| GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA |
 |
|

Bambini che si recano a scuola - Gilgit - Pakistan
(foto
di N. Galante)
|
PROSPETTIVE
A BREVE
E MEDIO TERMINE
(a
cura di Chiara Marcolin & Flavia Palese)
|
|
|
Mentre continua il dibattito su quante
persone la Terra possa sopportare, gli indici di benessere della
popolazione umana appaiono sempre più negativi. Stiamo
chiaramente consumando risorse e producendo rifiuti in modo
superiore alla
capacità della Terra di rinnovarsi e generando gas che
aggravano l’effetto serra più velocemente di quanto
l’atmosfera possa riciclarli.
A causa dell’incremento demografico, le risorse rinnovabili come
terra coltivabile e acqua potabile stanno diminuendo se misurate
pro capite,
come lo sono le foreste e la quantità di pesce pescato. La
differenza tra ricchi e poveri sta aumentando, e sempre più
persone scendono sotto il livello di povertà.
Malgrado un generale declino della fertilità, la popolazione
mondiale sta ancora crescendo rapidamente: se l'attuale ritmo di
crescita persiste, la popolazione raddoppierà in poco più di 40
anni, e potrebbe raggiungere i 14 miliardi e 400 milioni nel 2050.
Quando la popolazione aumenta, la disponibilità di risorse
fondamentali pro capite diminuisce. La scarsità di risorse -
unita alla distruzione ambientale e ineguale distribuzione -
alimenta un gran numero di altri problemi, come povertà,
discriminazione, ulteriore distruzione ambientale, migrazioni e
conflitti.
Nel considerare questi fatti, è importante ricordare che,
nonostante siano realmente pericolosi (e facciano paura), abbiamo la
capacità di prevenirli. Siamo in grado di stabilizzare la
popolazione. Siamo in grado assicurare cibo e acqua potabile per
tutti. Siamo in grado di vincere la povertà e creare uno sviluppo
equo e sostenibile. Per fare tutto ciò, comunque, è necessario prima tutto
riconoscere le reali proporzioni e le conseguenze di questi dati, e
lavorare insieme per cambiarli. La sezione “Soluzioni” più
avanti in questa guida, spiega in maggiori dettagli come possiamo
farlo.
|
|
4.2
Arriveremo a 14
miliardi e mezzo?
Le varie ipotesi
di crescita della popolazione
|
|

Anche
se nessuno sa come sarà in futuro la popolazione della Terra, i
demografi hanno immaginato diversi scenari. Le 3 linee più basse
del grafico - che mostra i diversi gradi di declino della fertilità
nei prossimi 50 anni - rappresentano una "bassa",
"media" e "alta" ipotesi alternativa formulate
dalle Nazioni Unite. La linea più alta rappresenta uno scenario di
fertilità "costante" - cioè la tendenza attuale - che
porterebbe ad una popolazione mondiale di 14,4 miliardi di persone
nel 2050.
(Grafico basato sui dati tratti da "World Population
Prospects 1998" O.N.U. - elaborazione grafica di Flavia Palese)
|
Le
ultime valutazioni delle Nazioni Unite (pubblicate nell'autunno del
1998) indicano che le percentuali di crescita della popolazione sono
alquanto diminuite dalle punte raggiunte alla fine degli anni '80 e
l'inizio degli anni '90.
Questo è dovuto principalmente alla
diminuzione della fertilità in alcuni Paesi in via di sviluppo,
grazie al progresso economico e sociale, e agli sforzi
per la pianificazione familiare.
Sfortunatamente, è anche parzialmente dovuto all'aumento del numero
di morti per fame, AIDS e altre malattie infettive, e delle vittime
dei conflitti locali e regionali. Malgrado questo declino, tuttavia, la popolazione mondiale sta
attualmente crescendo di 80, 85 milioni di persone ogni anno. Questo
corrisponde grosso modo ad aggiungere ogni anno al mondo un’altra
Germania, un’altra Spagna ogni 6 mesi, o un'altra San Francisco
ogni 80 ore.
|
|
Questa crescita è un risultato del naturale incremento
della popolazione, della diminuzione della mortalità e dell'aumento
della longevità.
L'incremento naturale si definisce come un’eccedenza delle nascite
sulle morti in un dato periodo. Secondo il World
Population Data Sheet del 1999, pubblicato dal
Population Reference Bureau, la percentuale delle nascite
mondiali attualmente è in media 23 ogni 1000 abitanti, e i decessi in
media 9 ogni 1000 abitanti.
I
tassi di nascita variano a seconda della zona, da un massimo di
46 su 1000 nell’Africa centrale ad un minimo di 9 su 1000 nell’Europa
orientale. Le alte percentuali riscontrate in regioni densamente
popolate come l’Africa (39 nascite su 1000) e Asia centro
meridionale (29 su 1000) sono una delle ragioni per le quali la crescita
demografica è destinata a rimanere elevata malgrado un generale
declino di fertilità.
La
diminuzione della mortalità - dimostrata soprattutto dalla bassa
mortalità infantile, poiché i bambini sono più soggetti a
malattie e denutrizione - ha nel complesso compensato la diminuzione
delle nascite. La percentuale di mortalità infantile nel mondo è diminuita
da 156 morti su 1000 nascite nel 1950, a 57 morti nel 1999. Questo
è un dato molto positivo, e un importante segno di generale
miglioramento della salute mondiale, ma nel breve periodo contribuisce
all’incremento
della popolazione. (La mortalità infantile varia
notevolmente in base alle zone e al benessere della popolazione, da 150 morti ogni
1000 nascite nel Sahara occidentale e Afghanistan, a 3.6 morti su
1000 in Svezia e 3.7 in Giappone. La percentuale di mortalità
infantile negli Stati Uniti è di 7 su 1000, ma le percentuali sono
più elevate tra alcune minoranze etniche.)
Anche
l’aumento
della longevità contribuisce all’incremento demografico nel
breve periodo. Poiché più persone vivono più a lungo, l’equilibrio
tra nascite e morti è cambiato. Nel 1950 il rapporto nascite -
morti era approssimativamente 37 - 20 su 1000, meno di due nascite
ogni morte. Oggi, la percentuale
delle nascite è sceso a 23 su 1000, ma la percentuale delle
morti è scesa a 9 su 1000 - un rapporto vicino a 2 nascite e
mezzo ogni morte.
Questo
è in parte dovuto al fatto che la popolazione mondiale è in media più
giovane, ma è anche dovuto ad un allungamento della vita
media, che è aumentata da 46 anni nel 1950 a 66 anni nel 1999.
Questo è un altro dato positivo, che da una parte indica che le condizioni di
salute generali sono migliorate, ma che dall'altra contribuisce anche ad
aumentare la popolazione. (La longevità, come pure la mortalità
infantile, varia largamente da regione a regione. La speranza di
vita media in molte regioni sub-sahariane è attualmente in declino
a causa dell’AIDS e delle guerre, e ora la media è di soli 49
anni; In Malawi è scesa a 36 anni, in Zambia a 37, e a 40 in
Botswana e Zimbabwe. L’Europa occidentale e gli Stati Uniti,
invece, hanno una media di 77 anni. La speranza di vita in Giappone,
81 anni, è la più alta nel mondo.)
Un
altro fattore determinante al continuo incremento, è il cosiddetto "momentum".
Anche se ogni coppia mettesse al mondo non più di due figli - il
che è molto improbabile - bisogna ricordare che metà della
popolazione mondiale ha meno di 25 anni. Dal momento che 3 miliardi
di persone, la maggior parte delle quali vive nei Paesi in via di
sviluppo, metteranno
su famiglia nei prossimi 3 decenni, la popolazione mondiale
continuerà a crescere di un miliardo ogni 12, 13 anni.
Una crescita
di queste dimensioni provoca una pressione insostenibile sui sistemi
naturali, sociali, ed economici. Una popolazione in aumento ha
bisogno di più infrastrutture, più servizi, più spazio, come anche più posti
di lavoro e più risorse. Se i sistemi naturali, sociali ed
economici non riescono a soddisfare queste necessità, il risultato
sarà probabilmente un aumento della povertà, disintegrazione
sociale e moti popolari.
80-85
milioni di nuove persone ogni anno richiedono anche, semplicemente,
terreno necessario per produrre cibo, e acqua per bere e per
lavarsi. Senza un’adeguata fornitura di cibo e acqua, importa poco
se abbiamo abbastanza petrolio, oro, scuole o posti di lavoro. E
malgrado l’aumento significativo della produzione di cibo durante
l’ultima metà del secolo scorso, c’è una progressiva
diminuzione della disponibilità di cibo pro capite.
|
|
L'India
raggiunge il miliardo
|

Agra - Taj
Mahal - India
(foto di E. Menegon)
|
Nell’agosto
1999 la popolazione dell’India è arrivata ad un
miliardo, quasi il triplo degli abitanti del 1948,
quando la nazione ottenne l’indipendenza. Attualmente,
la popolazione indiana sta crescendo ad un ritmo di
circa 1,6% all'anno, ed è probabile che nel giro di
qualche decennio diventi il Paese più popolato del
mondo; ci si aspetta, infatti, che entro il 2016 l’India
da sola avrà più abitanti dell'insieme di tutti i
Paesi industrializzati (Russia esclusa).
Da quando ha ottenuto l’indipendenza,
l’India ha compiuto notevoli progressi: la speranza di
vita è aumentata del 60% (da 39 a 63 anni) e la
fertilità si è ridotta di circa la metà (da 6 a 3,1
bambini per donna). Anche la percentuale di persone che
vivono sotto il livello di povertà è diminuita, ma, a
causa dell’aumento della popolazione, la Banca
Mondiale sostiene che il numero totale di persone che
vivono in povertà continua a salire.
Con una densità di
popolazione già più del doppio di quella cinese e 10
volte quella statunitense, l’India soffre di molti
mali: disboscamento, erosione del suolo, scarsità d’acqua,
inquinamento dell’aria e
dell’acqua e diminuzione della biodiversità.
L'India ha anche parecchie dispute sui confine con Cina e
Pakistan, e, come quei paesi, possiede armi nucleari.
L’India lotta da molto
tempo per rallentare l’incremento demografico, ma,
essendo una democrazia, ha generalmente evitato le
drastiche misure adottate dalla vicina Cina.
La futura stabilità e prosperità dell’India dipenderanno dalla sua
capacità di stabilizzare la popolazione; alcuni stati,
come Goa e il Kerala, hanno raggiunto un tasso di
nascite al di
sotto dei livelli di sostituzione e alti livelli
di benessere sociale grazie ad investimenti sulle
pianificazione familiare, l'istruzione e i servizi
sanitari. Altri hanno scelto di investire in una rapida
industrializzazione e stanno ancora subendo una rapida
crescita demografica.
|
|
|
|
4.3
Abbondanza
e miseria
Come
procede la produzione di cibo
|
|
La "rivoluzione verde" ha
fatto crescere in modo straordinario la disponibilità di cibo pro
capite. L'applicazione di moderne tecniche di coltivazione ha
aumentato la produzione di cibo - specialmente la produzione di
cereali - più velocemente della crescita demografica tra gli anni ’50
e ’70.
Il totale delle calorie disponibili pro capite è più alto oggi di 30 anni fa, e meno persone sono impiegate nella
produzione di cibo.
|

Coltivazioni di riso in Viet Nam
(foto di N. Galante)
|
|
Malgrado si ipotizzi che questa tendenza continuerà in futuro, comunque, la Rivoluzione verde sembra essere
già finita. A partire dalla metà degli anni ’80, i raccolti di cereali per acro e la produzione
totale pro capite sono diminuiti. (I cereali sono indicatori chiave
perché costituiscono la base della dieta umana, sia direttamente
come pane e riso o indirettamente come mangime per animali
domestici). |
|

Cliccare
sull'immagine per ingrandirla
(Rielaborazione
grafica di Flavia Palese)
|
Anche il raccolto
record del 1997-
attribuito alle condizioni climatiche favorevoli, alla semine di
terre che erano state precedentemente lasciate in riposo e la
produzione di cereali al posto di altre culture - non è
riuscito a riportare ai livelli precedenti le scorte mondiali di
grano. Come fa notare Norman Borlaug, il padre della rivoluzione
agricola, questa non rappresenta la soluzione dei bisogni nutrizionali
mondiali. |
|
Nel
suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace nel 1970, Borlaug
affermò che i progressi nella tecnologia e nella produzione
agricola avevano raggiunto solo un “successo temporaneo”, che
avrebbe concesso alla Terra altri tre decenni per risolvere
il problema della sovrappopolazione.
La possibilità di una nuova rivoluzione agricola sembra
inverosimile oggi, perché manca la maggior parte degli ingredienti
necessari. L’immenso aumento nella produzione avvenuto tra il 1950
e il 1970, fu dovuto in gran parte all'introduzione di moderne tecniche di coltivazione
e all’incremento delle aree coltivate. All’inizio della
Rivoluzione Agricola, pesticidi, fertilizzanti chimici,
meccanizzazione, ibridi di nuove specie di piante e nuovi metodi d’irrigazione
erano disponibili a chiunque: infatti, esistevano già da tempo, e aspettavano solo di essere utilizzati.
Oggi, gli insetti sono sempre più resistenti ai pesticidi, e i
raccolti non rispondono più all'aumento dell'uso dei fertilizzanti,
poche nuove specie di piante ad alta resa vengono ormai sviluppate e
distribuite, mentre la scarsità d’acqua limita
le possibilità d’irrigazione.
Anche
l’espansione
dell’agricoltura verso nuove aree non è più, oggi, un'opzione
possibile: le terre più ricche vengono già utilizzate, e una parte
significativa di queste ha iniziato a perdere produttività o è
stata convertita ad altri usi. Questo fatto, insieme alla
crescita della popolazione, ha causato il declino nelle terre
coltivabili pro capite a partire dal 1960. Le moderne tecniche di coltivazione hanno diminuito la
fertilità della terra, per la mancata rotazione delle coltivazioni,
per il compattamento e per la salinazione causata dall’eccessiva
irrigazione; inoltre, dato che molte coltivazioni sono state estese
verso aree con uno strato eccessivamente sottile di terra fertile o
pendii soggetti ad erosione, molte aree stanno perdendo la loro
fertilità, ed altre soffrono di desertificazione.
|
|
La
perdita di terra coltivabile in America
"Le
implicazioni a lungo termine (della perdita di terra coltivabile)
sono preoccupanti. Nei prossimi 50 anni, la popolazioni degli Stati
Uniti potrebbe aumentare del 50% e raggiungere i 390 milioni, mentre
i coltivatori e gli allevatori perderebbero almeno il 13% di terra
coltivabile: nella peggiore delle ipotesi, entro i prossimi 60 anni
gli Stati Uniti potrebbero trasformarsi da esportatori di cibo a
importatori. Anche se ciò non si avvererà, la perdita di spazi
aperti, di habitat per le creature selvatiche, di luoghi di raccolta
delle acque e altri benefici attribuibili alla campagna sono una
ragione sufficiente perchè la nostra nazione controlli lo sviluppo
edilizio delle aree agricole, riservando alle costruzioni i terreni
meno adatti alla coltivazione."
L'American Farmland Trust conclude con le seguenti informazioni:
-
In
America tutti gli Stati stanno distruggendo la loro campagna;
-
Gli
Stati Uniti stanno sprecando la loro migliore terra coltivabile;
-
Lo
sviluppo urbano procede in modo casuale e frammentato,
aumentando la pressione sulla campagna più degli acri
effettivamente perduti;
-
Convertendo
la sua migliore terra agricola per usi urbani, gli Stati Uniti
stanno di fatto limitando le loro future opzioni per risolvere i
problemi sociali, economici, ambientali e di sicurezza
alimentare;
-
Gli
sforzi che negli Stati Uniti sono stati fatti per utilizzare al
meglio la terra non sono di fatto riusciti a proteggere la terra
coltivabile;
-
Finora,
gli effetti più negativi della distruzione della terra sono
stati nascosti dall'ampiezza delle risorse territoriali degli
Stati Uniti;
-
Ma
stanno già iniziando i primi conflitti sull'uso delle risorse
del territorio degli Stati Uniti.
Da
"Farming on the Edge," ("Agricoltura al limite")
di A. Ann Sorensen, Richard P.
Greene, and Karen Russ, American Farmland Trust Center for
Agriculture in the Environment, Northern Illinois University, 1997
|

Campi
coltivati nello Stato di Washington
Foto N.
Galante |
|
|
Negli
ultimi 50 anni, un’area grande quanto la Cina e l’India messe
assieme ha
sofferto di una degradazione della fertilità da media a alta,
a causa di tecniche di coltivazione distruttive.
È
da notare, inoltre, che le nuove tecniche
agricole hanno avuto un impatto notevole anche sull'ambiente
naturale, con la perdita di habitat naturali, il disboscamento, la
trasformazione delle praterie in terre coltivabili, e la bonifica delle
zone paludose allo scopo di ricavarne terreno coltivabile. L'uso
incontrollato di pesticidi e fertilizzanti e la conseguente
dispersione nell'ambiente sono fonte di problemi per la salute dell’uomo,
a causa dell’inquinamento dell’acqua,
della riduzione o della distruzione totale dell’ecosistema locale,
ossia di piante, animali, insetti e microrganismi.
Il
prosciugamento di laghi, fiumi, e torrenti, dovuto alla costruzione
di dighe
e alle deviazioni artificiali per l’irrigazione, hanno
portato all’estinzione di molte specie in questi habitat, mentre l’aumento
delle emissioni di metano causato dall'uso dei fertilizzanti e dalla produzione in larga scala di carne di
animale contribuisce al cambiamento climatico globale.
Le conversioni di
terreni coltivabili in zone residenziali e centri commerciali,
causati dalla crescita della popolazione, stanno ormai avvenendo a ritmi allarmanti. Con lo sviluppo e l’industrializzazione di molte
nazioni, gli spazi dedicati all’agricoltura sono stati cementati per
la costruzione di case, di centri commerciali,
autostrade, zone industriali, oppure per nuove aree di parcheggio.
A partire dal 1957, a causa dell’incremento della popolazione e di questa
conversione dei terreni agricoli in zone urbanizzate, la Cina
ha visto diminuire di oltre il 50% l'estensione di terre coltivabili
nel suo territorio.
Anche
in America, ogni anno viene cementata
una porzione di terra vasta quanto lo stato del Delaware solo per
far posto alla popolazione in crescita.
A
causa della combinazione dei fattori precedentemente elencati, questo
decennio non ha visto un significativo aumento della produzione globale di
cereali; nello stesso periodo, però, la popolazione umana è aumentata di circa
700 milioni di persone (il raccolto record del
1997 è stato solo del 6,7% superiore a quello del 1990, ed
il raccolto del 1998 è stato leggermente inferiore. Durante lo stesso periodo
la popolazione è cresciuta del 13%, per cui la disponibilità di
grano pro capite era diminuita complessivamente del 5%).
Malgrado
i miglioramenti nella tecnologia e nella produzione, nel 1997 circa 300 milioni di persone -
più dell'attuale popolazione degli Stati Uniti - sono
morte a causa della denutrizione. Le previsioni ottimistiche della Banca Mondiale e
di altre fonti si sono dimostrate finora infondate, ed alcuni
osservatori sostengono anzi che sarà difficile mantenere anche gli
attuali livelli di produzione.
Non
sembra che il calo nella produzione di cereali possa essere
compensato da altre fonti di cibo, almeno per ora. Nonostante il record
mondiale di pesca del 1996, l’ammontare di pesce disponibile per
persona non è aumentato, a causa della crescita della popolazione,
e gli attuali livelli di caccia non sono assolutamente sostenibili. Secondo la F.A.O.
(l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa delle risorse
alimentari, naturali e agricole) virtualmente tutte le aree di pesca
del mondo vengono sfruttate al di sopra delle loro capacità di
rinnovamento; dato che molte delle specie più pregiate di pesce (tonno, merluzzo e
salmone) sono sempre più rare, la pesca ora si è spostata verso specie meno
pregiate, come calamari, squali o razze.
L’acquicoltura,
o “allevamento del pesce in cattività”, ha contribuito in modo
significativo all'aumento di pescato negli ultimi anni; nel
1997, infatti, rappresentava il 23% della produzione mondiale. La
maggior parte di questa crescita è stata registrata in Cina, e il
prodotto non ha raggiunto i mercati mondiali. L'acquicoltura si basa
principalmente su mangimi a base di cereali o di carne di pesce
macinata; dato che la produzione mondiale di cereali e pescato sono
in diminuzione, gli allevatori di pesce si troveranno sempre di più
a competere per quelle risorse con altri settori dell'economia.
L'allevamento di molluschi, sebbene non sia dipendente da altre fonti di cibo,
ha bisogno di acqua pulita abbondante e ricca di nutrienti, ed è
molto sensibile all'inquinamento. Queste attività, inoltre,
provocano talvolta nuovi problemi, a causa della contaminazione
dell'acqua e la distruzione dell'habitat di altre specie.
|
|
Le
guerre del pesce
Attualmente
il pesce rappresenta il 16% della dieta umana in tutto il mondo.
Tuttavia, la maggior parte delle riserve di pesca sono a rischio: secondo
la FAO, tre quarti delle più ricche riserve di pesca sono ormai
state sfruttate al limite o oltre la loro capacità di rinnovamento,
così come i tre quarti delle specie di pesce
più pescate al mondo.
Man
mano che sempre più persone entrano in competizione per
accaparrarsi le risorse alimentari (e man mano che quelle risorse
acquistano un valore economico sempre maggiore), aumentano anche i
conflitti causati dal tentativo di impadronirsi e difendere i
diritti di pesca.
E,
infatti, le "guerre del pesce" sono sempre più comuni
nella maggior parte degli oceani. Come documentato da Greenpeace in
occasione della Conferenza sulla pesca oceanica organizzata dalle
Nazioni Unite nel 1995, “dalle guerre del
tonno nell’Atlantico nord-occidentale alle guerre del granchio del
Pacifico nord-occidentale, da quelle per il calamaro nel Pacifico
Settentrionale a quelle per il pollack nel mare di Okhotsk,
comprendiamo che questi sono tutti segnali del pericolo che corrono
le riserve di pesca.”
Esistono
anche "guerre del pesce" più localizzate, per esempio tra
la Norvegia e l'Islanda, tra il Canada e la Spagna, tra l'Argentina
e Taiwan e tra l'Indonesia e le Filippine. Nel Pacifico
nord-occidentale, avvengono regolarmente battaglie verbali e legali
riguardanti il declino dei salmoni tra Stati Uniti e Canada, Alaska
e British Columbia, lo Stato di Washington e British Columbia,
pescatori nativi e non nativi, pescatori dilettanti e
professionisti.
|

Pescherecci
a Danang, Vietnam
Foto N.
Galante |
|
|
L’allevamento
di animali da macello, come bovini, suini e pollame, è aumentato in
maniera notevole, quadruplicandosi dal 1950; ciò è dovuto all’elevata domanda,
via via che sempre più gente adotta una dieta ricca di proteine, e ad una
produzione più intensiva grazie a nuove tecniche.
Mantenere
un aumento costante di produzione, tuttavia, richiederà più terre adibite al
pascolo e/o all’agricoltura: ma la produzione mondiale di grano
sta diminuendo relativamente alla popolazione, e l'eccesso di
animali ha già danneggiato molti pascoli. Questo spiega come mai in questo
decennio l'aumento di produzione sta rallentando e
perché alcuni osservatori predicono che l’incremento nella
produzione della carne non può essere sostenibile: la
carne diventerà probabilmente molto più costosa e quindi meno disponibile per
la povera gente. Secondo gli studi effettuati dalla F.A.O., nel 2025
sarà
necessario aumentare la produzione mondiale di cibo del 75% per poter nutrire
tutta la popolazione. |
|
La
politica della fame
|
La
continua crescita della popolazione significa che in futuro
dovremo produrre molto più cibo per nutrire tutti, ma al
momento esiste sufficiente cibo sulla terra da garantire una
dieta adeguata all'intera popolazione mondiale. Ciò
nonostante, oltre 800 milioni di persone soffrono la fame,
soprattutto donne, bambini, anziani e popolazione rurale,
perchè il cibo è prodotto e distribuito in modo molto
ineguale.
C'è una differenza enorme tra nazioni ricche e povere e fra
individui ricchi e poveri. Secondo la FAO, le nazioni
sviluppate, con un quarto della popolazione mondiale,
consumano circa la metà di tutto il cibo prodotto; ciò
accade a causa del potere d'acquisto garantito dalle loro
forti economie. Al contrario, le nazioni più povere spesso
non riescono a produrre abbastanza cibo per nutrire la loro
popolazione, o sono costrette ad esportare parte del cibo che
producono per pagare gli interessi del debito estero; i poveri
di quelle nazioni (ma anche delle nazioni ricche), inoltre,
spesso non possono semplicemente permettersi di acquistare
cibo. Inoltre, la produzione di cibo può diminuire anche
perchè, perfino nelle nazioni più affamate, i contadini
rinunciano a seminare culture per le quali non riceveranno un
pagamento adeguato.
Le
nazioni possono anche seguire politiche economiche che
spingono i contadini a coltivare prodotti da vendere
all'estero per guadagnare moneta forte, trascurando i bisogni
dei loro cittadini. All'inizio degli anni '90, per esempio, il
Brasile era il maggior esportatore mondiale di caffè e succo
d'arancia, il secondo esportatore di soia e il terzo di polli;
contemporaneamente, due terzi dei cittadini brasiliani erano
malnutriti.
Il cibo può essere anche usato come arma; nell'interminabile
guerra civile che si combatte in Sudan, per esempio, il
governo ha intenzionalmente interrotto la fornitura di cibo
nelle aree in rivolta, causando una devastante carestia. E
anche quando il cibo non viene usato come arma, le guerre
impediscono la produzione e distribuzione di cibo, o l'arrivo
di un gran numero di profughi mette a dura prova le
possibilità locali.
Le soluzioni ai problemi della fame - tra le quali ricordiamo
l'investimento nelle donne (che producono la maggior parte del
cibo per consumo locale in molte regioni del mondo), la
creazione di posti di lavoro e stili di vita sostenibili, la
protezione dell'ambiente, le riforme agricole, l'accesso al
credito, e il rispetto dei diritti umani - sono anche quelle
che rallentano naturalmente la crescita della popolazione; e a
sua volta, stabilizzare la popolazione renderebbe più facile
garantire a tutti un'alimentazione adeguata.
Come dice la FAO, "la fame e la pressione della
popolazione sono tra loro collegate".
|
|
|
4.4
Un
pianeta assetato
Analisi
delle riserve di acqua
|
|

Giovane
venditrice d'acqua
a Fatehpur Sikri - India
(foto di E. Menegon) |
Importante quanto il cibo per la sopravvivenza dell’uomo,
anche l’acqua sta divenendo sempre meno disponibile. La maggior
parte dell'aumento della produzione di cibo registrata durante la
rivoluzione agricola, soprattutto per quel che riguarda i cereali,
è stata ottenuta grazie a nuovi progetti d’irrigazione e allo sfruttamento
delle falde acquifere fossili (sono necessarie infatti, 1000 tonnellate d’acqua
per produrre una tonnellata di grano).
Ora, molte di queste falde, in gran parte riserve sotterranee che si formarono durante le prime ere
geologiche e che vengono rifornite solo in minima parte dalle
precipitazioni, sono state gravemente depauperate.
|
|
Il sistema di falde acquifere Ogallala, che rifornisce circa
il 30% dell'acqua destinata all'irrigazione negli Stati Uniti, ha
subito in alcune zone un abbassamento del suo livello di più di 30
metri, e in alcune aree è stata ormai sfruttata fino all'ultima goccia.
Ciò spiega perché in alcune zone del
Texas le aree irrigate siano scese del 30% negli ultimi 20 anni e
perchè la produzione agricola nel Texas settentrionale e
occidentale sia diminuita in modo significativo.
Nel nord della Cina le falde acquifere stanno abbassandosi con un
ritmo di un
metro l’anno. |
|
Questo
dato è particolarmente preoccupante in una nazione in cui già
più di 300 città soffrono di mancanza di un’adeguata fornitura d’acqua.
Questa situazione peggiorerà ulteriormente man mano che la crescita
della popolazione spingerà molte persone a trasferirsi
dalle campagne alle città in cerca di lavoro, aumentando così ulteriormente la
domanda di acqua nelle zone urbane. |

Pozzo
di un villaggio in Rajastan - India.
L'acqua viene sollevata con secchi e carrucole dagli uomini, con
l'ausilio di buoi, e trasportata al villaggio dalle donne.
(foto di E. Menegon)
|
|
L’acqua è già così scarsa attorno alla capitale della Cina,
Pechino,
che nel 1994 fu proibito agli agricoltori di utilizzarla per l’irrigazione.
Anche
la portata d'acqua di molti fiumi sta diminuendo; a causa delle dighe e
delle deviazioni per scopi agricoli o industriali, molti grandi fiumi, come
il Nilo, il Gange, l’Huang He e il Colorado, a volte raggiungono
l'oceano praticamente in secca. Di
conseguenza, gli ecosistemi vengono danneggiati e la fauna che
dipende dal fiume è in netto
declino. Ciò minaccia non solo la sopravvivenza economica,
ma anche la salute fisica delle comunità locali.
La quantità di acqua dolce rinnovabile disponibile ogni anno è
più o meno sempre la stessa, a causa del ciclo idrogeologico. Questo sistema naturale consiste nell’evaporazione dell’acqua
degli oceani,
che poi si condensa e ricade
sotto forma di precipitazioni sulla Terra. Di queste precipitazioni, circa il 70% evapora nuovamente, ed un
altro 20% viene portato via da piene e alluvioni. Il rimanente 10%
filtra nella terra, e rifornisce laghi, fiumi, paludi, e sistemi
biologici. L’acqua in circolazione è quindi sempre costante, e se
il numero di persone che abitano la Terra aumenta, ci sarà sempre meno
acqua disponibile pro capite.
Infatti, a
causa della crescita della popolazione, l'acqua disponibile pro capite
è diminuita di 1/3 rispetto al 1970. |
|

Cliccare
sull'immagine per ingrandirla
(Rielaborazione
grafica di Flavia Palese)
|
Circa 80 Paesi soffrono già in qualche modo di scarsità d’acqua, e in circa
due dozzine di questi paesi la scarsità ha raggiunto dei livelli preoccupanti. Siccome
molti dei Paesi che hanno già problemi di rifornimento idrico sono
proprio quelli nei quali la popolazione è in rapida crescita, il
problema di rifornimento d'acqua non potrà che peggiorare. Uno studio della Population Action
International prevede che nel 2050, a causa della crescita della
popolazione, tra i 2 e i 7 miliardi di persone (a seconda del ritmo
di crescita della popolazione), avranno dei problemi più o meno
gravi di scarsità d'acqua. |
|
Questo
spiega perché il governo degli USA ha identificato in parecchie regioni del
mondo un
potenziale conflitto interno e/o esterno ai confini sull’approvvigionamento
idrico.
(Si definisce situazione di crisi idrica quando la disponibilità
d'acqua annuale è
inferiore ai 1.667 metri cubi per persona, e superiore ai 1000. Gli
Stati Uniti prevedono di disporre di 9000 metri cubi annui, ma, a
causa della distribuzione ineguale, in questi ultimi anni molte comunità
in parti diverse della nazione hanno già sperimentato situazioni di
scarsità d'acqua .) |
|
Le
guerre dell'acqua
Quasi
il 40% della popolazione mondiale vive nei pressi di fiumi i cui
bacini sono condivisi geograficamente da più di due stati; e ciò
fa sì che poche aree del mondo siano esenti dalle tensioni che si
creano per il possesso delle riserve d’acqua. In Asia, India e
Bangladesh sono in conflitto per i diritti sull'uso dell'acqua del
Gange, mentre le nazioni attraverso cui scorrono l'Amu
Dar’ya e lo Syr Dar’ya utilizzano così tanta acqua che il lago
d’Aral si sta prosciugando.
In
Africa, più di 57 tra laghi e bacini di fiumi sono condivisi da più
di due paesi. Nel sud, la Namibia e il Botswana dipendono in termini
d’acqua dal fiume Okawango, ma per soddisfare il fabbisogno della
loro popolazione in crescita viene minacciato il suo delta,
considerato uno delle riserve biologiche più importanti del pianeta
(entrambe le nazioni, estremamente povere, stanno armandosi per
proteggere la loro riserva d'acqua).
Nel
nord, la sopravvivenza dell’Egitto è strettamente legata al fiume
Nilo, anch’esso condiviso da ben otto paesi.
Nel
Medioriente, dove la popolazione cresce ad un ritmo tra i più alti
del mondo, Israele, Giordania e l'Autorità Palestinese sono in
perenne conflitto anche per i diritti all'utilizzo dell'acqua del
fiume Giordano e per la disponibilità di falde acquifere sempre
più povere.
A nord, la Turchia si è imbarcata in un progetto per
la costruzione un’enorme diga, la quale potrebbe mettere a
repentaglio le risorse idriche di Siria, Iran e Iraq.
Nel
nord America invece, Messico e Stati Uniti sono entrati in
competizione per l'acqua del Rio Grande, mentre Colorado, Utah,
Arizona e California, cioè gli Stati a crescita più rapida degli
USA, dipendono tutti da un unico fiume, il Colorado.
|

Il
Rio Grande nei pressi di Lajitas; il fiume segna il confine
fra Texas e Messico.
Nonostante il nome, il Rio Grande non ha una grande portata
d'acqua,
e scorre attraverso un territorio prevalentemente
desertico.
(Foto di N. Galante) |
|
|
4.5
La
ricchezza e la povertà delle nazioni e dei popoli
L'abisso
sempre più profondo tra ricchi e poveri |
|
Un altro
punto chiave riguarda il reddito personale e l'equità economica.
Questi punti sono particolarmente importanti, perché, con lo sviluppo e
l’urbanizzazione della società, la gente deve acquistare i beni
essenziali, come cibo ed acqua o case dove abitare, anziché
produrli da sé. E, proprio come la quantità di cibo e di acqua
disponibili sono in declino, appaiono in declino anche i dati
relativi all'equità economica. |
|
A
partire dal 1950, il Prodotto Interno Lordo Mondiale (GWP), è
aumentato di ben sei volte, risultato ovviamente molto positivo da
un punto di vista economico. Tuttavia,
durante lo stesso periodo, il GWP ha subito un incremento del 2,5%
se commisurato pro capite, a causa della crescita della popolazione. |

Dati tratti da: United
Nations Human Development Reports.
Graphic copyright Facing the Future, 2000.
(Rielaborazione grafica di Flavia Palese)
|
|
Inoltre,
poichè questi dati sono stati ottenuti semplicemente dividendo il GWP per la popolazione,
in realtà non riflettono la crescente differenza che c’è
tra ricchi e poveri; dal 1960, questa differenza è aumentata da 30
a 1 a oltre 78 a 1.
Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni unite, nel 1998 il
20% delle persone più ricche, controllava l’86% del reddito
mondiale, mentre il 20% dei più poveri ne controllava
solo l’1.1%.
Le 225 persone più ricche del mondo controllano da sole una
ricchezza pari a quella dei 2 miliardi e mezzo di persone più
povere, mentre le tre persone più ricche del mondo possiedono, da
sole, la stessa ricchezza di tutte le nazioni meno sviluppate e i
loro 600 milioni di abitanti messi insieme. Il Programma dello Sviluppo delle Nazioni Unite ha stimato
che nel 1999 più di 80 nazioni avevano un reddito individuale
inferiore a quello di 10 anni prima, a causa della combinazione di
diversi fattori (crescita della popolazione, problemi strutturali e
disparità sempre maggiori).
In altri 55 Paesi (soprattutto nell’Africa Sub Sahariana,
nell’Europa Orientale e nella Confederazione degli Stati
Indipendenti) il reddito individuale sta ancora scendendo. |
|
4.6
Dalla
scarsità di risorse all'insicurezza collettiva
Le
risorse diminuiscono? I problemi si ingigantiscono |
|
Tutti
i dati riguardanti l’incremento della popolazione e la sicurezza
economica, alimentare ed idrica confermano la stessa tendenza, e
cioè che le risorse di base a disposizione del pianeta stanno
diminuendo. È importante notare che la scarsità di risorse causata
dalla popolazione assume due forme: quella ambientale e quella
strutturale. La prima si riferisce alla scarsità di risorse dovuta
al degrado ambientale, come l’erosione delle terre coltivabili o il prosciugamento delle
falde acquifere, o all’incremento della domanda di beni a causa
dell'aumento della popolazione o dell'aumento dei consumi pro capite.
La scarsità strutturale, invece, è il risultato di un’ineguale
distribuzione delle risorse, che porta, ad esempio, alla
concentrazione della ricchezza in una ristretta cerchia di
popolazione, mentre la maggior parte di questa rimane
prevalentemente povera. |
|
Le
terre coltivabili, la produzione di cereali, la pesca, le aree
forestali, l’acqua dolce … in tutto il pianeta la disponibilità
pro capite di queste risorse sta diminuendo. Tra le diverse nazioni,
come pure al loro interno, i ricchi diventano sempre più ricchi, i
poveri sempre più poveri. La crescente scarsità è a sua volta collegata
al degrado ambientale, al declino del benessere sociale, alla
migrazione interna o internazionale e ai conflitti civili o tra
diverse nazioni, perchè la gente lotta per conservare il proprio
standard di vita o semplicemente per sopravvivere. |

(rielaborazione
grafica di Flavia Palese) |
|
In
breve, il rapido incremento della popolazione, combinato con stili di vita
sempre più consumistici in un numero crescente di nazioni, contiene
in sé stesso le cause alla base di tutte le questioni più gravi che abbiamo
affrontato; esse funzionano come un pericoloso circolo vizioso, nel
quale sempre più gente utilizza e consuma sempre più
risorse, cosa che danneggia sempre di più l’ambiente, cosa che, a
sua volta, peggiora la scarsità di risorse. Tutto ciò, addizionato
alla distribuzione ineguale dei beni (causata sia dalle discriminazioni
che dalla povertà, dato che i poveri non riescono a pagare prezzi troppo
elevati delle risorse che scarseggiano), dà come risultato
l'aggravamento della povertà, la frammentazione della società, il
degrado ambientale e conflitti sociali e politici interni
più intensi. |
|
4.7
Qualche
buona notizia
Come
possiamo influenzare positivamente il nostro futuro |
|
C’è
un antico proverbio cinese che dice:
“Se
non cambi strada, finirai là dove
sei diretto"
Esaminando le tendenze indicate dai dati che abbiamo esaminato, non dobbiamo dimenticare che esse
sono, appunto, solo tendenze: non si realizzeranno necessariamente,
perchè abbiamo le conoscenze, le tecnologie, e anche i capitali
necessari per cambiarle. Ma è necessario avere anche la volontà
di farlo.
Sappiamo che la fertilità ha subito un declino nei ultimi 50 anni, e
sappiamo anche il perché: maggiore disponibilità di
anticoncezionali, più alti livelli di istruzione, miglioramento della
condizione sociale e dei diritti delle donne, e anche migliori
opportunità economiche per molti. |

Scolarizzare le donne:
un obiettivo
irrinunciabile.
Nella foto: donne boliviane imparano
a leggere e
scrivere
(foto: www.popinfo.org)
|
|
Ma
possiamo e dobbiamo fare di più. Centinaia di milioni di coppie non
hanno ancora accesso a metodi di controllo delle nascite,
e non possiedono, quindi, un modo sicuro ed economico per scegliere
quanti figli avere e quando; centinaia di milioni di bambini nel mondo non vanno
a
scuola, o sono costretti ad abbandonarla molto presto per aiutare
economicamente le loro famiglie; tradizioni sociali ed
economiche discriminano e privano dei loro diritti le donne; e,
troppo spesso, decisioni di importanza vitale vengono prese solo
sulla base dei profitti a breve termine, senza tener conto dell'impatto
a lungo termine sull'ambiente e sulla popolazione.
Tutti questi fattori interagiscono fra di loro e provocano ulteriore
crescita della popolazione,
scarsità e povertà, che, a loro volta, provocano migrazioni, conflitti, distruzione ambientale.
Ma tutti questi problemi possono essere risolti attraverso politiche
eque, sostenibili e basate su incentivi. Anche i singoli individui
possono fare la differenza, ogni giorno. E, come diceva il
giornalista Wes "Scoop" Nisker, ”Se non ti
piacciono le notizie che leggi, esci di casa, e falle un po’
tu!”
Visita il capitolo Che fare? Soluzioni
personali e soluzioni globali di questo sito web per vedere
cosa puoi fare oggi stesso per cambiare le cose. |
|
|