DI FRONTE AL FUTURO:
GLI UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA

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Trasporto pubblico in Rajastan (India)

(foto di E. Menegon)

QUANTI ABITANTI

PUO' OSPITARE LA TERRA?
(a cura di Luigia Di Girolamo)

3.1  Introduzione

3.2  Il dibattito. 
Su una cosa siamo tutti d'accordo: non c'è accordo!

3.3  Le questioni più importanti. Quanto, a chi, per quanto tempo

3.4  La "lotteria" degli stili di vita. 
Tu quale sceglieresti?

 


 

3.1  Introduzione 

Il drammatico aumento della popolazione durante questo secolo viene spesso portato come prova che la Terra è sovrappopolata. 
Ma il concetto di sovrappopolazione è estremamente soggettivo, data la differenza fra gli ambienti naturali e gli stili di vita che esistono al mondo.  Infatti, per esempio, un quartiere periferico che può apparire sovraffollato in America, può benissimo essere considerato confortevole o addirittura troppo poco abitato da un abitante di una città dell’India.

Gli scienziati stanno quindi cercando una definizione più precisa di quante persone la Terra può sostenere; questo dato dovrebbe indicare il numero massimo di esseri umani che la Terra può sostenere per un tempo indefinito. 


Man mano che le città continuano a crescere, crescono anche i problemi causati dall'affollamento, dall'inquinamento e dalla criminalità, che sono tutti sottoprodotti 
della pressione che la popolazione 
esercita sui luoghi in cui vive.

 (Stazione ferroviaria a Bombay - foto di N. Galante)

Il problema è che non c’è accordo su questo numero, in quanto mancano dati scientifici a sostegno delle varie teorie (nel 1994, secondo studi diversi la popolazione sostenibile andava da meno di 3 miliardi e più di 44!).  


(Rielaborazione grafica di Flavia Palese)

Alcuni studiosi, soprattutto biologi ed ambientalisti, sostengono che la popolazione attuale ha già superato i limiti naturali della Terra; e portano a sostegno della loro tesi il crescente tasso d’estinzione delle specie viventi, il riscaldamento  globale e il fatto che sempre più persone vivano sotto il livello di povertà. 
Altri studiosi, soprattutto economisti, sostengono che il nostro pianeta può invece contenere un numero quasi infinito di abitanti. 
Secondo loro, più persone significano più cervelli per trovare soluzioni ai vari problemi che via via si presentano; come prova di questa teoria, vengono 

citate la rivoluzione agricola, l’aumentata efficienza delle risorse energetiche e l’aumento della vita media. 


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3.2  Il dibattito 

Su una cosa siamo tutti d'accordo: non c'è accordo!    

Coloro che credono nel libero scambio e sono favorevoli alla crescita incontrollata, come per esempio l’economista e scrittore dell’Università del Maryland, Julian Simon, ritengono essenzialmente che da un punto di vista economico le risorse naturali non hanno limiti; in particolare, la scarsità di qualsiasi bene è sempre temporanea, e dura fino a quando l’aumento del prezzo di quel bene non stimola la ricerca di nuove fonti di materie prime e nuove tecnologie per estrarle e lavorarle. In effetti, secondo Simon, il consumo di risorse è addirittura positivo, poiché stimola la loro produzione: bisognerebbe quindi concentrarsi sullo sviluppo dell’economia, sulla produzione e sui consumi invece che tentare di stabilizzare la popolazione o diminuire i consumi. Simon citava, come indicatori di successo, l’aumento dell’aspettativa di vita, la crescita economica globale e di prezzi dell’energia in diminuzione.
Coloro che credono che la crescita debba essere sostenibile, invece, cioè ambientalisti come Lester Brown, presidente del Worldwatch Institute, ritengono che le scorte di molte risorse rinnovabili sono già in diminuzione e che la tecnologia, da sola non può far nulla per fermare il declino.
Brown mette in risalto come in molte parti del mondo, foreste, riserve d'acqua, terreni da pascolo e pesce vengano sfruttati più velocemente rispetto alla loro capacità di rinnovamento; malgrado la Rivoluzione agricola, per esempio, le riserve mondiali di grano e quindi la stessa sicurezza alimentare globale hanno raggiunto livelli mai così bassi.  E nonostante mezzo secolo di crescita economica senza precedenti, quasi un quarto della popolazione mondiale vive in condizioni di estrema povertà. 
Entrambe le parti si trovano d’accordo sui fatti: dal 1950 la popolazione mondiale è più che raddoppiata, e nello stesso periodo la sua produzione economica è aumentata di quasi sei volte. Contemporaneamente, l’uso di acqua e la richiesta di grano, legna da ardere, manzo e montone sono triplicati, mentre la quantità di combustibili fossili utilizzati è quasi quadruplicata. 
Quello in cui non concordano, invece, è la valutazione dell'impatto e dei benefici di queste tendenze.
Nei suoi libri The Ultimate Resource e The Ultimate Resource 2, Simon sottolinea come, nella seconda metà di questo secolo, i costi energetici pro capite siano scesi in modo notevole, grazie all'aumento di produzione provocato dalla domanda crescente. Egli afferma che non è vero che le risorse siano in declino, e cita come prova gli aumenti minimi, e in molti casi anche la diminuzione, dei prezzi dei beni essenziali. 
Simon sostiene, inoltre, che la preoccupazione per la velocità con cui le specie si estinguono sia esagerata e che il riscaldamento globale e il buco nell’ozono siano meno pericolosi di comunemente percepito, e ritiene che la crescita della popolazione sia un fenomeno positivo poiché l’aumento degli abitanti sul nostro pianeta significa automaticamente anche più cervelli impegnati ad affrontare e risolvere questi problemi. 
Brown attacca la tesi di Julian Simon, sostenendo che costi energetici sono bassi perchè non includono costi indiretti come il fatto che i salmoni non possono più raggiungere i luoghi di riproduzione a causa delle dighe idroelettriche, come il rovesciamento di petrolio in mare da parte delle petroliere o le piogge acide causate dalla centrali a carbone o petrolio. 
Brown nota, inoltre, che i prezzi di molti beni essenziali sono mantenuti artificialmente bassi dalle sovvenzioni governative, stimolate dagli interessi forti nel campo dell'energia, dello sfruttamento delle foreste e nelle industrie agro-alimentare e mineraria.   Nella pubblicazione di Worldwatch State of the World 1998, Brown scriveva: "Mentre gli indicatori economici come investimenti, produzione e commercio sono costantemente positivi, i principali indicatori ambientali sono sempre più negativi. Le foreste stanno diminuendo, le falde acquifere sono sempre più profonde, l'erosione del suolo sta aumentando, le paludi stanno scomparendo, i fiumi hanno sempre meno acqua, la temperatura s’innalza, le barriere coralline stanno morendo, sempre più specie animali e vegetali stanno scomparendo dalla faccia della terra. L’economia globale così come è organizzata oggi non può continuare ad espandersi ancora per lungo tempo se l’ecosistema dal quale dipende continua a deteriorarsi con questo ritmo". 

 

"Capacità di carico" e sostenibilità

Possiamo definire "capacità di carico" la quantità massima di popolazione  che un dato ecosistema (o pianeta) può sostenere senza mettere a repentaglio la sua abilità di sostenere le future generazioni. Parlare di "sostenibilità" o di "sviluppo sostenibile" significa essenzialmente affermare che i sistemi economici devono soddisfare i bisogni della popolazione attuale senza togliere nulla alle generazioni future. Ciò significa che i consumi devono rispettare il ritmo con il quale l’ecosistema rinnova le proprie risorse, e che la quantità di rifiuti prodotti non deve essere superiore alla capacità dei sistemi naturali di assorbirli e neutralizzarli.
La " capacità di carico" di un dato ecosistema dipende quindi da:

  • La grandezza della popolazione all’interno dell'ecosistema

  • L’attività economica e il consumo di risorse pro capite di quella popolazione

  • La tecnologia usata per mantenere quell'attività e quei consumi e la quantità e il tipo di rifiuti prodotti

  • La quantità di risorse primarie disponibili

  • La fragilità dell’ecosistema

E’ possibile superare questa "capacità di carico" a causa della sovrappopolazione, dei consumi eccessivi o dell’utilizzo di tecnologie distruttive o inappropriate, o di una qualsiasi combinazione tra queste variabili. La "soglia" del danno sarà più bassa in un ecosistema fragile (dove la "capacità di carico" viene superata più facilmente perché l’ambiente è maggiormente suscettibile ad essere danneggiato), mentre ecosistemi più robusti possono sopportare più alti livelli di popolazione e consumi. 
Quando qualsiasi specie vivente supera la " capacità di carico" dell'ambiente in cui vive, la conseguenza è sempre la morte degli individui in eccesso, che si conclude solo quando la popolazione viene riportata entro i limiti di sostenibilità. 
Dato che il danno cumulativo provocato dai fattori descritti in precedenza (sovrappopolazione, consumi eccessivi, impiego di tecnologie distruttive) riduce ulteriormente la "capacità di carico" del nostro ecosistema, è probabile che questo fenomeno naturale sarà di dimensioni catastrofiche.  


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3.3  Le questioni più importanti

Quanto, a chi, per quanto tempo         


Ciò che manca in questo dibattito è un qualsiasi accordo sulle questioni fondamentali. Prima di decidere quante persone può contenere il nostro pianeta, dovremmo infatti rispondere ad una serie di domande: che cosa intendiamo per "contenere"? Significa soltanto riuscire a nutrire, vestire e offrire un alloggio agli abitanti della Terra? Se è così, ci dobbiamo allora chiedere: con quale tenore di vita? Per quale percentuale della popolazione? E per quanto tempo? 
Per esempio, è possibile che tutta l’attuale popolazione umana, circa 6 miliardi di persone, adotti lo stile di vita degli americani e lo mantenga per un tempo indefinito? Se consideriamo che con meno del 5% della popolazione mondiale l'America usa approssimativamente 1/4 di tutta l’energia e dei combustibili fossili, 1/3 di tutta la carta, 1/5 di tutti i metalli e produce quasi 3/4 dei rifiuti tossici mondiali, la risposta è chiaramente no! Se la Terra non può sostenere la sua popolazione attuale con uno tipico stile di vita americano, allora emergono due possibilità: una è quella secondo la quale tutti vivano una vita meno consumistica, mangiando meno proteine animali, consumando meno energia, abitando in case più piccole e possedendo meno beni di consumo. L’altra è quella di mantenere l'attuale ineguaglianza tra nazioni ricche e nazioni povere, con poche persone con un altissimo tenore di vita e una stragrande maggioranza di persone con una esistenza di pura sopravvivenza. Entrambe le possibilità hanno serie implicazioni economiche, sociali e di sicurezza, ed entrambe devono tener conto anche del fatto che nei prossimi 50 anni la Terra avrà molti più miliardi di persone. 

 

Le domande più precise

Quante persone può contenere la Terra:

  • Con quale livello medio di benessere?

  • Con quale distribuzione di benessere materiale?

  • Con quali tecnologie disponibili?

  • Con quale tipo di istituzioni politiche nazionali ed internazionali?

  • Con quali politiche demografiche nazionali ed internazionali?

  • Con quali ripercussioni fisiche, chimiche e biologiche sull'ambiente ?

  • Con quali rischi?

  • Per quanto tempo?

  • Con quali valori, gusti e stili?

Dall’articolo di Joel Cohen: "How Many People Can The Earth Support? da  "Population Today" del gennaio 1996  


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3.4  La "lotteria" degli stili di vita 

Tu quale sceglieresti?

Se la "capacità di portata"  si può definire come il numero massimo di persone che la Terra può sostenere senza ridurre la sua possibilità di mantenere quella stessa popolazione in futuro, è inevitabile che emergano ulteriori domande. Gli esseri umani si accontentano di una pura sopravvivenza fisica o hanno  bisogno anche di un sostegno sociale e spirituale? C’è differenza tra capacità di portata biologica e sociale?
E’ teoricamente possibile sopravvivere in un mondo che consiste soltanto di acqua, case e grano: ma è davvero quello che vogliamo?
Potremmo mai vivere in un mondo "virtuale", come quello previsto da alcuni futuristi, nel quale le persone vivono barricate per sfuggire alle minacce di criminalità ed inquinamento?

Gli esseri umani hanno bisogno di qualcosa in più 
di semplice cibo, acqua e alloggio perché
 la loro vita sia degna di essere vissuta? 
E la qualità della nostra vita diminuirà se 
non avremo accesso a ecosistemi incontaminati, 
se perderemo la possibilità di interagire 
con altre specie viventi, se non potremo più 
godere di silenzio e solitudine?
Lago Pukaki - Nuova Zelanda
(foto di N. Galante) 

Oppure abbiamo bisogno di veri parchi e luoghi di svago, fauna allo stato libero, solitudine e  silenzio nella natura?
Se la popolazione continua a crescere incontrollata, c’è anche la questione di come (o per quanto tempo) le nostre strutture sociali potranno sopravvivere. Da molto tempo gli scienziati sanno che l’affollamento è in sé stesso fonte di stress: a seconda del contesto sociale e culturale, questo stress si manifesta con l'aumento dei livelli di criminalità, violenza, abuso di droghe, tensioni sociali e guerre. 

Dobbiamo inoltre chiederci quante persone la Terra può sostenere a seconda del tipo di istituzioni politiche. I regimi democratici non sono probabilmente in grado di gestire la scarsità di risorse e i conflitti in modo altrettanto efficace di un regime autoritario. Esiste già una tendenza ad allontanarsi dall’ideale di democrazia e ad avvicinarsi a regimi più rigidi nei Paesi dove la pace sociale è minacciata da povertà, scarsità di risorse e degrado ambientale. In alcune parti dell’Africa, Asia, America Latina ed ex Unione Sovietica, nuovi regimi autoritari hanno conquistato il potere (o comunque i regimi esistenti sono diventati più autoritari) come reazione a queste influenze destabilizzanti. Se la democrazia è la forma di governo che desideriamo, allora la "capacità di portata" sociale del pianeta è più bassa di quello che sarebbe se accettiamo una dittatura. 
Man mano che il mondo diventa sempre più affollato, sapere come risponderemo all'aumento di stress diventa una questione sempre più critica. Malgrado la fine della Guerra Fredda, attualmente infuriano sul nostro pianeta circa 30 guerre e dozzine di devastanti conflitti locali. Poiché sempre più persone competono per accaparrarsi risorse in diminuzione – e poiché la distruzione ambientale accelera quelle stesse scarsità - gli esperti della sicurezza prevedono che i conflitti diventeranno sempre più probabili. 
Questo potrebbe generare un circolo vizioso devastante, a causa del quale sempre più risorse e tecnologie sarebbero utilizzate per preparare e combattere i conflitti e sempre meno risorse resterebbero disponibili per soddisfare i bisogni della popolazione: il conseguente incremento dello stress e della scarsità favorirebbe poi un ulteriore aumento di instabilità e conflitti. 
In breve, la risposta al dibattito sulla " capacità di portata" dipende dalle scelte che facciamo riguardo a quanti figli decidiamo di avere, al nostro stile di vita e consumi e alle nostre priorità politiche, economiche e sociali. 

Come notano Paul ed Anne Ehrlich in La cicogna e l'aratro (The Stork And The Plow) "la Terra può sostenere un maggior numero di esseri umani disposti a cooperare, previdenti, buoni, pacifisti e vegetariani, che di tipici esseri umani competitivi, miopi, guerrafondai e carnivori. 

A parità di condizioni, la Terra può contenere più persone se esse hanno un accesso relativamente simile ai requisiti minimi di una vita decente, molte meno se pochi monopolizzano la maggior parte delle risorse e molti devono farne a meno. I problemi della popolazione, le ingiustizie sociali ed economiche e il deterioramento dell’ambiente sono quindi completamente interconnessi fra loro."  


 

 


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