| GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA |
 |
|

Antico pueblo Anasazi a
Mesa Verde N.P. (USA)
(foto
di N. Galante)
|
BREVE
STORIA
DELLA
POPOLAZIONE UMANA
(a cura di Chiara Marcolin & Alice Tassinari)
|
|
2.1
Sei miliardi... e non è finita!
Ma
come siamo arrivati a questo punto?
|
|
Nel 1999
la popolazione mondiale ha oltrepassato la soglia dei sei miliardi, e sta
ora crescendo
ad un ritmo di 80-85 milioni di persone l’anno. Secondo le stime
delle Nazioni Unite, nei prossimi decenni ci saranno al mondo un miliardo di persone in
più ogni 12-13 anni.
Questi sono numeri mai riscontrati prima nella storia dell’umanità,
e sono indicatori di un fenomeno che avrà un impatto fortissimo
nell'ambiente e nella qualità della nostra vita.
Per la maggior parte della storia dell'uomo, i nostri antenati hanno
vissuto in piccole comunità di cacciatori - raccoglitori, che
seguivano le migrazioni degli animali e la crescita stagionale di
piante commestibili.
|

Grafico tratto da "www.popinfo.org",
rielaborato da Flavia Palese.
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)
|
|
Ma, a partire da circa 8000 - 15000 anni fa, cominciarono
a nascere le prime comunità stabili, in diverse parti del
mondo contemporaneamente. Le ragioni alla base di questo fondamentale
cambiamento nel modo di vivere sono molto semplici: la caccia e la
raccolta non riuscivano più a nutrire la popolazione, che era
aumentata in modo eccessivo (a seconda della produttività
dell'ecosistema locale, sono necessarie da uno a tre miglia quadrate
di territorio per sostenere una stile di vita da
cacciatori-raccoglitori).
|
|

Scena di caccia.
Newspaper Rock State Historical Monument
Utah - USA
(foto di N. Galante)
|
A quel punto l'uomo aveva già colonizzato tutti i
continenti, ed aveva iniziato a modificare l'ambiente, bruciando praterie,
disboscando foreste e cacciando molte specie fino all’estinzione.
Con l'esclusione delle aree troppo fredde, troppo calde o troppo aride per
ospitarlo, aveva già sfruttato gli ecosistemi locali al massimo delle
loro possibilità, e sembra che in diversi luoghi del mondo avesse
già raggiunto il limite delle risorse locali.
Il bisogno di nutrire
una popolazione sempre più numerosa ha costretto l’uomo a dedicarsi all’agricoltura, perché questa
produce da 10 a 100 volte più cibo a parità di territorio rispetto
alla caccia e alla raccolta.
|
|
L’ingegno dell’uomo e la tecnologia avevano già reso possibile questo
passaggio, perché l'uomo aveva imparato a seminare e ad addomesticare gli
animali; la necessità di curare e difenderei propri pascoli e
campi costrinse poi l'uomo a creare degli insediamenti stabili.
Quando cominciò questo fondamentale cambiamento dalla caccia e
raccolta all'agricoltura e da una vita
nomade ad una sedentaria, la popolazione della Terra era ancora abbastanza
ridotta, e contava forse 5- 10 milioni. Questo numero era cresciuto
molto lentamente nei 2 milioni
di anni precedenti, perché la vita era difficile e breve. La gente
probabilmente viveva in media sui 20- 25 anni, e moriva per fame,
malattia, o incidenti; e i nuovi nati non superavano i morti.
|
|
Con l’inizio dell’Età dell’Agricoltura,
però, il tenore di vita migliorò, e la popolazione cominciò ad
aumentare in modo notevole (uno delle regole della biologia è che, quando un organismo ha cibo in eccesso e un
habitat a
disposizione, il numero della sua specie tende ad aumentare).
L'agricoltura produceva molto più cibo di quanto fosse mai stato a
disposizione, e quindi la popolazione aumentò; più gente richiedeva
sempre più cibo, così la produzione venne aumentata, e ciò
permise alla popolazione di aumentare
ulteriormente.
Da un punto di vista antropologico, questo è un periodo
estremamente interessante, nel corso del quale ebbero luogo
importanti cambiamenti, che ora noi identifichiamo con l'inizio
della civiltà.
Uno dei primi cambiamenti avvenne nel campo dell’architettura.
Quando una società ha cibo in abbondanza, comincia a
costruire muri per conservarlo, e poi inizia a viverci dentro. Man
mano che la produzione del cibo aumenta, alcuni membri della
società possono venire esonerati dalla produzione di cibo per potersi
dedicare ad altre mansioni: ad esempio, alcuni diventano soldati,
per sorvegliare le scorte di cibo, altri diventano
amministratori, per raccogliere tasse e ricompensare i soldati, altri ancora
diventano sacerdoti (questo è il
momento in
cui fanno la loro comparsa religioni strutturate, e in cui il sacerdozio
diventa una vera e propria classe sociale). |
|
L'incremento
della popolazione nell'antico Egitto forniva la forza lavoro
necessaria alla realizzazione di grandi progetti, come le piramidi e
i canali.
(foto di E. Menegon)
|
|
Infine, alcuni diventano artigiani e inventori e contribuiscono allo
sviluppo della
tecnologia con invenzioni come il bronzo, la ceramica, la ruota;
e nel momento in cui c'e un surplus di cibo, diventa
necessario identificare la proprietà delle riserve di cibo, e viene
quindi inventata la scrittura.
|
|
Man mano che la complessità della
società aumenta, aumenta la domanda di scrittura: sorge il bisogno
di scribi, e con loro scuole e insegnanti per formarli.
|
3000
avanti Cristo.
La popolazione mondiale viene stimata in
circa 100 milioni |
Con l’espansione della civilizzazione, si sviluppano sistemi
legali, perché quando una popolazione supera una certa dimensione, le regole
che servono a mantenere l'ordine nelle piccole comunità diventano
insufficienti: nasce la necessità di nuovi tipi di sistemi giuridici, come i tribunali, la polizia, la prigione e
i boia.
La combinazione di tutti questi fattori condusse non solo alla
nascita di culture complesse, ma anche ad una crescita demografica
impressionante: al tempo della Prima Dinastia d’Egitto (circa 3000
a.C.), la popolazione mondiale era stimata intorno ai 100 milioni,
ossia era aumentata di 10- 20 volte in più rispetto ai due milioni di
anni precedenti.
|
|
In
seguito, la
popolazione mondiale raggiunse i 250 milioni, circa la popolazione
attuale dei soli Stati Uniti, nel momento di massima
potenza dell’impero Romano e della nascita di Cristo, cioè in un arco di tempo brevissimo, se rapportato alla totalità
della storia umana.
|
Anno
1 dell'Era Cristiana.
La popolazione mondiale viene stimata in
circa 250 milioni |
|
Grazie all’incremento della produttività, incoraggiata da
invenzioni come l’aratro, la ceramica, la lavorazione del
ferro, il mulino ad acqua, come pure da una più raffinata
conoscenza delle tecniche di coltivazione delle piante e di
allevamento degli animali, le riserve di cibo continuarono a
crescere,
e più crescevano più la popolazione aumentava.
Più gente richiedeva più spazio, per le coltivazioni e le città,
e ciò provocava un aumento della produttività e della prosperità
e di conseguenza un nuovo incremento della popolazione. |
|
Agricoltura
e fertilità
Quando l’uomo
effettuò il passaggio da cacciatore nomade ad agricoltore, nel
periodo Neolitico, la popolazione incominciò ad aumentare in modo significativo. Questo
fu dovuto in parte ad una aumentata
disponibilità di cibo, grazie alla quale più persone potevano
essere nutrite, e in parte alla diminuzione della mortalità, dovuta
al fatto che la vita sedentaria è più sicura; ma fu sicuramente
dovuto anche al fatto che, per la prima volta nella storia, i tassi
di natalità aumentarono in modo significativo.
Infatti, le società basate sulla caccia e raccolta tendono ad
avere pochi figli; in una società di questo genere, una donna riesce
a trasportare un solo figlio (e i pochi beni della famiglia) nei
continui spostamenti della sua comunità: gli altri figli devono
quindi essere abbastanza grandi da seguire la tribù in modo
autonomo, in modo da non rappresentare un ostacolo agli spostamenti.
Per questa ragione, una donna non poteva avere più di un figlio ogni quattro anni,
cosa che veniva ottenuta attraverso l'astinenza sessuale,
l'allattamento prolungato, l'aborto o l'infanticidio.
Le società agricole, al contrario, restano sempre nello stesso
posto a sorvegliare i loro raccolti; quindi, la mobilità dei
bambini non rappresenta un problema, e invece essi possono contribuire
alla produzione di cibo già in tenera età. Per questa ragioni, il
tasso di fertilità nelle società di agricoltori è molto maggiore,
spesso con una media di una nascita ogni due anni.
Tutti questi fattori contribuirono ad un innalzamento della densità
della popolazione nel momento del passaggio da vita nomade a vita
sedentaria.
|

Scena di
caccia - Paleolitico
Tsisab Ravine, Brandberg - Namibia
(foto di N. Galante) |
|
|
2.2
Gli
effetti della crescita Buone,
cattive, pessime notizie |
|
Man
mano che la popolazione cresceva, sia agli effetti positivi che
quelli negativi di questa crescita divennero evidenti.
Popolazioni più numerose permettevano alle nazioni di avere un
esercito più grande, e quindi di diventare più potenti dal punto
di vista militare; anche la crescita economica veniva stimolata,
dato che aumentava il numero di produttori e consumatori, come pure
lo sviluppo tecnologico, dato che qualcuno poteva essere esentato
dalla produzione di cibo per dedicarsi alle invenzioni e
all’artigianato. Una popolazione più numerosa forniva anche la
forza lavoro necessaria alle opere pubbliche, come fortificazioni,
strade e sistemi d’irrigazione, ma anche centri amministrativi e
monumenti; era però causa anche di distruzione ambientale,
migrazione forzata e conflitti.
Una civiltà sorge e si sviluppa normalmente in luoghi che
possiedono risorse essenziali come terreni fertili, acqua, minerali
per la lavorazione dei metalli e foreste, necessarie per il fuoco e
per la costruzione di navi. Nei periodi di prosperità che seguivano
allo sfruttamento delle risorse, la popolazione aumentava, e
popolazioni sempre maggiori sfruttavano le risorse essenziali sempre
di più. Ad un certo punto si raggiungeva una
soglia, oltre la quale le risorse essenziali
non riuscivano più a soddisfare i bisogni della popolazione: ne
seguivano problemi molto simili a quelli che ci sono ai giorni
nostri, dove una forte pressione della popolazione causa tumulti,
carestie, emigrazioni e guerre.
Quando una civiltà oltrepassava questa soglia, poteva verificarsi
una di queste tre conseguenze: la civiltà invadeva e spesso
assimilava un’altra cultura, per assicurarsi nuove risorse; se
invece era indebolita, poteva a sua volta essere invasa da
un’altra civiltà; o infine, la civiltà collassava e la sua gente
si disperdeva. Un tipico esempio è quello del luogo d’origine
della nostra civiltà, la Mezzaluna Fertile, e nel susseguirsi di
popolazioni nate, sviluppate, e infine cadute in rovina: dai
Babilonesi agli Ittiti, dagli Assiri ai Persiani: tutte queste
società commisero quello che l’autore Jared Diamond chiama
“suicidio ecologico”.
La transizione dallo stile di vita nomade all’agricoltura e alla
civiltà come noi la conosciamo incominciò in tre importanti
regioni del mondo: Asia sud occidentale, Cina e America Centrale. Nessuna
di queste zone, però, poteva sostenere l’intensa attività
agricola necessaria per sostentare una popolazione molto numerosa e
tutte subirono quindi un forte degrado: a causa della mancanza di
cibo, un gran numero di persone viveva al limite della morte per
fame.
|
|
La scarsità
di risorse ebbe anche altre conseguenze; come scrisse lo storico
Gwynne Dyer, “la base della civiltà è l’agricoltura, che
trasforma la terra in possedimenti preziosi, che devono essere
protetti”.
Ciò è comprensibile, dato che una delle prime guerre di cui
abbiamo documentazione fondata si combatté tra due città nella
valle dei fiumi Tigri ed Eufrate, per stabilire la posizione di un
segnale di pietra che segnava il confine dei campi; minacciare la
terra coltivabile di una società, infatti, significava minacciare
le sue scorte di cibo, che a sua volta significava minacciare
l'esistenza stessa della società. |

Il
fiume Eufrate in Turchia, ai confini con la Siria.
(foto N. Galante)
|
|
Da allora,
innumerevoli guerre sono state combattute per la conquista di
terreni di caccia, campi, foreste, corsi d’acqua, depositi di
sale, miniere, o per il controllo di aree strategiche o delle vie
commerciali. Alla base di tutti questi conflitti ci sono sempre i
bisogni sempre maggiori di una popolazione in continua crescita.
Vista da un punto di vista demografico, il sorgere o
la caduta delle civilizzazioni seguono un modello simile: la
conquista da parte degli Hyksos dell’Egitto, attorno al 1600 a.C.,
per esempio, viene attribuita al fatto che usavano carri e cavalli;
ma ciò che spinse gli Hyksos ad invadere l'Egitto fu il fatto che
la loro popolazione stava crescendo e le loro risorse diventavano
sempre più scarse, a causa della deforestazione, della
desertificazione, e dell’erosione del suolo nei loro territori d'origine,
ossia la Siria e la Palestina. Quando questi luoghi non furono più
in grado di supportare la loro popolazione, gli Hyksos si
impossessarono del Basso Egitto, il territorio più ricco che essi
conoscevano.
L’espansione dell’Impero Greco può essere collegata, allo
stesso modo, alla pressione della popolazione. Già nel 650 a.C., la
popolazione era aumentata in modo significativo, grazie alla
prosperità acquisita attraverso il commercio. Sfortunatamente, era
aumentata anche la distruzione ambientale - soprattutto a causa della
deforestazione e dell’erosione del suolo. Platone, nella sua Crititas,
osservò che, “quel che rimane ora, messo in confronto con quello
che è esistito, è come lo scheletro di un uomo malato, tutta la
ricchezza e la soffice terra sono scomparse, ed è rimasta a
nudo solo la struttura della terra…” La
crescita della popolazione e la distruzione ambientale significavano
che la terra coltivabile - e quindi il cibo prodotto - non
riuscivano più a soddisfare i bisogni dei Greci: ciò li spinse a
colonizzare le foreste e le terre coltivabili che circondano il
Mediterraneo e il Mar Nero.
La nascita dell'impero Romano fu anch’essa profondamente
condizionata dall’incremento della popolazione. Questa civiltà
appena nata si trovò a combattere le sue prime grandi guerre contro
i Sanniti dal Nord Italia, che erano stati costretti, a causa
dell’eccessiva crescita della loro popolazione, a dirigersi verso
la Campania in cerca di nuove terre. Dopo tre grandi guerre i Romani
prevalsero. Successivamente, utilizzarono il
loro esercito così ingrandito e migliorato per conquistare altra
terra coltivabile, foreste e zone minerarie intorno al Mediterraneo.
Con una popolazione numerosa, un esercito più grande e un boom
economico creato dalle risorse conquistate, Roma divenne la prima
grande potenza mondiale della Terra.
Ma la crescita della popolazione e la distruzione ambientale
contribuirono anche alla caduta dell’Impero. Il bisogno costante
di nutrire sempre più gente, di mantenere l’esercito, e infine di
supportare un’economia in crescita spinsero i romani a sfruttare
eccessivamente le loro risorse fondamentali. A partire dal 58 a.C.,
Roma aveva garantito una razione di pane giornaliera ad ogni
cittadino, per assicurarsi stabilità politica. Per creare campi in
grado di produrre grano a sufficienza (e per disporre di materiale
per costruire edifici e navi), molte foreste vennero rase al suolo
tutt’intorno al Mediterraneo. La
deforestazione e l'erosione peggiorarono man mano che terreni sempre
più ripidi venivano terrazzati per produrre sempre più grano. Roma
fu costretta ad abbandonare molte grandi città, come Leptis Magna,
nell’attuale Libia, perché l’erosione e il cambiamento
climatico causato dalla deforestazione distruggeva i porti e i campi
di grano. L’Impero cominciò gradualmente a
ridursi man mano che la distruzione ambientale, le pressioni
militari esterne e i dissidi interni crescevano. Quando infine cadde
nel 5° sec. a causa dalle invasioni dei Goti, l'Impero d'Occidente
era ormai solo un'ombra della gloria passata. |
|
L'alba
e il tramonto della Mezzaluna Fertile
La
nascita di una serie di società ricche e ben organizzate nel IV
millennio a.C., nel territorio cosiddetto della Mezzaluna Fertile,
fu dovuta ad una fortunata concentrazione di risorse naturali. Il
clima permetteva la coltivazione di molte piante, come grano, orzo e
legumi e l’allevamento di diversi animali domestici, come pecore,
mucche e maiali. L’area inoltre possedeva un suolo molto fertile e
adeguata irrigazione.
Ma,
dato che le dimensioni delle aree coltivabili e lo strato di terreno
fertile erano limitate, la popolazione, aumentata grazie alla
disponibilità di cibo, presto superò le risorse disponibili. Il
bisogno di nutrire sempre più gente costrinse gli agricoltori a
sfruttare ed irrigare i terreni in modo eccessivo, con il risultato
di ottenere terreni improduttivi e con una eccessiva concentrazione
salina. Le civiltà che abitavano la Mezzaluna Fertile reagirono
inizialmente arando nuovi terreni e seminando orzo (che sopporta
meglio il sale) anzichè grano.
Queste
misure, però, contribuirono ad alleviare la scarsità di cibo solo
temporaneamente, e alla fine le civiltà crollarono.
Inizialmente,
il centro del potere rimase in questo territorio, passando in
successione dai Babilonesi agli Ittiti, dagli Assiri ai Persiani.
Poi, nel IV sec a.C., il centro del potere si spostò verso ovest,
quando Alessandro Magno conquistò tutti gli stati dalla Grecia
all'India, e successivamente ancora più a ovest quando Roma
conquistò la Grecia nel II secolo a.C.
Con
la caduta dell’Impero, infine, il centro del potere si spostò
nuovamente, verso l'Europa settentrionale e occidentale.
“…le
società che si svilupparono nella Mezzaluna Fertile e ad est del
Mediterraneo ebbero la sfortuna di sorgere in territori
dall’ecosistema molto fragile,” scrive Jared Diamond nel suo
libro Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies (Armi,
Acciaio e Malattie: il destino delle società umane - volume
disponibile anche in italiano -) “e
commisero un vero e proprio suicidio ecologico distruggendo le loro
risorse di base.”
|
|
La
Grande Muraglia Cinese e il sacco di Roma
(traduzione
a cura di E. Menegon)
I
problemi demografici hanno sempre inciso profondamente nella storia
dell'umanità. Talvolta le connessioni non sono particolarmente
evidenti, dal momento che i meccanismi di azione e reazione possono
essere abbastanza lenti. Consideriamo, ad esempio, come la
costruzione della Grande Muraglia Cinese finì per portare al sacco
di Roma.
Nel terzo secolo avanti Cristo si sviluppò in Mongolia una civiltà
di guerrieri nomadi. I cinesi chiamavano questo popolo Hsiang Nu, ma
in occidente sono noti come Unni. Quando la loro popolazione
cominciò a crescere, gli Unni cominciarono a spostarsi gradualmente
verso sud e ad effettuare razzie in Cina.
I Cinesi fecero fronte alle invasioni costruendo la Grande Muraglia.
Non riuscendo a valicarla, gli Unni cercarono di aggirarla,
costringendo a loro volta i Cinesi ad estenderne la lunghezza, e a
conquistare e fortificare il bacino del Tarim, che si stende ai
piedi delle grandi montagne del Pamir.
Non riuscendo quindi in alcun modo a trovare un passaggio in questa
barriera impenetrabile, gli Unni furono costretti a spostarsi in
direzione ovest, puntando sull'Asia Centrale.
|

La Grande Muraglia Cinese
(foto di N. Galante)
|
Pochi
secoli dopo, un altro popolo di guerrieri nomadi crebbe e si
sviluppò in Mongolia. I Cinesi li chiamavano Juan Juan, ma gli
storici moderni li chiamano Avari. Anche gli Avari tentarono di
effettuare delle scorrerie verso sud, ma furono respinti dalla
Grande Muraglia e si diressero quindi a ovest.
Una volta giunti in Asia centrale, gli Avari entrarono in conflitto
con gli Unni. Gli Avari avevano introdotto però l'uso delle staffe,
che consentivano un combattimento a cavallo molto più efficace, e
grazie a questo vantaggio tecnologico sconfissero gli Unni,
costringendoli a spostarsi ancora più a ovest. Arrivati al
fiume Dniester, gli Unni dovettero scontrarsi a loro volta con i
Goti, che sino a quel momento erano stati tenuti al di fuori dei
confini dell'Impero Romano da una politica di trattati e concessioni
economiche e dalla presenza delle Legioni Romane. Gli Unni
piombarono quindi sui Goti, ne massacrarono una gran parte e
costrinsero gli altri a passare il fiume e a varcare i confini
dell'Impero.
Una volta entrati, i Goti scoprirono però che questo era ormai solo
un guscio vuoto: vi penetrarono senza trovare resistenza,
sbaragliarono le ormai poche legioni romane e saccheggiarono Roma,
la capitale dell'impero, nel 410 dopo Cristo.
|
|
2.3
La
natura si difende
Carestia,
peste, guerre e distruzioni |
|
La
crescita della popolazione non è stata sempre regolare. Carestie,
guerre, o malattie hanno spesso decimato le culture locali o
regionali. Infatti, man mano che la popolazione cresceva, emergeva un
nuovo modello di storia umana, e cioè i disastri provocati dalla
natura o dall’uomo, che nel corso dei secoli hanno provocato un
gran numero di vittime.
Storicamente,
la crescita della popolazione è sempre stata molto limitata dalle
malattie, in particolare quando la
popolazione si è sempre più concentrata nelle città, dove la
gente è più esposta ai contagi (ci vuole un numero minimo di persone
perchè le malattie riescano a diffondersi; il morbillo, per
esempio, richiede 7.000 individui suscettibili per sopravvivere, e perchè il contagio riesca a
diffondersi è necessaria
una popolazione locale da 300.000 a 400.000 persone, con contatti
regolari).
La peste ha devastato Atene nel 429 a.C., e gran parte della Cina 200 anni dopo; ha colpito l’Impero Romano dal 160
al 184 d.C., ha ucciso una grande percentuale della popolazione di
Costantinopoli nel 542 d.C., e ha raggiunto la Gran Bretagna nel 547.
Nel 594, alla fine di quella pestilenza, la popolazione europea si
era dimezzata. La peste è poi tornata periodicamente, raggiungendo
un nuovo apice nel XIV secolo, quando ha ucciso 1/3 della
popolazione europea. |
|
Altre
malattie sono state ugualmente devastanti, anche se più
localizzate.
Quando i conquistatori spagnoli hanno invaso il Messico nel 1517, la
popolazione indigena era di circa 25 milioni di persone. In meno di un
secolo, era scesa a poco più di un milione, a causa delle malattie
introdotte dai conquistadores,
come il morbillo.
Nell’America meridionale, l’introduzione del
vaiolo da parte degli Europei aveva colpito così duramente l'impero
Inca che i pochi soldati, cavalli, e armi di Pizzarro lo
conquistarono facilmente. |
Rovine Inca di Machu Picchu - Perù
Le malattie introdotte dai Conquistadores ebbero un
effetto
devastante sull'impero Inca e sulle altre popolazioni
americane
(foto di E. Menegon)
|
|
Anche le carestie hanno sempre rallentato la crescita
della popolazione, apparendo regolarmente in tutto il mondo fin dall'inizio
della storia. Il Vicino Oriente e il Mediterraneo sono
sempre stati soggetti a carestie, come indicato dalle fonti bibliche.
Le carestie formano anche parte integrale della storia romana, e
sono una delle cause che portarono al crollo definitivo dell’Impero Romano. Poiché la
sua popolazione cresceva, e la distruzione dell'ambiente limitava
la locale produttività, l’Impero era diventato dipendente dalle
importazioni di grano. Man mano che l’Impero si contraeva, con la
perdita di terreni agricoli in Germania, Egitto e Gran Bretagna, le autorità non
furono più in grado di provvedere alla
distribuzione garantita di cibo che aveva a lungo mantenuto la
stabilità interna. Tra il 400 e l’800 d.C., la popolazione di
Roma crollò di
oltre il 90%, a causa soprattutto delle carestie.
Gravi carestie si manifestarono anche nel 927 nell’Impero
Bizantino, nel 1232 in Giappone, nel 1258 in Germania e Italia, nel
1294 e 1555 in Inghilterra, nel 1315 in tutta l'Europa Occidentale, nel
1603 in Russia, nel 1669 e nel 1769 in Bengala, nel 1845-49 in
Irlanda, nel 1876 e nel 1879 in Cina e in India. Questi eventi hanno
provocato decine di milioni di morti, provocando
in alcuni casi una riduzione di popolazione di 1/3 o più.Nonostante queste tragedie, la popolazione continuò a
crescere. |
|
Nel
1500, la popolazione mondiale arrivò a circa
500 milioni di persone. Fu in questo periodo che iniziò l’era dell’espansione coloniale
dell'occidente, spinta dal fatto che sempre più persone domandavano
sempre più risorse.
|
Anno
1500 circa.
La popolazione mondiale raggiunge
i 500 milioni |
|
2.4
L'età
dell'espansione europea
Nuovo
mondo, vecchi problemi |
|
Storicamente,
le dimensioni delle popolazioni e lo sviluppo economico sono sempre
stati condizionati dalla limitatezza della terra coltivabile, dell'acqua
per l'irrigazione, del legname per la costruzione e la produzione di
energia e dei minerali per la produzione di oggetti. La
mancanza di lavoro, l'instabilità economica, la scarsità di cibo e
la mancanza di terra disponibile hanno sempre scatenato anche migrazioni e
conflitti, perchè le popolazioni entrano in conflitto quando le
risorse scarseggiano.
Ma questi effetti sono sempre stati piuttosto localizzati: la gente
emigrava dalla campagna alla città, e i conflitti nascevano tra
popolazioni vicine e a livello regionale. Così, mentre la
distribuzione delle risorse cambiava con la fine di una cultura e la
nascita di altre, la disponibilità generale di risorse in una
determinata zona non aumentava.
Furono gli europei a rompere questo schema, quando iniziarono
a conquistare e colonizzare aree distanti del mondo.
I primi europei a colonizzare altre regioni furono i Vichinghi. Le
ragioni che li spinsero a espandersi verso nuovi territori sono
complesse, ma la mancanza di terra coltivabile fu un elemento
fondamentale. Come ha scritto lo storico J.M. Roberts, "questi
scandinavi hanno combinato la colonizzazione con il commercio e la
pirateria, spinti dalla fame di terra." I primi raids dei
Vichinghi di cui si ha notizia risalgono al 793 d.C., e nel corso
dei successivi 400 anni scoprirono e colonizzarono le isole Faroe,
l'Islanda, la Groenlandia e parte di Terranova. Spingendosi verso
est e sud, i Vichinghi entrarono in Russia (il cui nome deriva da
Rus, come i Vichinghi venivano chiamati in quel luogo) e fondarono
città-stato come Kiev e Novgorod. Scesero fino a
Costantinopoli e Baghdad e minacciarono le città francesi a tal
punto che fu loro donato un ampio territorio in quella che è oggi
la Normandia ("terra dei Uomini del Nord") in cambio della
pace; e conquistarono, infine, molte delle fertili terre
dell'Inghilterra del Nord e dell'Irlanda. |
|
All'inizio del XV secolo il Portogallo aveva già iniziato a
esplorare e sfruttare la costa occidentale dell'Africa. Le ricchezze
raccolte in Africa crearono un boom economico e demografico nella
madrepatria, cosa che stimolò nuove esplorazioni. I portoghesi si
spinsero sempre più a sud lungo le coste dell'Africa, e
successivamente verso est. Stabilirono colonie commerciali in India
più o meno mentre Colombo raggiungeva le coste dei Caraibi, e
contribuirono all'inizio dell'era spagnola di esplorazione e
colonizzazione. Mentre all'inizio gli europei consideravano le colonie soprattutto come sorgenti
di ricchezza, il flusso di risorse diretto verso l'Europa causò
un profondo cambiamento. Come ci si potrebbe aspettare, l'aumento
della prosperità provocò una crescita demografica in Portogallo e
Spagna; ma le nuove fonti di proteine scoperte nel Nuovo Mondo aumentarono
la produzione di cibo anche nelle nazioni
del Nord Europa, e anche le loro popolazioni cominciarono
ad espandersi rapidamente.
Neanche
cent’anni dopo l’introduzione della patata dal Sud-America e del
mais dal Messico da parte degli
spagnoli, anche Inghilterra e
Olanda avevano iniziato a creare le proprie colonie oltreoceano.
|
La Torre di
Belém a Lisbona, Portogallo. Da qui Vasco de Gama salpò nel 1497
verso l'India.
(Foto di E. Menegon)
|
|
Questo "boom" demografico (tra
il 1500 e il 1750 la popolazione mondiale crebbe quanto era
cresciuta nei 1500 anni precedenti) provocò una nuova scarsità di
risorse, soprattutto di terre coltivabili, e le nazione più
piccole, come l'Inghilterra e l'Olanda, iniziarono a vedere nelle colonie non solo
luoghi da dove ricavare risorse, ma
anche dove mandare l'eccesso di popolazione: fino
al XIX secolo, nazioni piccole come Germania,
Svezia, Norvegia ed Irlanda continuarono ridurre la pressione
della popolazione attraverso l'emigrazione verso il
Nord-America.
Per tutta l'età dell'espansione europea i conflitti tra nazioni si
intensificarono, con lo scopo di conquistare la supremazia sulle vie
del commercio e l'accesso alle risorse dell'America settentrionale e
meridionale; ma i conflitti avvennero anche su scala più locale,
quando i nuovi arrivati si scontrarono con le popolazioni indigene. Ad esempio,
man mano che i
coloni europei si spingevano verso ovest, scacciavano e si
appropriavano dei beni delle popolazioni indigene del Nord-America.
Questi erano costretti a loro volta ad emigrare e a conquistare i
territori di altre tribù: se non lo avessero fatto, la loro cultura
sarebbe sparita. E questi scontri aumentarono via via che i coloni
si spostavano sempre più ad ovest, alla ricerca di nuove terre e
risorse per sfamare una popolazione sempre crescente. Quando
la costa ovest del continente venne finalmente raggiunta, i nuovi
immigrati controllavano ormai la maggior parte della terra e delle
risorse, e le popolazioni indigene sopravvissute furono relegate
nelle riserve.
|
|
La
patata e la Guerra Civile americana
|
Quando la Spagna e il Portogallo
cominciarono la loro espansione coloniale, l'Europa
settentrionale era un territorio arretrato. La breve durata
della bella stagione limitava la
produzione di cereali, così l’area non possedeva le risorse
caloriche necessarie per intraprendere esplorazioni e conquiste.
Ma quando gli esploratori spagnoli importarono la patata
dall’America del sud, le cose cambiarono: le patate crescevano
bene anche in climi più freddo e fornivano molte calorie.
Grazie ad una maggiore disponibilità di cibo, la popolazione
aumentò rapidamente in Inghilterra, Olanda,
Germania e Svezia: di conseguenza, risorse come terre
coltivabili o lavoro cominciarono a scarseggiare in queste
nazioni, e la popolazione iniziò una massiccia emigrazione
verso il Nord America. |
|
A causa di questi influssi, tra il 1800 e il 1860, la
popolazione americana aumentò di circa il 35% ogni dieci anni, provocando così
un forte spostamento demografico: nel 1800 metà degli statunitensi abitava
nel Sud, mentre nel 1860 questa percentuale era ridotta ad un
terzo.
Nel 1847 l’Unione era formata da 15
stati schiavisti e 14 antischiavisti, così il Sud manteneva il controllo
del Senato degli Stati Uniti; ma man mano che l'immigrazione
spingeva la popolazione sempre più a ovest, sorsero nuovi stati.
Il sud provò in tutti i modi ad impedirlo: tentò di
bloccare l’Homestead Act (la concessione di terre ai
pionieri che si stabilivano nel West) e la ferrovia
transcontinentale, che avrebbero incoraggiato la
colonizzazione del West, e provò a creare nuovi Stati dove
imporre le proprie istituzioni. |

Immagini
della guerra di secessione americana. Soldati dell'Unione a
Fort McAllister, Savannah, Georgia. 1864
Library
of Congress Collection |
|

Chirurghi
della 4 Divisione, 9 Corpo d'Armata Unionista all'assedio di
Petersburg, giugno 1864 - aprile 1865
Library
of Congress Collection |
Negli anni '40 e '50 gli Stati
del sud tentarono tre volte di invadere Cuba, tre volte di impossessarsi
del Nicaragua e una volta di invadere la Bassa California;
inoltre, tentarono di acquistare parte
del Messico settentrionale. Nessuno di questi tentativi andò a buon
fine, ne' tantomeno riuscì a controbilanciare
l’inarrestabile forza della crescita della popolazione. Nel
1860 gli stati schiavisti erano diventati una minoranza, e il potere
politico si era spostato a nord. Nel 1861 i sudisti sapevano d’avere solo due scelte: o arrendersi e
rinunciare alla schiavitù o combattere (e vincere) una guerra di
secessione. |
|
|
2.5
La
rivoluzione industriale e l'era della scienza
Più
produzione, più gente |
|
Nel
XIX° secolo la
crescita della popolazione mondiale continuò in modo notevole, spinta dall'espansione
economica e dall’aumento della produzione di cibo man mano che nuove
terre venivano colonizzate. Nel 1830 la popolazione umana mondiale
raggiunse per la prima volta il miliardo. |
Anno
1830 circa.
La popolazione mondiale raggiunge
il miliardo |
La
rivoluzione industriale generò un’enorme boom economico, dato che l'uso
delle macchine rese possibile la produzione di massa; i
sistemi di trasporto a vapore consentirono a merci e persone di spostarsi
facilmente da un posto all’altro, mentre, grazie ai macchinari, meno contadini
potevano lavorare più terra. Inoltre, la possibilità di lavorare in
cambio di un salario aprì la nuova opportunità di accumulare capitali e
trasferirli
facilmente, sia per investimento che per emigrare.
Anche
il miglioramento del tenore di vita e una visione ottimistica del futuro
contribuirono ad aumentare gli indici di natalità in molte aree. Nel passato,
la
gente aveva limitato il numero di figli (spesso attraverso l'aborto o
l'infanticidio) perché
costretta dalla scarsità di risorse, ma ora le famiglie iniziarono ad
avere più figli.
Proprio
come negli Stati Uniti gli indici di natalità crollarono durante la Grande
Depressione e salirono dopo la seconda guerra mondiale (il "baby
boom"), anche in Europa salirono in un periodo di
pace e prosperità come il XIX° secolo. In Francia toccarono l’apice nel
1802
dopo la pace di Amiens, in Russia dopo la liberazione degli schiavi nel
1861 e in Germania dopo la formazione dell’Impero nel 1871.
Nonostante
una diminuzione degli indici di natalità tra la fine del XIX e l'inizio
del XX secolo, quando sempre più famiglie si trasferivano in città e non
avevano più bisogno di molte braccia per lavorare la terra, la crescita
demografica continuò, perchè i progressi nella medicina e nell'igiene
abbassarono gli indici di mortalità e aumentarono l'aspettativa di vita.
Durante
la guerra civile, medici e infermieri impararono che operazioni semplici
come il lavaggio delle mani tra una operazione e l'altra e la
sterilizzazione degli strumenti facevano diminuire le infezioni in modo
notevolissimo. Anche l'aumentato accesso all'acqua potabile, lo sviluppo
delle fognature e le nuove tecnologie
per la preservazione del cibo contribuirono al miglioramento della salute
pubblica.
|
Le
scoperte scientifiche di Koch, Lister e Pasteur aiutarono a capire gli
agenti infettivi, mentre lo sviluppo dell’anestesia generale, dei raggi
X e della chirurgia salvarono innumerevoli vite.
L’invenzione degli antibiotici,
come i sulfamidici e la penicillina nel 1903, permisero finalmente il
trattamento di infezioni prima fatali, mentre i vaccini iniziarono a
proteggere la gente da malattie come vaiolo, morbillo e tifo. |
Anno
1930 circa.
La popolazione mondiale arriva a
2 miliardi |
|
|
2.6
Il
mondo contemporaneo L'esplosione
della popolazione (e dei consumi) |
|
Alla
fine della seconda guerra mondiale, gli operatori delle Nazioni
Unite ed altre organizzazioni non governative introdussero queste misure
di salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo. Senza le
limitazioni storicamente imposte da fame e malattie, la crescita demografica in
queste regioni è stata drammatica, tanto che solo il termine
"esplosione" può descriverla. In alcuni Paesi gli indici di crescita
sono arrivati al 3 - 4% annuo, il che equivale al raddoppio della
popolazione ogni 17 - 23 anni.
Ci è voluta praticamente tutta la storia umana perchè la
popolazione raggiungesse il miliardo, ma neppure un secolo per
raggiungere i due miliardi; il terzo miliardo è stato aggiunto in appena 30 anni
e il quarto in soli 15 anni. Oggi un nuovo miliardo viene aggiunto
più o meno ogni 12 o 13 anni. Se gli attuali indici di crescita
continueranno, la popolazione umana raddoppierà di nuovo tra poco
più di 40 anni. |
Anno
1960
Popolazione mondiale:
3 miliardi
Anno
1975
Popolazione mondiale:
4 miliardi
Anno
1987
Popolazione mondiale:
5 miliardi
Anno
1999
Popolazione mondiale:
6 miliardi |
|

Clinica in Perù.
Quando, alla fine della seconda
guerra
mondiale, le moderne tecniche
sanitarie furono introdotte nei
Paesi
in via di sviluppo, i tassi di mortalità
diminuirono di
colpo, mentre
i tassi di natalità restarono alti.
Questa è una
delle cause dell'"esplosione"
della popolazione a
partire dal 1950.
(da www.popinfo.org - foto F.A.O - A. Odoul)
|
La
maggior parte di questa crescita avverrà nei Paesi in via di sviluppo;
l’Africa cresce ad un ritmo che, se mantenuto, farà raddoppiare la
popolazione in meno di 25 anni, l’Asia del centro-sud
raddoppierà la sua popolazione fra 30 anni, anche se la maggior
parte dei demografi si aspetta un declino degli indici di fertilità,
e l’America
centrale tra 35 anni.
Le
scelte che faremo nei prossimi anni segneranno il nostro futuro
demografico. È possibile stabilizzare la popolazione utilizzando
metodi giusti, umani e culturalmente accettabili; possiamo farlo investendo
nella pianificazione familiare, nell'istruzione, dando potere alle
donne, alleviando la povertà, sostenendo i diritti umani,
incoraggiando lo sviluppo sostenibile.
|
|
In
alternativa, possiamo
stare a guardare mentre la popolazione umana esplode senza
controllo, e finchè le leggi naturali non interverranno, come
hanno sempre fatto nel corso della storia umana. |
|
|