DI FRONTE AL FUTURO:
GLI UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA

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Antico pueblo Anasazi a 
Mesa Verde N.P. (USA)

(foto di N. Galante)

BREVE STORIA

 
DELLA POPOLAZIONE UMANA
 

(a cura di Chiara Marcolin & Alice Tassinari)

 

2.1  Sei miliardi... e non è finita!
Ma come siamo arrivati a questo punto? 

2.2  Gli effetti della crescita
Buone, cattive, pessime notizie

2.3  La natura si difende
Carestia, peste, guerre e distruzioni

2.4  L'età della espansione europea
Nuovo mondo, vecchi problemi

2.5  La rivoluzione industriale e l'era della scienza

2.6  Il mondo contemporaneo


2.1  Sei miliardi... e non è finita! 

Ma come siamo arrivati a questo punto?  

 

Nel 1999 la popolazione mondiale ha oltrepassato la soglia dei sei miliardi, e sta ora crescendo ad un ritmo di 80-85 milioni di persone l’anno. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nei prossimi decenni ci saranno al mondo un miliardo di persone in più ogni 12-13 anni. 
Questi sono numeri mai riscontrati prima nella storia dell’umanità, e sono indicatori di un fenomeno che avrà un impatto fortissimo nell'ambiente e nella qualità della nostra vita.
Per la maggior parte della storia dell'uomo, i nostri antenati hanno vissuto in piccole comunità di cacciatori - raccoglitori, che seguivano le migrazioni degli animali e la crescita stagionale di piante commestibili. 

grafico 2storia1.gif (66421 byte)

Grafico tratto da "www.popinfo.org", 
rielaborato da Flavia Palese.
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)  

Ma, a partire da circa 8000 - 15000 anni fa, cominciarono a nascere le prime comunità stabili,  in diverse parti del mondo contemporaneamente. Le ragioni alla base di questo fondamentale cambiamento nel modo di vivere sono molto semplici: la caccia e la raccolta non riuscivano più a nutrire la popolazione, che era aumentata in modo eccessivo (a seconda della produttività dell'ecosistema locale, sono necessarie da uno a tre miglia quadrate di territorio per sostenere una stile di vita da cacciatori-raccoglitori).    



Scena di caccia. 
Newspaper Rock State Historical Monument 
Utah - USA
(foto di N. Galante)

A quel punto l'uomo aveva già colonizzato tutti i continenti, ed aveva iniziato a modificare l'ambiente, bruciando praterie, disboscando foreste e cacciando molte specie fino all’estinzione. 
Con l'esclusione delle aree troppo fredde, troppo calde o troppo aride per ospitarlo, aveva già sfruttato gli ecosistemi locali al massimo delle loro possibilità, e sembra che in diversi luoghi del mondo avesse già raggiunto il limite delle risorse locali. 
Il bisogno di nutrire una popolazione sempre più numerosa ha costretto l’uomo a dedicarsi all’agricoltura, perché questa produce da 10 a 100 volte più cibo a parità di territorio rispetto alla caccia e alla raccolta. 

L’ingegno dell’uomo e la tecnologia avevano già reso possibile questo passaggio, perché l'uomo aveva imparato a seminare e ad addomesticare gli animali; la necessità di curare e difenderei propri pascoli e campi costrinse poi l'uomo a creare degli insediamenti stabili. 
Quando cominciò questo fondamentale cambiamento dalla caccia e raccolta all'agricoltura e da una vita nomade ad una sedentaria, la popolazione della Terra era ancora abbastanza ridotta, e contava forse 5- 10 milioni. Questo numero era cresciuto molto lentamente nei 2 milioni di anni precedenti, perché la vita era difficile e breve. La gente probabilmente viveva in media sui 20- 25 anni, e moriva per fame, malattia, o incidenti; e i nuovi nati non superavano i morti.

Con l’inizio dell’Età dell’Agricoltura, però, il tenore di vita migliorò, e la popolazione cominciò ad aumentare in modo notevole (uno delle regole della biologia è che, quando un organismo ha cibo in eccesso e un habitat a disposizione, il numero della sua specie tende ad aumentare).
L'agricoltura produceva molto più cibo di quanto fosse mai stato a disposizione, e quindi la popolazione aumentò; più gente richiedeva sempre più cibo, così la produzione venne aumentata, e ciò permise alla popolazione di aumentare ulteriormente.
Da un punto di vista antropologico, questo è un periodo estremamente interessante, nel corso del quale ebbero luogo importanti cambiamenti, che ora noi identifichiamo con l'inizio della civiltà.
Uno dei primi cambiamenti avvenne nel campo dell’architettura. Quando una società ha cibo in abbondanza, comincia a costruire muri per conservarlo, e poi inizia a viverci dentro. Man mano che la produzione del cibo aumenta, alcuni membri della società possono venire esonerati dalla produzione di cibo per potersi dedicare ad altre mansioni: ad esempio, alcuni diventano soldati, per sorvegliare le scorte di cibo, altri diventano amministratori, per raccogliere tasse e ricompensare i soldati, altri ancora diventano sacerdoti (questo è il momento in cui fanno la loro comparsa religioni strutturate, e in cui il sacerdozio diventa una vera e propria classe sociale).


L'incremento della popolazione nell'antico Egitto forniva la forza lavoro necessaria alla realizzazione di grandi progetti, come le piramidi e i canali.
(foto di E. Menegon)

Infine, alcuni diventano artigiani e inventori e contribuiscono allo sviluppo della tecnologia con invenzioni come il bronzo, la ceramica, la ruota; e nel momento in cui c'e un surplus di cibo, diventa necessario identificare la proprietà delle riserve di cibo, e viene quindi inventata la scrittura. 

Man mano che la complessità della società aumenta, aumenta la domanda di scrittura: sorge il bisogno di scribi, e con loro scuole e insegnanti per formarli.

3000 avanti Cristo.
La popolazione mondiale viene stimata in 
circa 100 milioni

Con l’espansione della civilizzazione, si sviluppano sistemi legali, perché quando una popolazione supera una certa dimensione, le regole che servono a mantenere l'ordine nelle piccole comunità diventano insufficienti: nasce la necessità di nuovi tipi di sistemi giuridici, come i tribunali, la polizia, la prigione e i boia.
La combinazione di tutti questi fattori condusse non solo alla nascita di culture complesse, ma anche ad una crescita demografica impressionante: al tempo della Prima Dinastia d’Egitto (circa 3000 a.C.), la popolazione mondiale era stimata intorno ai 100 milioni, ossia era aumentata di 10- 20 volte in più rispetto ai due milioni di anni precedenti. 

In seguito, la popolazione mondiale raggiunse i 250 milioni, circa la popolazione attuale dei soli Stati Uniti, nel momento di massima potenza dell’impero Romano e della nascita di Cristo, cioè in un arco di tempo brevissimo, se rapportato alla totalità della storia umana. 

Anno 1 dell'Era Cristiana.
La popolazione mondiale viene stimata in
circa 250 milioni

Grazie all’incremento della produttività, incoraggiata da invenzioni come l’aratro, la ceramica, la lavorazione del ferro, il mulino ad acqua, come pure da una più raffinata conoscenza delle tecniche di coltivazione delle piante e di allevamento degli animali, le riserve di cibo continuarono a crescere, e più crescevano più la popolazione aumentava.
Più gente richiedeva più spazio, per le coltivazioni e le città, e ciò provocava un aumento della produttività e della prosperità e di conseguenza un nuovo incremento della popolazione.

 

Agricoltura e fertilità 

Quando l’uomo effettuò il passaggio da cacciatore nomade ad agricoltore, nel periodo Neolitico, la popolazione incominciò ad aumentare in modo significativo. Questo fu dovuto in parte ad una aumentata disponibilità di cibo, grazie alla quale più persone potevano essere nutrite, e in parte alla diminuzione della mortalità, dovuta al fatto che la vita sedentaria è più sicura; ma fu sicuramente dovuto anche al fatto che, per la prima volta nella storia, i tassi di natalità aumentarono in modo significativo. 
Infatti, le società basate sulla caccia e raccolta tendono ad avere pochi figli; in una società di questo genere, una donna riesce a trasportare un solo figlio (e i pochi beni della famiglia) nei continui spostamenti della sua comunità: gli altri figli devono quindi essere abbastanza grandi da seguire la tribù in modo autonomo, in modo da non rappresentare un ostacolo agli spostamenti. Per questa ragione, una donna non poteva avere più di un figlio ogni quattro anni, cosa che veniva ottenuta attraverso l'astinenza sessuale, l'allattamento prolungato, l'aborto o l'infanticidio.
Le società agricole, al contrario, restano sempre nello stesso posto a sorvegliare i loro raccolti; quindi, la mobilità dei bambini non rappresenta un problema, e invece essi possono contribuire  alla produzione di cibo già in tenera età. Per questa ragioni, il tasso di fertilità nelle società di agricoltori è molto maggiore, spesso con una media di una nascita ogni due anni.
Tutti questi fattori contribuirono ad un innalzamento della densità della popolazione nel momento del passaggio da vita nomade a vita sedentaria.

Scena di caccia - Paleolitico  
Tsisab Ravine, Brandberg - Namibia
 
(foto di N. Galante)


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2.2  Gli effetti della crescita

Buone, cattive, pessime notizie                


Man mano che la popolazione cresceva, sia agli effetti positivi che quelli negativi di questa crescita divennero evidenti. Popolazioni più numerose permettevano alle nazioni di avere un esercito più grande, e quindi di diventare più potenti dal punto di vista militare; anche la crescita economica veniva stimolata, dato che aumentava il numero di produttori e consumatori, come pure lo sviluppo tecnologico, dato che qualcuno poteva essere esentato dalla produzione di cibo per dedicarsi alle invenzioni e all’artigianato. Una popolazione più numerosa forniva anche la forza lavoro necessaria alle opere pubbliche, come fortificazioni, strade e sistemi d’irrigazione, ma anche centri amministrativi e monumenti; era però causa anche di distruzione ambientale, migrazione forzata e conflitti.
Una civiltà sorge e si sviluppa normalmente in luoghi che possiedono risorse essenziali come terreni fertili, acqua, minerali per la lavorazione dei metalli e foreste, necessarie per il fuoco e per la costruzione di navi. Nei periodi di prosperità che seguivano allo sfruttamento delle risorse, la popolazione aumentava, e popolazioni sempre maggiori sfruttavano le risorse essenziali sempre di più. Ad un certo punto si raggiungeva una soglia, oltre la quale le risorse essenziali non riuscivano più a soddisfare i bisogni della popolazione: ne seguivano problemi molto simili a quelli che ci sono ai giorni nostri, dove una forte pressione della popolazione causa tumulti, carestie, emigrazioni e guerre.
Quando una civiltà oltrepassava questa soglia, poteva verificarsi una di queste tre conseguenze: la civiltà invadeva e spesso assimilava un’altra cultura, per assicurarsi nuove risorse; se invece era indebolita, poteva a sua volta essere invasa da un’altra civiltà; o infine, la civiltà collassava e la sua gente si disperdeva. Un tipico esempio è quello del luogo d’origine della nostra civiltà, la Mezzaluna Fertile, e nel susseguirsi di popolazioni nate, sviluppate, e infine cadute in rovina: dai Babilonesi agli Ittiti, dagli Assiri ai Persiani: tutte queste società commisero quello che l’autore Jared Diamond chiama “suicidio ecologico”.
La transizione dallo stile di vita nomade all’agricoltura e alla civiltà come noi la conosciamo incominciò in tre importanti regioni del mondo: Asia sud occidentale, Cina e America Centrale. Nessuna di queste zone, però, poteva sostenere l’intensa attività agricola necessaria per sostentare una popolazione molto numerosa e tutte subirono quindi un forte degrado: a causa della mancanza di cibo, un gran numero di persone viveva al limite della morte per fame.

La scarsità di risorse ebbe anche altre conseguenze; come scrisse lo storico Gwynne Dyer, “la base della civiltà è l’agricoltura, che trasforma la terra in possedimenti preziosi, che devono essere protetti”. 
Ciò è comprensibile, dato che una delle prime guerre di cui abbiamo documentazione fondata si combatté tra due città nella valle dei fiumi Tigri ed Eufrate, per stabilire la posizione di un segnale di pietra che segnava il confine dei campi; minacciare la terra coltivabile di una società, infatti, significava minacciare le sue scorte di cibo, che a sua volta significava minacciare l'esistenza stessa della società.

Il fiume Eufrate in Turchia, ai confini con la Siria.
(foto N. Galante)

Da allora, innumerevoli guerre sono state combattute per la conquista di terreni di caccia, campi, foreste, corsi d’acqua, depositi di sale, miniere, o per il controllo di aree strategiche o delle vie commerciali. Alla base di tutti questi conflitti ci sono sempre i bisogni sempre maggiori di una popolazione in continua crescita.
Vista da un punto di vista demografico, il sorgere o la caduta delle civilizzazioni seguono un modello simile: la conquista da parte degli Hyksos dell’Egitto, attorno al 1600 a.C., per esempio, viene attribuita al fatto che usavano carri e cavalli; ma ciò che spinse gli Hyksos ad invadere l'Egitto fu il fatto che la loro popolazione stava crescendo e le loro risorse diventavano sempre più scarse, a causa della deforestazione, della desertificazione, e dell’erosione del suolo nei loro territori d'origine, ossia la Siria e la Palestina. Quando questi luoghi non furono più in grado di supportare la loro popolazione, gli Hyksos si impossessarono del Basso Egitto, il territorio più ricco che essi conoscevano.
L’espansione dell’Impero Greco può essere collegata, allo stesso modo, alla pressione della popolazione. Già nel 650 a.C., la popolazione era aumentata in modo significativo, grazie alla prosperità acquisita attraverso il commercio. Sfortunatamente, era aumentata anche la distruzione ambientale - soprattutto a causa della deforestazione e dell’erosione del suolo. Platone, nella sua Crititas, osservò che, “quel che rimane ora, messo in confronto con quello che è esistito, è come lo scheletro di un uomo malato, tutta la ricchezza  e la soffice terra sono scomparse, ed è rimasta a nudo solo la struttura della terra…” La crescita della popolazione e la distruzione ambientale significavano che la terra coltivabile - e quindi il cibo prodotto - non riuscivano più a soddisfare i bisogni dei Greci: ciò li spinse a colonizzare le foreste e le terre coltivabili che circondano il Mediterraneo e il Mar Nero. 
La nascita dell'impero Romano fu anch’essa profondamente condizionata dall’incremento della popolazione. Questa civiltà appena nata si trovò a combattere le sue prime grandi guerre contro i Sanniti dal Nord Italia, che erano stati costretti, a causa dell’eccessiva crescita della loro popolazione, a dirigersi verso la Campania in cerca di nuove terre. Dopo tre grandi guerre i Romani prevalsero. Successivamente, utilizzarono il loro esercito così ingrandito e migliorato per conquistare altra terra coltivabile, foreste e zone minerarie intorno al Mediterraneo. Con una popolazione numerosa, un esercito più grande e un boom economico creato dalle risorse conquistate, Roma divenne la prima grande potenza mondiale della Terra.
Ma la crescita della popolazione e la distruzione ambientale contribuirono anche alla caduta dell’Impero. Il bisogno costante di nutrire sempre più gente, di mantenere l’esercito, e infine di supportare un’economia in crescita spinsero i romani a sfruttare eccessivamente le loro risorse fondamentali. A partire dal 58 a.C., Roma aveva garantito una razione di pane giornaliera ad ogni cittadino, per assicurarsi stabilità politica. Per creare campi in grado di produrre grano a sufficienza (e per disporre di materiale per costruire edifici e navi), molte foreste vennero rase al suolo tutt’intorno al Mediterraneo. La deforestazione e l'erosione peggiorarono man mano che terreni sempre più ripidi venivano terrazzati per produrre sempre più grano. Roma fu costretta ad abbandonare molte grandi città, come Leptis Magna, nell’attuale Libia, perché l’erosione e il cambiamento climatico causato dalla deforestazione distruggeva i porti e i campi di grano. L’Impero cominciò gradualmente a ridursi man mano che la distruzione ambientale, le pressioni militari esterne e i dissidi interni crescevano. Quando infine cadde nel 5° sec. a causa dalle invasioni dei Goti, l'Impero d'Occidente era ormai solo un'ombra della gloria passata.


L'alba e il tramonto della Mezzaluna Fertile

La nascita di una serie di società ricche e ben organizzate nel IV millennio a.C., nel territorio cosiddetto della Mezzaluna Fertile, fu dovuta ad una fortunata concentrazione di risorse naturali. Il clima permetteva la coltivazione di molte piante, come grano, orzo e legumi e l’allevamento di diversi animali domestici, come pecore, mucche e maiali. L’area inoltre possedeva un suolo molto fertile e adeguata irrigazione.
Ma, dato che le dimensioni delle aree coltivabili e lo strato di terreno fertile erano limitate, la popolazione, aumentata grazie alla disponibilità di cibo, presto superò le risorse disponibili. Il bisogno di nutrire sempre più gente costrinse gli agricoltori a sfruttare ed irrigare i terreni in modo eccessivo, con il risultato di ottenere terreni improduttivi e con una eccessiva concentrazione salina. Le civiltà che abitavano la Mezzaluna Fertile reagirono inizialmente arando nuovi terreni e seminando orzo (che sopporta meglio il sale) anzichè grano.
Queste misure, però, contribuirono ad alleviare la scarsità di cibo solo temporaneamente, e alla fine le civiltà crollarono.
Inizialmente, il centro del potere rimase in questo territorio, passando in successione dai Babilonesi agli Ittiti, dagli Assiri ai Persiani. Poi, nel IV sec a.C., il centro del potere si spostò verso ovest, quando Alessandro Magno conquistò tutti gli stati dalla Grecia all'India, e successivamente ancora più a ovest quando Roma conquistò la Grecia nel II secolo a.C. 
Con la caduta dell’Impero, infine, il centro del potere si spostò nuovamente, verso l'Europa settentrionale e occidentale.
“…le società che si svilupparono nella Mezzaluna Fertile e ad est del Mediterraneo ebbero la sfortuna di sorgere in territori dall’ecosistema molto fragile,” scrive Jared Diamond nel suo libro Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies (Armi, Acciaio e Malattie: il destino delle società umane - volume disponibile anche in italiano -) “e commisero un vero e proprio suicidio ecologico distruggendo le loro risorse di base.”

 

 

 

La Grande Muraglia Cinese e il sacco di Roma   

(traduzione a cura di  E. Menegon)

I problemi demografici hanno sempre inciso profondamente nella storia dell'umanità. Talvolta le connessioni non sono particolarmente evidenti, dal momento che i meccanismi di azione e reazione possono essere abbastanza lenti. Consideriamo, ad esempio, come la costruzione della Grande Muraglia Cinese finì per portare al sacco di Roma. 
Nel terzo secolo avanti Cristo si sviluppò in Mongolia una civiltà di guerrieri nomadi. I cinesi chiamavano questo popolo Hsiang Nu, ma in occidente sono noti come Unni.  Quando la loro popolazione cominciò a crescere, gli Unni cominciarono a spostarsi gradualmente verso sud e ad effettuare razzie in Cina.
I Cinesi fecero fronte alle invasioni costruendo la Grande Muraglia. Non riuscendo a valicarla, gli Unni cercarono di aggirarla, costringendo a loro volta i Cinesi ad estenderne la lunghezza, e a conquistare e fortificare il bacino del Tarim, che si stende ai piedi delle grandi montagne del Pamir.
Non riuscendo quindi in alcun modo a trovare un passaggio in questa barriera impenetrabile, gli Unni furono costretti a spostarsi in direzione ovest, puntando sull'Asia Centrale.



La Grande Muraglia Cinese
(foto di N. Galante)

Pochi secoli dopo, un altro popolo di guerrieri nomadi crebbe e si sviluppò in Mongolia. I Cinesi li chiamavano Juan Juan, ma gli storici moderni li chiamano Avari. Anche gli Avari tentarono di effettuare delle scorrerie verso sud, ma furono respinti dalla Grande Muraglia e si diressero quindi a ovest.
Una volta giunti in Asia centrale, gli Avari entrarono in conflitto con gli Unni. Gli Avari avevano introdotto però l'uso delle staffe, che consentivano un combattimento a cavallo molto più efficace, e grazie a questo vantaggio tecnologico sconfissero gli Unni, costringendoli a spostarsi ancora più  a ovest. Arrivati al fiume Dniester, gli Unni dovettero scontrarsi a loro volta con i Goti, che sino a quel momento erano stati tenuti al di fuori dei confini dell'Impero Romano da una politica di trattati e concessioni economiche e dalla presenza delle Legioni Romane. Gli Unni piombarono quindi sui Goti, ne massacrarono una gran parte e costrinsero gli altri a passare il fiume e a varcare i confini dell'Impero.
Una volta entrati, i Goti scoprirono però che questo era ormai solo un guscio vuoto: vi penetrarono senza trovare resistenza, sbaragliarono le ormai poche legioni romane e saccheggiarono Roma, la capitale dell'impero, nel 410 dopo Cristo.  


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2.3  La natura si difende    

Carestia, peste, guerre e distruzioni              

 

La crescita della popolazione non è stata sempre regolare. Carestie, guerre, o malattie hanno spesso decimato le culture locali o regionali. Infatti, man mano che la popolazione cresceva, emergeva un nuovo modello di storia umana, e cioè i disastri provocati dalla natura o dall’uomo, che nel corso dei secoli hanno provocato un gran numero di vittime.
Storicamente, la crescita della popolazione è sempre stata molto limitata dalle malattie, in particolare quando la popolazione si è sempre più concentrata nelle città, dove la gente è più esposta ai contagi (ci vuole un numero minimo di persone  perchè le malattie riescano a diffondersi; il morbillo, per esempio, richiede 7.000 individui suscettibili per sopravvivere, e perchè il contagio riesca a diffondersi è necessaria una popolazione locale da 300.000 a 400.000 persone, con contatti regolari).
La peste ha devastato Atene nel 429 a.C., e gran parte della Cina 200 anni dopo; ha colpito l’Impero Romano dal 160 al 184 d.C., ha ucciso una grande percentuale della popolazione di Costantinopoli nel 542 d.C., e ha raggiunto la Gran Bretagna nel 547.
Nel 594, alla fine di quella pestilenza, la popolazione europea si era dimezzata. La peste è poi tornata periodicamente, raggiungendo un nuovo apice nel XIV secolo, quando ha ucciso 1/3 della popolazione europea.

Altre malattie sono state ugualmente devastanti, anche se più localizzate. 
Quando i conquistatori spagnoli hanno invaso il Messico nel 1517, la popolazione indigena era di circa 25 milioni di persone. In meno di un secolo, era scesa a poco più di un milione, a causa delle malattie introdotte dai conquistadores, come il morbillo. 
Nell’America meridionale, l’introduzione del vaiolo da parte degli Europei aveva colpito così duramente l'impero Inca che i pochi soldati, cavalli, e armi di Pizzarro lo conquistarono facilmente. 


Rovine Inca di Machu Picchu - Perù 
Le malattie introdotte dai Conquistadores ebbero un effetto
 devastante sull'impero Inca e sulle altre popolazioni americane
 (foto di E. Menegon)

Anche le carestie hanno sempre rallentato la crescita della popolazione, apparendo regolarmente in tutto il mondo fin dall'inizio della storia. Il Vicino Oriente e il Mediterraneo sono  sempre stati soggetti a carestie, come indicato dalle fonti bibliche.
Le carestie formano anche parte integrale della storia romana, e sono una delle cause che portarono al crollo definitivo dell’Impero Romano. Poiché la sua popolazione cresceva, e la distruzione dell'ambiente limitava la locale produttività, l’Impero era diventato dipendente dalle importazioni di grano. Man mano che l’Impero si contraeva, con la perdita di terreni agricoli in Germania, Egitto e Gran Bretagna, le autorità non furono più in grado di provvedere alla distribuzione garantita di cibo che aveva a lungo mantenuto la stabilità interna. Tra il 400 e l’800 d.C., la popolazione di Roma crollò di oltre il 90%, a causa soprattutto delle carestie.
Gravi carestie si manifestarono anche nel 927 nell’Impero Bizantino, nel 1232 in Giappone, nel 1258 in Germania e Italia, nel 1294 e 1555 in Inghilterra, nel 1315 in tutta l'Europa Occidentale, nel 1603 in Russia, nel 1669 e nel 1769 in Bengala, nel 1845-49 in Irlanda, nel 1876 e nel 1879 in Cina e in India. Questi eventi hanno provocato decine di milioni di morti, provocando in alcuni casi una riduzione di popolazione di 1/3 o più.Nonostante queste tragedie, la popolazione continuò a crescere.

Nel 1500, la popolazione mondiale arrivò a circa 500 milioni di persone. Fu in questo periodo che iniziò l’era dell’espansione coloniale dell'occidente, spinta dal fatto che sempre più persone domandavano sempre più risorse.   

Anno 1500 circa.
La popolazione mondiale raggiunge
i 500 milioni


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2.4  L'età dell'espansione europea  

Nuovo mondo, vecchi problemi      

 

Storicamente, le dimensioni delle popolazioni e lo sviluppo economico sono sempre stati condizionati dalla limitatezza della terra coltivabile, dell'acqua per l'irrigazione, del legname per la costruzione e la produzione di energia e dei minerali per la produzione di oggetti. La mancanza di lavoro, l'instabilità economica, la scarsità di cibo e la mancanza di terra disponibile hanno sempre scatenato anche migrazioni e conflitti, perchè le popolazioni entrano in conflitto quando le risorse scarseggiano.
Ma questi effetti sono sempre stati piuttosto localizzati: la gente emigrava dalla campagna alla città, e i conflitti nascevano tra popolazioni vicine e a livello regionale. Così, mentre la distribuzione delle risorse cambiava con la fine di una cultura e la nascita di altre, la disponibilità generale di risorse in una determinata zona non aumentava. 
Furono gli europei a rompere questo schema, quando iniziarono a  conquistare e colonizzare aree distanti del mondo. 
I primi europei a colonizzare altre regioni furono i Vichinghi. Le ragioni che li spinsero a espandersi verso nuovi territori sono complesse, ma la mancanza di terra coltivabile fu un elemento fondamentale. Come ha scritto lo storico J.M. Roberts, "questi scandinavi hanno combinato la colonizzazione con il commercio e la pirateria, spinti dalla fame di terra." I primi raids dei Vichinghi di cui si ha notizia risalgono al 793 d.C., e nel corso dei successivi 400 anni scoprirono e colonizzarono le isole Faroe, l'Islanda, la Groenlandia e parte di Terranova. Spingendosi verso est e sud, i Vichinghi entrarono in Russia (il cui nome deriva da Rus, come i Vichinghi venivano chiamati in quel luogo) e fondarono città-stato come Kiev e Novgorod.  Scesero fino a Costantinopoli e Baghdad e minacciarono le città francesi a tal punto che fu loro donato un ampio territorio in quella che è oggi la Normandia ("terra dei Uomini del Nord") in cambio della pace; e conquistarono, infine, molte delle fertili terre dell'Inghilterra del Nord e dell'Irlanda.    

All'inizio del XV secolo il Portogallo aveva già iniziato a esplorare e sfruttare la costa occidentale dell'Africa. Le ricchezze raccolte in Africa crearono un boom economico e demografico nella madrepatria, cosa che stimolò nuove esplorazioni. I portoghesi si spinsero sempre più a sud lungo le coste dell'Africa, e successivamente verso est. Stabilirono colonie commerciali in India più o meno mentre Colombo raggiungeva le coste dei Caraibi, e contribuirono all'inizio dell'era spagnola di esplorazione e colonizzazione. Mentre all'inizio gli europei consideravano le colonie soprattutto come sorgenti di ricchezza, il flusso di risorse diretto verso l'Europa causò un profondo cambiamento. Come ci si potrebbe aspettare, l'aumento della prosperità provocò una crescita demografica in Portogallo e Spagna; ma le nuove fonti di proteine scoperte nel Nuovo Mondo aumentarono la produzione di cibo anche nelle nazioni del Nord Europa, e anche le loro popolazioni cominciarono ad espandersi rapidamente.
Neanche cent’anni dopo l’introduzione della patata dal Sud-America e del mais dal Messico da parte degli spagnoli, anche Inghilterra e Olanda avevano iniziato a creare le proprie colonie oltreoceano.

La Torre di Belém a Lisbona, Portogallo. Da qui Vasco de Gama salpò nel 1497 verso l'India.
(Foto di E. Menegon) 

Questo "boom" demografico (tra il 1500 e il 1750 la popolazione mondiale crebbe quanto era cresciuta nei 1500 anni precedenti) provocò una nuova scarsità di risorse, soprattutto di terre coltivabili, e le nazione più piccole, come l'Inghilterra e l'Olanda, iniziarono a vedere nelle colonie non solo luoghi da dove ricavare risorse, ma anche dove mandare l'eccesso di popolazione: fino al XIX secolo, nazioni piccole come Germania, Svezia, Norvegia ed Irlanda  continuarono ridurre la pressione della popolazione attraverso l'emigrazione verso il Nord-America.
Per tutta l'età dell'espansione europea i conflitti tra nazioni si intensificarono, con lo scopo di conquistare la supremazia sulle vie del commercio e l'accesso alle risorse dell'America settentrionale e meridionale; ma i conflitti avvennero anche su scala più locale, quando i nuovi arrivati si scontrarono con le popolazioni indigene. Ad esempio, man mano che i coloni europei si spingevano verso ovest, scacciavano e si appropriavano dei beni delle popolazioni indigene del Nord-America. Questi erano costretti a loro volta ad emigrare e a conquistare i territori di altre tribù: se non lo avessero fatto, la loro cultura sarebbe sparita. E questi scontri aumentarono via via che i coloni si spostavano sempre più ad ovest, alla ricerca di nuove terre e risorse per sfamare una popolazione sempre crescente.

Quando la costa ovest del continente venne finalmente raggiunta, i nuovi immigrati controllavano ormai la maggior parte della terra e delle risorse, e le popolazioni indigene sopravvissute furono relegate nelle riserve.   


La patata e la Guerra Civile americana    


Quando la Spagna e il Portogallo cominciarono la loro espansione coloniale, l'Europa settentrionale era un territorio arretrato. La breve durata della bella stagione limitava la produzione di cereali, così l’area non possedeva le risorse caloriche necessarie per intraprendere esplorazioni e conquiste.
Ma quando gli esploratori spagnoli importarono la patata dall’America del sud, le cose cambiarono: le patate crescevano bene anche in climi più freddo e fornivano molte calorie.
Grazie ad una maggiore disponibilità di cibo, la popolazione aumentò rapidamente in Inghilterra, Olanda, Germania e Svezia: di conseguenza, risorse come terre coltivabili o lavoro cominciarono a scarseggiare in queste nazioni, e la popolazione iniziò una massiccia emigrazione verso il Nord America.

A causa di questi influssi, tra il 1800 e il 1860, la popolazione americana aumentò di circa il 35% ogni dieci anni, provocando così un forte spostamento demografico: nel 1800 metà degli statunitensi abitava nel Sud, mentre nel 1860 questa percentuale era ridotta ad un terzo.
Nel 1847 l’Unione era formata da 15 stati schiavisti e 14 antischiavisti, così il Sud manteneva il controllo del Senato degli Stati Uniti; ma man mano che l'immigrazione spingeva la popolazione sempre più a ovest, sorsero nuovi stati. Il sud provò in tutti i modi  ad impedirlo: tentò di bloccare l’Homestead Act (la concessione di terre ai pionieri che si stabilivano nel West) e la ferrovia transcontinentale, che avrebbero incoraggiato la colonizzazione del West, e provò a creare nuovi Stati dove imporre le proprie istituzioni.

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Immagini della guerra di secessione americana. Soldati dell'Unione a Fort McAllister, Savannah, Georgia. 1864

Library of Congress Collection

American Civil War 10 cr.jpg (234351 byte)

Chirurghi della 4 Divisione, 9 Corpo d'Armata Unionista all'assedio di Petersburg, giugno 1864 - aprile 1865

Library of Congress Collection

Negli anni '40 e '50 gli Stati del sud tentarono tre volte di invadere Cuba, tre volte di impossessarsi del Nicaragua e una volta di invadere la Bassa California; inoltre, tentarono di acquistare parte del Messico settentrionale. Nessuno di questi tentativi andò a buon fine, ne' tantomeno riuscì a controbilanciare l’inarrestabile forza della crescita della popolazione. Nel 1860 gli stati schiavisti erano diventati una minoranza, e il potere politico si era spostato a nord. Nel 1861 i sudisti sapevano d’avere solo due scelte: o arrendersi e rinunciare alla schiavitù o combattere (e vincere) una guerra di secessione.

 


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2.5  La rivoluzione industriale e l'era della scienza 

Più produzione, più gente      

 

Nel XIX° secolo la crescita della popolazione mondiale continuò in modo notevole, spinta dall'espansione economica e dall’aumento della produzione di cibo man mano che nuove terre venivano colonizzate. Nel 1830 la popolazione umana mondiale raggiunse per la prima volta il miliardo.

Anno 1830 circa.
La popolazione mondiale raggiunge
il miliardo

La rivoluzione industriale generò un’enorme boom economico, dato che l'uso delle macchine rese possibile la produzione di massa; i sistemi di trasporto a vapore consentirono a merci e persone di spostarsi facilmente da un posto all’altro, mentre, grazie ai macchinari, meno contadini potevano lavorare più terra. Inoltre, la possibilità di lavorare in cambio di un salario aprì la nuova opportunità di accumulare capitali e trasferirli facilmente, sia per investimento che per emigrare.
Anche il miglioramento del tenore di vita e una visione ottimistica del futuro contribuirono ad aumentare gli indici di natalità in molte aree. Nel passato, la gente aveva  limitato il numero di figli (spesso attraverso l'aborto o l'infanticidio) perché costretta dalla scarsità di risorse, ma ora le famiglie iniziarono ad avere più figli.
Proprio come negli Stati Uniti gli indici di natalità crollarono durante la Grande Depressione e salirono dopo la seconda guerra mondiale (il "baby boom"), anche in Europa salirono in un periodo di pace e prosperità come il XIX° secolo. In Francia toccarono l’apice nel 1802 dopo la pace di Amiens, in Russia dopo la liberazione degli schiavi nel 1861 e in Germania dopo la formazione dell’Impero nel 1871.
Nonostante una diminuzione degli indici di natalità tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quando sempre più famiglie si trasferivano in città e non avevano più bisogno di molte braccia per lavorare la terra, la crescita demografica continuò, perchè i progressi nella medicina e nell'igiene abbassarono gli indici di mortalità e aumentarono l'aspettativa di vita. 
Durante la guerra civile, medici e infermieri impararono che operazioni semplici come il lavaggio delle mani tra una operazione e l'altra e la sterilizzazione degli strumenti facevano diminuire le infezioni in modo notevolissimo. Anche l'aumentato accesso all'acqua potabile, lo sviluppo delle fognature e le nuove tecnologie per la preservazione del cibo contribuirono al miglioramento della salute pubblica.

Le scoperte scientifiche di Koch, Lister e Pasteur aiutarono a capire gli agenti infettivi, mentre lo sviluppo dell’anestesia generale, dei raggi X e della chirurgia salvarono innumerevoli vite. 
L’invenzione degli antibiotici, come i sulfamidici e la penicillina nel 1903, permisero finalmente il trattamento di infezioni prima fatali, mentre i vaccini iniziarono a proteggere la gente da malattie come vaiolo, morbillo e tifo. 

Anno 1930 circa.
La popolazione mondiale arriva a
2 miliardi

 

 

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2.6  Il mondo contemporaneo 

L'esplosione della popolazione (e dei consumi)    

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, gli operatori delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni non governative introdussero queste misure di salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo. Senza le limitazioni storicamente imposte da fame e malattie, la crescita demografica in queste regioni è stata drammatica, tanto che solo il termine "esplosione" può descriverla. In alcuni Paesi gli indici di crescita sono arrivati al 3 - 4% annuo, il che equivale al raddoppio della popolazione ogni 17 - 23 anni. 
Ci è voluta praticamente tutta la storia umana perchè la popolazione raggiungesse il miliardo, ma neppure un secolo per raggiungere i due miliardi; il terzo miliardo è stato aggiunto in appena 30 anni e il quarto in soli 15 anni. Oggi un nuovo miliardo viene aggiunto più o meno ogni 12 o 13 anni. Se gli attuali indici di crescita continueranno, la popolazione umana raddoppierà di nuovo tra poco più di 40 anni.

Anno 1960
Popolazione mondiale: 
3 miliardi

Anno 1975
Popolazione mondiale: 
4 miliardi

Anno 1987
Popolazione mondiale: 
5 miliardi

Anno 1999
Popolazione mondiale: 
6 miliardi



Clinica in Perù. 
Quando, alla fine della seconda 
guerra mondiale, le moderne tecniche 
sanitarie furono introdotte nei Paesi 
in via di sviluppo, i tassi di mortalità 
diminuirono di colpo, mentre 
i tassi di natalità restarono alti. 
Questa è una delle cause dell'"esplosione" 
della popolazione a partire dal 1950.
(da www.popinfo.org - foto F.A.O - A. Odoul)

La maggior parte di questa crescita avverrà nei Paesi in via di sviluppo; l’Africa cresce ad un ritmo che, se mantenuto, farà raddoppiare la popolazione in meno di 25 anni,  l’Asia del centro-sud raddoppierà la sua popolazione fra 30 anni, anche se la maggior parte dei demografi si aspetta un declino degli indici di fertilità, e l’America centrale tra 35 anni.
Le scelte che faremo nei prossimi anni segneranno il nostro futuro demografico. È possibile stabilizzare la popolazione utilizzando metodi giusti, umani e culturalmente accettabili; possiamo farlo investendo nella pianificazione familiare, nell'istruzione, dando potere alle donne, alleviando la povertà, sostenendo i diritti umani, incoraggiando lo sviluppo sostenibile. 

In alternativa, possiamo stare a guardare mentre la popolazione umana esplode senza controllo, e finchè le leggi naturali non interverranno, come hanno sempre fatto nel corso della storia umana. 

 

 

 

 


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