allontanarli dal bisogno di avere figli per sopravvivere. 
Devono essere accelerati anche gli sforzi per proteggere e rigenerare l'ambiente, ma questi devono però tener conto delle realtà locali e dei bisogni economici. 


Studentesse thailandesi sfilano
 a Chiang Mai durante 
la festa dell'indipendenza. 
(foto N. Galante)

I punti focali includono la conservazione e l’aumento delle risorse fondamentali rinnovabili attraverso leggi e politiche di incentivazione e disincentivazione fiscale, lo sviluppo di tecnologie sostenibili (soprattutto energetiche) e il trasferimento di queste soluzioni alle regioni in via di sviluppo. 
Sappiamo per certo che queste soluzioni funzionano: dal 1950 il tasso di natalità nel mondo è sceso del 50%, mentre negli ultimi 35 anni la mortalità infantile si è più che dimezzata e la durata media della vita è aumentata da 45 a 65 anni; inoltre, sempre più persone sanno leggere e scrivere, sempre più persone vivono in governi democratici, sempre più aree ambientali e più specie viventi in pericolo di estinzione sono ora protetti in qualche modo.
Abbiamo però bisogno di aumentare, espandere e accelerare tutti questi sforzi perché, a causa della crescita della popolazione e dei consumi, ogni anno diminuiscono le terre coltivabili, l'acqua potabile e le foreste disponibili pro capite; inoltre, l’inquinamento sta aumentando, un numero sempre maggiore di specie si stanno estinguendo e circa un terzo dell'umanità è malnutrita. 
Possediamo le conoscenze, le tecnologie e le risorse per risolvere tutti questi problemi, ma ci mancano la necessaria comprensione e la volontà di farlo.
Le scelte che faremo in questo campo nei prossimi decenni determineranno se il mondo del ventunesimo secolo sarà uno di speranza e opportunità o di povertà e distruzione.


 

 


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