| GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA |
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Trasporto pubblico in Rajastan (India)
(foto
di E. Menegon)
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QUANTI
ABITANTI
PUO' OSPITARE LA TERRA?
(a
cura di Luigia Di Girolamo)
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Il drammatico
aumento della popolazione durante questo secolo viene spesso portato
come
prova che la Terra è sovrappopolata.
Ma il concetto di sovrappopolazione è
estremamente soggettivo, data la differenza fra gli ambienti
naturali e gli stili di vita
che esistono al mondo. Infatti, per esempio, un quartiere periferico
che può apparire sovraffollato in America, può benissimo essere considerato confortevole o addirittura troppo poco abitato da un
abitante di una città dell’India.
Gli
scienziati stanno quindi cercando una definizione più precisa di
quante persone la Terra può sostenere; questo dato dovrebbe
indicare il numero massimo di esseri umani che la Terra può
sostenere per un tempo indefinito.
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Man mano che le città continuano
a crescere, crescono anche i problemi causati dall'affollamento,
dall'inquinamento e dalla criminalità, che sono tutti sottoprodotti
della pressione che la
popolazione
esercita sui luoghi in cui vive.
(Stazione
ferroviaria a Bombay - foto di N. Galante)
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Il problema è che non c’è
accordo su questo numero, in quanto mancano dati scientifici a sostegno
delle varie teorie (nel 1994, secondo studi diversi la popolazione sostenibile
andava da meno di 3 miliardi e più di 44!).
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(Rielaborazione grafica di Flavia
Palese)
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Alcuni
studiosi,
soprattutto biologi ed ambientalisti, sostengono che la popolazione
attuale ha già superato i limiti naturali della Terra; e portano a sostegno
della loro tesi il crescente tasso d’estinzione
delle specie viventi, il riscaldamento globale e il fatto che
sempre più persone vivano sotto il livello di povertà.
Altri studiosi, soprattutto economisti,
sostengono che il nostro pianeta può invece contenere un numero
quasi infinito di abitanti.
Secondo loro, più persone significano più cervelli
per trovare soluzioni ai vari problemi che via via si presentano; come prova di questa teoria, vengono |
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citate la rivoluzione agricola,
l’aumentata efficienza delle risorse energetiche e l’aumento
della vita media.
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3.2
Il dibattito
Su
una cosa siamo tutti d'accordo: non c'è accordo! |
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Coloro
che credono nel libero scambio e sono favorevoli alla crescita
incontrollata, come per esempio l’economista e scrittore dell’Università
del Maryland, Julian Simon, ritengono essenzialmente che da un punto
di vista economico le risorse naturali non hanno limiti; in
particolare, la scarsità di qualsiasi bene è sempre temporanea, e dura
fino a quando l’aumento del prezzo di quel bene non stimola la ricerca
di nuove fonti di materie prime e nuove tecnologie per estrarle e
lavorarle. In effetti, secondo Simon, il consumo di risorse è addirittura positivo, poiché stimola la loro
produzione: bisognerebbe quindi concentrarsi sullo sviluppo dell’economia, sulla
produzione e sui consumi invece che tentare di stabilizzare la
popolazione o diminuire i consumi. Simon
citava, come indicatori di successo, l’aumento dell’aspettativa
di vita, la crescita economica globale e di prezzi dell’energia in
diminuzione.
Coloro
che credono che la crescita debba essere sostenibile, invece, cioè
ambientalisti come Lester Brown, presidente del Worldwatch Institute, ritengono che le scorte di molte risorse rinnovabili sono
già in diminuzione e che la tecnologia, da sola non può far nulla
per fermare il declino.
Brown mette in risalto come in molte parti del mondo, foreste,
riserve d'acqua, terreni da pascolo e pesce vengano sfruttati più velocemente rispetto alla
loro capacità di rinnovamento; malgrado la Rivoluzione agricola,
per esempio, le
riserve mondiali di grano e quindi la stessa sicurezza alimentare globale
hanno raggiunto livelli mai così bassi. E nonostante mezzo
secolo di crescita economica senza precedenti, quasi un quarto della
popolazione mondiale vive in condizioni di estrema povertà.
Entrambe le parti si trovano d’accordo sui fatti: dal 1950 la popolazione mondiale
è più che raddoppiata, e nello stesso periodo la sua produzione economica è aumentata
di quasi sei
volte. Contemporaneamente, l’uso di acqua e la richiesta di grano, legna da ardere, manzo e montone
sono triplicati, mentre la quantità di combustibili fossili
utilizzati è quasi quadruplicata.
Quello in cui non concordano, invece, è la valutazione dell'impatto e
dei benefici di queste tendenze.
Nei
suoi libri The Ultimate Resource e The Ultimate Resource 2,
Simon sottolinea come, nella seconda metà di questo secolo, i costi energetici pro capite
siano scesi in modo notevole, grazie all'aumento di produzione
provocato dalla domanda crescente. Egli afferma che non è vero che le risorse
siano in
declino, e cita come prova gli aumenti minimi, e in molti casi anche
la diminuzione, dei prezzi dei beni essenziali.
Simon sostiene, inoltre, che la preoccupazione per la velocità con cui le
specie si estinguono sia esagerata e che il riscaldamento globale e
il buco nell’ozono siano meno pericolosi di comunemente percepito,
e ritiene che la crescita della popolazione sia un fenomeno positivo poiché
l’aumento degli abitanti sul nostro pianeta significa
automaticamente anche più cervelli impegnati ad affrontare e
risolvere questi problemi.
Brown attacca la tesi di Julian Simon, sostenendo che costi energetici
sono bassi perchè non
includono costi indiretti come il fatto che i salmoni non possono
più raggiungere i luoghi di riproduzione a causa delle dighe idroelettriche,
come il
rovesciamento di petrolio in mare da parte delle petroliere o le piogge acide
causate dalla
centrali a carbone o petrolio.
Brown nota, inoltre, che i prezzi di molti beni essenziali sono mantenuti
artificialmente bassi dalle sovvenzioni governative, stimolate dagli
interessi forti nel campo dell'energia, dello sfruttamento delle
foreste e nelle industrie agro-alimentare e mineraria. Nella
pubblicazione di Worldwatch State of the World 1998, Brown scriveva:
"Mentre gli indicatori economici come investimenti, produzione
e commercio sono costantemente positivi, i principali indicatori
ambientali sono sempre più negativi. Le foreste stanno diminuendo,
le falde acquifere sono sempre più profonde, l'erosione del suolo sta
aumentando, le paludi stanno scomparendo, i fiumi hanno sempre meno
acqua, la temperatura s’innalza, le barriere coralline
stanno morendo, sempre più specie animali e vegetali stanno scomparendo dalla
faccia della terra. L’economia globale così come è organizzata
oggi non può
continuare ad espandersi ancora per lungo tempo se l’ecosistema
dal quale dipende continua a deteriorarsi con questo ritmo".
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"Capacità di
carico" e sostenibilità
Possiamo
definire "capacità
di carico" la quantità massima di popolazione
che un dato
ecosistema (o pianeta) può sostenere senza mettere a repentaglio la sua
abilità di sostenere le future generazioni. Parlare di "sostenibilità" o
di "sviluppo sostenibile" significa essenzialmente
affermare che i sistemi
economici devono soddisfare i bisogni della popolazione attuale senza
togliere nulla alle generazioni
future. Ciò significa che i consumi devono rispettare il ritmo con il quale l’ecosistema rinnova le proprie
risorse, e che la quantità di rifiuti prodotti non deve essere
superiore alla capacità dei sistemi naturali di assorbirli e neutralizzarli.
La " capacità
di carico" di
un dato ecosistema dipende quindi da:
-
La grandezza
della popolazione all’interno dell'ecosistema
-
L’attività
economica e il consumo di risorse pro capite di quella
popolazione
-
La
tecnologia usata per mantenere quell'attività e quei consumi e
la quantità e il tipo di rifiuti prodotti
-
La
quantità di risorse primarie disponibili
-
La
fragilità dell’ecosistema
E’
possibile superare questa "capacità di carico" a causa
della sovrappopolazione, dei consumi eccessivi o dell’utilizzo di tecnologie
distruttive o inappropriate, o di una qualsiasi combinazione tra queste
variabili. La "soglia" del danno sarà più bassa in un
ecosistema fragile (dove la "capacità di carico" viene
superata più facilmente perché l’ambiente è maggiormente
suscettibile ad essere danneggiato),
mentre ecosistemi più robusti possono sopportare più alti livelli
di popolazione e consumi.
Quando qualsiasi specie vivente supera la " capacità di
carico" dell'ambiente
in cui vive, la conseguenza è sempre la morte degli individui
in eccesso, che
si conclude solo quando la popolazione viene riportata entro i limiti
di sostenibilità.
Dato che il danno cumulativo provocato dai fattori descritti in precedenza
(sovrappopolazione, consumi eccessivi, impiego di tecnologie distruttive) riduce
ulteriormente la
"capacità di carico" del nostro ecosistema, è
probabile che questo fenomeno naturale sarà di dimensioni
catastrofiche.
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3.3
Le
questioni più importanti
Quanto,
a chi, per quanto tempo |
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Ciò che manca in questo dibattito è un qualsiasi accordo sulle
questioni fondamentali. Prima di decidere quante persone
può contenere il nostro pianeta, dovremmo infatti rispondere ad una
serie di domande:
che cosa intendiamo per "contenere"? Significa soltanto
riuscire a nutrire, vestire e offrire un alloggio agli abitanti
della Terra? Se è così,
ci dobbiamo allora chiedere: con quale tenore di vita? Per quale
percentuale della popolazione? E per quanto tempo?
Per esempio, è possibile che tutta l’attuale popolazione umana, circa 6 miliardi
di persone, adotti lo stile di vita degli americani e lo mantenga
per un tempo indefinito? Se consideriamo che con meno del 5% della popolazione mondiale
l'America usa
approssimativamente 1/4 di tutta l’energia e dei combustibili
fossili, 1/3 di tutta la carta, 1/5 di tutti i metalli e produce
quasi 3/4 dei rifiuti tossici mondiali, la risposta è chiaramente
no! Se la
Terra non può sostenere la sua popolazione attuale con uno tipico stile
di vita americano, allora emergono due possibilità: una è quella secondo
la quale tutti vivano una vita
meno consumistica, mangiando meno proteine animali, consumando meno
energia, abitando in case più piccole e possedendo meno beni di
consumo. L’altra è quella di mantenere l'attuale ineguaglianza tra
nazioni ricche e nazioni povere, con poche persone con un altissimo tenore di vita e
una stragrande maggioranza di persone con una esistenza di pura
sopravvivenza.
Entrambe le possibilità hanno serie implicazioni economiche, sociali
e di sicurezza, ed entrambe devono tener conto anche del fatto che
nei prossimi 50 anni la Terra avrà molti più miliardi di persone.
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Le
domande più precise
Quante
persone può contenere la Terra:
-
Con
quale livello medio di benessere?
-
Con
quale distribuzione di benessere materiale?
-
Con
quali
tecnologie disponibili?
-
Con
quale tipo di istituzioni politiche nazionali ed
internazionali?
-
Con
quali politiche demografiche nazionali ed internazionali?
-
Con
quali ripercussioni fisiche, chimiche e biologiche
sull'ambiente ?
-
Con
quali rischi?
-
Per
quanto tempo?
-
Con
quali valori, gusti e stili?
Dall’articolo
di Joel Cohen:
"How Many People Can The Earth Support? da "Population Today"
del gennaio 1996
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3.4
La
"lotteria" degli stili di vita
Tu quale sceglieresti?
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Se
la "capacità di portata" si può definire come il numero
massimo di persone che la Terra può sostenere senza ridurre la sua
possibilità di mantenere quella stessa popolazione in futuro, è inevitabile
che emergano ulteriori domande. Gli esseri umani si
accontentano di una pura sopravvivenza fisica o hanno bisogno
anche di un sostegno
sociale e spirituale? C’è differenza tra capacità
di portata biologica e
sociale?
E’ teoricamente possibile sopravvivere in un mondo
che consiste soltanto di acqua, case e grano: ma è davvero quello
che vogliamo?
Potremmo mai vivere in un mondo
"virtuale", come quello previsto da alcuni futuristi,
nel quale le persone vivono barricate per sfuggire alle minacce di
criminalità ed inquinamento?
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Gli
esseri umani hanno bisogno di qualcosa in più
di semplice cibo,
acqua e alloggio perché
la loro vita sia degna di essere vissuta?
E
la qualità della nostra vita diminuirà se
non avremo accesso a ecosistemi incontaminati,
se perderemo la
possibilità di interagire
con
altre specie viventi, se non potremo più
godere di silenzio e solitudine?
Lago Pukaki - Nuova Zelanda
(foto di N. Galante) |
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Oppure abbiamo bisogno di veri
parchi e luoghi di svago,
fauna allo stato libero, solitudine e silenzio nella natura?
Se
la popolazione continua a crescere incontrollata, c’è anche la
questione di come (o per quanto tempo) le nostre strutture sociali
potranno sopravvivere. Da molto tempo gli
scienziati sanno che l’affollamento è in sé
stesso fonte di stress: a seconda del contesto sociale e
culturale, questo stress si manifesta con l'aumento dei livelli di criminalità, violenza,
abuso di droghe, tensioni sociali e guerre.
Dobbiamo
inoltre chiederci quante persone la Terra può sostenere a seconda
del tipo di istituzioni politiche. I regimi democratici non
sono probabilmente in grado di gestire la scarsità di
risorse e i conflitti in modo altrettanto efficace di un regime autoritario.
Esiste già una tendenza ad allontanarsi dall’ideale di democrazia e
ad avvicinarsi a regimi più rigidi nei Paesi dove la pace sociale
è minacciata da povertà, scarsità di risorse e degrado
ambientale. In alcune parti dell’Africa,
Asia, America Latina ed ex Unione Sovietica, nuovi regimi autoritari
hanno conquistato il potere (o comunque i regimi esistenti sono diventati più
autoritari) come reazione a queste influenze destabilizzanti. Se la
democrazia è la forma di governo che desideriamo, allora la "capacità
di portata" sociale del
pianeta è più bassa di quello che sarebbe se accettiamo una
dittatura.
Man mano che il mondo diventa sempre più affollato, sapere come
risponderemo all'aumento di stress diventa una questione sempre più
critica. Malgrado
la fine della Guerra Fredda, attualmente infuriano sul nostro
pianeta circa 30 guerre e dozzine di devastanti conflitti locali. Poiché
sempre più persone competono per accaparrarsi risorse in
diminuzione – e poiché la
distruzione ambientale accelera quelle stesse scarsità - gli
esperti della sicurezza prevedono che i conflitti diventeranno
sempre più probabili.
Questo potrebbe generare un circolo vizioso devastante, a causa del
quale sempre più risorse e tecnologie sarebbero utilizzate per
preparare
e combattere i conflitti e sempre meno risorse resterebbero disponibili per
soddisfare i bisogni della popolazione: il conseguente incremento
dello stress e della scarsità favorirebbe poi un ulteriore aumento
di instabilità e conflitti.
In breve, la risposta al dibattito sulla " capacità
di portata" dipende dalle
scelte che facciamo riguardo a quanti figli decidiamo di avere, al
nostro stile di vita e consumi e alle
nostre priorità politiche, economiche e sociali.
Come
notano Paul ed Anne Ehrlich in La cicogna e l'aratro (The Stork And The Plow) "la
Terra può sostenere un maggior numero di esseri umani disposti a
cooperare, previdenti, buoni, pacifisti e vegetariani, che di tipici
esseri umani competitivi, miopi,
guerrafondai e carnivori.
A
parità di condizioni, la Terra può contenere più persone se esse hanno
un accesso relativamente simile ai requisiti minimi di una vita
decente, molte meno se pochi monopolizzano la maggior parte delle
risorse e molti devono farne a meno. I
problemi della popolazione, le ingiustizie sociali ed economiche e il
deterioramento dell’ambiente sono quindi completamente interconnessi
fra
loro."
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