DI FRONTE AL FUTURO:
GLI UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA

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Bambini che si recano a scuola - Gilgit - Pakistan

(foto di N. Galante)

PROSPETTIVE A BREVE 
E MEDIO TERMINE 

(a cura di Chiara Marcolin & Flavia Palese)

4.1  Introduzione

4.2  Arriveremo a 14 miliardi e mezzo?
Le varie ipotesi di crescita della popolazione

4.3  Abbondanza e miseria
Come procede la produzione di cibo

4.4  Un pianeta assetato
Analisi delle riserve di acqua

4.5  La ricchezza e la povertà delle nazioni e dei popoli
L'abisso sempre più profondo tra ricchi e poveri

4.6  Dalla scarsità di risorse all'insicurezza collettiva
Le risorse diminuiscono?  I problemi si ingigantiscono

4.7  Qualche buona notizia
Come possiamo influenzare positivamente il nostro futuro

 


 

4.1  Introduzione 

Mentre continua il dibattito su quante persone la Terra possa sopportare, gli indici di benessere della popolazione umana appaiono sempre più negativi. Stiamo chiaramente consumando risorse e producendo rifiuti in modo superiore alla capacità della Terra di rinnovarsi e generando gas che aggravano l’effetto serra più velocemente di quanto l’atmosfera possa riciclarli.
A causa dell’incremento demografico, le risorse rinnovabili come terra coltivabile e acqua potabile stanno diminuendo se misurate pro capite, come lo sono le foreste e la quantità di pesce pescato. La differenza tra ricchi e poveri sta aumentando, e sempre più persone scendono sotto il livello di povertà.
Malgrado un generale declino della fertilità, la popolazione mondiale sta ancora crescendo rapidamente: se l'attuale ritmo di crescita persiste, la popolazione raddoppierà in poco più di 40 anni, e potrebbe raggiungere i 14 miliardi e 400 milioni nel 2050.
Quando la popolazione aumenta, la disponibilità di risorse fondamentali pro capite diminuisce. La scarsità di risorse - unita alla distruzione ambientale e ineguale distribuzione - alimenta un gran numero di altri problemi, come povertà, discriminazione, ulteriore distruzione ambientale, migrazioni e conflitti.
Nel considerare questi fatti, è importante ricordare che, nonostante siano realmente pericolosi (e facciano paura), abbiamo la capacità di prevenirli. Siamo in grado di stabilizzare la popolazione. Siamo in grado assicurare cibo e acqua potabile per tutti. Siamo in grado di vincere la povertà e creare uno sviluppo equo e sostenibile. Per fare tutto ciò, comunque, è necessario prima tutto riconoscere le reali proporzioni e le conseguenze di questi dati, e lavorare insieme per cambiarli. La sezione “Soluzioni” più avanti in questa guida, spiega in maggiori dettagli come possiamo farlo. 

 

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4.2  Arriveremo a 14 miliardi e mezzo?

Le varie ipotesi di crescita della popolazione        

Anche se nessuno sa come sarà in futuro la popolazione della Terra, i demografi hanno immaginato diversi scenari. Le 3 linee più basse del grafico - che mostra i diversi gradi di declino della fertilità nei prossimi 50 anni - rappresentano una "bassa", "media" e "alta" ipotesi alternativa formulate dalle Nazioni Unite. La linea più alta rappresenta uno scenario di fertilità "costante" - cioè la tendenza attuale - che porterebbe ad una popolazione mondiale di 14,4 miliardi di persone nel 2050.

(Grafico basato sui dati tratti da "World Population Prospects 1998" O.N.U. - elaborazione grafica di Flavia Palese)

Le ultime valutazioni delle Nazioni Unite (pubblicate nell'autunno del 1998) indicano che le percentuali di crescita della popolazione sono alquanto diminuite dalle punte raggiunte alla fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. 
Questo è dovuto principalmente alla diminuzione della fertilità in alcuni Paesi in via di sviluppo, grazie al progresso economico e sociale, e agli sforzi per la pianificazione familiare.

Sfortunatamente, è anche parzialmente dovuto all'aumento del numero di morti per fame, AIDS e altre malattie infettive, e delle vittime dei conflitti locali e regionali. Malgrado questo declino, tuttavia, la popolazione mondiale sta attualmente crescendo di 80, 85 milioni di persone ogni anno. Questo corrisponde grosso modo ad aggiungere ogni anno al mondo un’altra Germania, un’altra Spagna ogni 6 mesi, o un'altra San Francisco ogni 80 ore.


Questa crescita è un risultato del naturale incremento della popolazione, della diminuzione della mortalità e dell'aumento della longevità.
L'incremento naturale si definisce come un’eccedenza delle nascite sulle morti in un dato periodo. Secondo il World Population Data Sheet del 1999, pubblicato dal Population Reference Bureau, la percentuale delle nascite mondiali attualmente è in media 23 ogni 1000 abitanti, e i decessi in media 9 ogni 1000 abitanti.

I tassi di nascita variano a seconda della zona, da un massimo di 46 su 1000 nell’Africa centrale ad un minimo di 9 su 1000 nell’Europa orientale. Le alte percentuali riscontrate in regioni densamente popolate come l’Africa (39 nascite su 1000) e Asia centro meridionale (29 su 1000) sono una delle ragioni per le quali la crescita demografica è destinata a rimanere elevata malgrado un generale declino di fertilità.

La diminuzione della mortalità - dimostrata soprattutto dalla bassa mortalità infantile, poiché i bambini sono più soggetti a malattie e denutrizione - ha nel complesso compensato la diminuzione delle nascite. La percentuale di mortalità infantile nel mondo è diminuita da 156 morti su 1000 nascite nel 1950, a 57 morti nel 1999. Questo è un dato molto positivo, e un importante segno di generale miglioramento della salute mondiale, ma nel breve periodo contribuisce all’incremento della popolazione. (La mortalità infantile varia notevolmente in base alle zone e al benessere della popolazione, da 150 morti ogni 1000 nascite nel Sahara occidentale e Afghanistan, a 3.6 morti su 1000 in Svezia e 3.7 in Giappone. La percentuale di mortalità infantile negli Stati Uniti è di 7 su 1000, ma le percentuali sono più elevate tra alcune minoranze etniche.)

Anche l’aumento della longevità contribuisce all’incremento demografico nel breve periodo. Poiché più persone vivono più a lungo, l’equilibrio tra nascite e morti è cambiato. Nel 1950 il rapporto nascite - morti era approssimativamente 37 - 20 su 1000, meno di due nascite ogni morte. Oggi, la percentuale delle nascite è sceso a 23 su 1000, ma la percentuale delle morti è scesa a 9 su 1000 - un rapporto vicino a 2 nascite e mezzo ogni morte.

Questo è in parte dovuto al fatto che la popolazione mondiale è in media più giovane, ma è anche dovuto ad un allungamento della vita media, che è aumentata da 46 anni nel 1950 a 66 anni nel 1999. Questo è un altro dato positivo, che da una parte indica che le condizioni di salute generali sono migliorate, ma che dall'altra contribuisce anche ad aumentare la popolazione. (La longevità, come pure la mortalità infantile, varia largamente da regione a regione. La speranza di vita media in molte regioni sub-sahariane è attualmente in declino a causa dell’AIDS e delle guerre, e ora la media è di soli 49 anni; In Malawi è scesa a 36 anni, in Zambia a 37, e a 40 in Botswana e Zimbabwe. L’Europa occidentale e gli Stati Uniti, invece, hanno una media di 77 anni. La speranza di vita in Giappone, 81 anni, è la più alta nel mondo.)

Un altro fattore determinante al continuo incremento, è il cosiddetto "momentum". Anche se ogni coppia mettesse al mondo non più di due figli - il che è molto improbabile - bisogna ricordare che metà della popolazione mondiale ha meno di 25 anni. Dal momento che 3 miliardi di persone, la maggior parte delle quali vive nei Paesi in via di sviluppo, metteranno su famiglia nei prossimi 3 decenni, la popolazione mondiale continuerà a crescere di un miliardo ogni 12, 13 anni. 
Una crescita di queste dimensioni provoca una pressione insostenibile sui sistemi naturali, sociali, ed economici. Una popolazione in aumento ha bisogno di più infrastrutture, più servizi, più spazio, come anche più posti di lavoro e più risorse. Se i sistemi naturali, sociali ed economici non riescono a soddisfare queste necessità, il risultato sarà probabilmente un aumento della povertà, disintegrazione sociale e moti popolari.

80-85 milioni di nuove persone ogni anno richiedono anche, semplicemente, terreno necessario per produrre cibo, e acqua per bere e per lavarsi. Senza un’adeguata fornitura di cibo e acqua, importa poco se abbiamo abbastanza petrolio, oro, scuole o posti di lavoro. E malgrado l’aumento significativo della produzione di cibo durante l’ultima metà del secolo scorso, c’è una progressiva diminuzione della disponibilità di cibo pro capite. 


L'India raggiunge il miliardo

Agra - Taj Mahal - India
(foto di E. Menegon)

Nell’agosto 1999 la popolazione dell’India è arrivata ad un miliardo, quasi il triplo degli abitanti del 1948, quando la nazione ottenne l’indipendenza. Attualmente, la popolazione indiana sta crescendo ad un ritmo di circa 1,6% all'anno, ed è probabile che nel giro di qualche decennio diventi il Paese più popolato del mondo; ci si aspetta, infatti, che entro il 2016 l’India da sola avrà più abitanti dell'insieme di tutti i Paesi industrializzati (Russia esclusa).
Da quando ha ottenuto l’indipendenza, l’India ha compiuto notevoli progressi: la speranza di vita è aumentata del 60% (da 39 a 63 anni) e la fertilità si è ridotta di circa la metà (da 6 a 3,1 bambini per donna). Anche la percentuale di persone che vivono sotto il livello di povertà è diminuita, ma, a causa dell’aumento della popolazione, la Banca Mondiale sostiene che il numero totale di persone che vivono in povertà continua a salire.
Con una densità di popolazione già più del doppio di quella cinese e 10 volte quella statunitense, l’India soffre di molti mali: disboscamento, erosione del suolo, scarsità d’acqua, inquinamento dell’aria e dell’acqua e diminuzione della biodiversità. L'India ha anche parecchie dispute sui confine con Cina e Pakistan, e, come quei paesi, possiede armi nucleari.
L’India lotta da molto tempo per rallentare l’incremento demografico, ma, essendo una democrazia, ha generalmente evitato le drastiche misure adottate dalla vicina Cina.
La futura stabilità e prosperità dell’India dipenderanno dalla sua capacità di stabilizzare la popolazione; alcuni stati, come Goa e il Kerala, hanno raggiunto un tasso di nascite al di sotto dei livelli di sostituzione e alti livelli di benessere sociale grazie ad investimenti sulle pianificazione familiare, l'istruzione e i servizi sanitari. Altri hanno scelto di investire in una rapida industrializzazione e stanno ancora subendo una rapida crescita demografica.


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4.3  Abbondanza e miseria 

Come procede la produzione di cibo         

La "rivoluzione verde" ha fatto crescere in modo straordinario la disponibilità di cibo pro capite. L'applicazione di moderne tecniche di coltivazione ha aumentato la produzione di cibo - specialmente la produzione di cereali - più velocemente della crescita demografica tra gli anni ’50 e ’70. 
Il totale delle calorie disponibili pro capite è più alto oggi di 30 anni fa, e meno persone sono impiegate nella produzione di cibo.


Coltivazioni di riso in Viet Nam  
(foto di N. Galante)

Malgrado si ipotizzi che questa tendenza continuerà in futuro, comunque, la Rivoluzione verde sembra essere già finita. A partire dalla metà degli anni ’80, i raccolti di cereali per acro e la produzione totale pro capite sono diminuiti. (I cereali sono indicatori chiave perché costituiscono la base della dieta umana, sia direttamente come pane e riso o indirettamente come mangime per animali domestici).

Produzione_mondiale_di_cereali.gif (76262 byte)

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(Rielaborazione grafica di Flavia Palese)

Anche il raccolto record del 1997- attribuito alle condizioni climatiche favorevoli, alla semine di terre che erano state precedentemente lasciate in riposo e la produzione di cereali al posto di altre culture -  non è riuscito a riportare ai livelli precedenti le scorte mondiali di grano.  Come fa notare Norman Borlaug, il padre della rivoluzione agricola, questa non rappresenta la soluzione dei bisogni nutrizionali mondiali.

Nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace nel 1970, Borlaug affermò che i progressi nella tecnologia e nella produzione agricola avevano raggiunto solo un “successo temporaneo”, che avrebbe concesso alla Terra altri tre decenni per risolvere il problema della sovrappopolazione. 
La possibilità di una nuova rivoluzione agricola sembra inverosimile oggi, perché manca la maggior parte degli ingredienti necessari. L’immenso aumento nella produzione avvenuto tra il 1950 e il 1970, fu dovuto in gran parte all'introduzione di moderne tecniche di coltivazione e all’incremento delle aree coltivate. All’inizio della Rivoluzione Agricola, pesticidi, fertilizzanti chimici, meccanizzazione, ibridi di nuove specie di piante e nuovi metodi d’irrigazione erano disponibili a chiunque: infatti, esistevano già da tempo, e aspettavano solo di essere utilizzati. Oggi, gli insetti sono sempre più resistenti ai pesticidi, e i raccolti non rispondono più all'aumento dell'uso dei fertilizzanti, poche nuove specie di piante ad alta resa vengono ormai sviluppate e distribuite, mentre la scarsità d’acqua limita le possibilità d’irrigazione.

Anche l’espansione dell’agricoltura verso nuove aree non è più, oggi, un'opzione possibile: le terre più ricche vengono già utilizzate, e una parte significativa di queste ha iniziato a perdere produttività o è stata convertita ad altri usi.  Questo fatto, insieme alla crescita della popolazione, ha causato il declino nelle terre coltivabili pro capite a partire dal 1960. Le moderne tecniche di coltivazione hanno diminuito la fertilità della terra, per la mancata rotazione delle coltivazioni, per il compattamento e per la salinazione causata dall’eccessiva irrigazione; inoltre, dato che molte coltivazioni sono state estese verso aree con uno strato eccessivamente sottile di terra fertile o pendii soggetti ad erosione, molte aree stanno perdendo la loro fertilità, ed altre soffrono di desertificazione.

 

 

La perdita di terra coltivabile in America

"Le implicazioni a lungo termine (della perdita di terra coltivabile) sono preoccupanti. Nei prossimi 50 anni, la popolazioni degli Stati Uniti potrebbe aumentare del 50% e raggiungere i 390 milioni, mentre i coltivatori e gli allevatori perderebbero almeno il 13% di terra coltivabile: nella peggiore delle ipotesi, entro i prossimi 60 anni gli Stati Uniti potrebbero trasformarsi da esportatori di cibo a importatori. Anche se ciò non si avvererà, la perdita di spazi aperti, di habitat per le creature selvatiche, di luoghi di raccolta delle acque e altri benefici attribuibili alla campagna sono una ragione sufficiente perchè la nostra nazione controlli lo sviluppo edilizio delle aree agricole, riservando alle costruzioni i terreni meno adatti alla coltivazione."

L'American Farmland Trust conclude con le seguenti informazioni:

  • In America tutti gli Stati stanno distruggendo la loro campagna;

  • Gli Stati Uniti stanno sprecando la loro migliore terra coltivabile;

  • Lo sviluppo urbano procede in modo casuale e frammentato, aumentando la pressione sulla campagna più degli acri effettivamente perduti;

  • Convertendo la sua migliore terra agricola per usi urbani, gli Stati Uniti stanno di fatto limitando le loro future opzioni per risolvere i problemi sociali, economici, ambientali e di sicurezza alimentare;

  • Gli sforzi che negli Stati Uniti sono stati fatti per utilizzare al meglio la terra non sono di fatto riusciti a proteggere la terra coltivabile;

  • Finora, gli effetti più negativi della distruzione della terra sono stati nascosti dall'ampiezza delle risorse territoriali degli Stati Uniti;

  • Ma stanno già iniziando i primi conflitti sull'uso delle risorse del territorio degli Stati Uniti.  

Da "Farming on the Edge," ("Agricoltura al limite") di A. Ann Sorensen, Richard P. Greene, and Karen Russ, American Farmland Trust Center for Agriculture in the Environment, Northern Illinois University, 1997

Campi coltivati nello Stato di Washington

Foto N. Galante

 

Negli ultimi 50 anni, un’area grande quanto la Cina e l’India messe assieme ha sofferto di una  degradazione della fertilità da media a alta, a causa di tecniche di coltivazione distruttive.

È da notare, inoltre, che le nuove tecniche agricole hanno avuto un impatto notevole anche   sull'ambiente naturale, con la perdita di habitat naturali, il disboscamento, la trasformazione delle praterie in terre coltivabili, e la bonifica delle zone paludose allo scopo di ricavarne terreno coltivabile. L'uso incontrollato di pesticidi e fertilizzanti e la conseguente dispersione nell'ambiente sono fonte di problemi per la salute dell’uomo, a causa dell’inquinamento dell’acqua, della riduzione o della distruzione totale dell’ecosistema locale, ossia di piante, animali, insetti e microrganismi.

Il prosciugamento di laghi, fiumi, e torrenti, dovuto alla costruzione di dighe e alle deviazioni artificiali per l’irrigazione, hanno portato all’estinzione di molte specie in questi habitat, mentre l’aumento delle emissioni di metano causato dall'uso dei fertilizzanti e dalla produzione in larga scala di carne di animale contribuisce al cambiamento climatico globale. 
Le conversioni di terreni coltivabili in zone residenziali e centri commerciali, causati dalla crescita della popolazione, stanno ormai avvenendo a ritmi allarmanti. Con lo sviluppo e l’industrializzazione di molte nazioni, gli spazi dedicati all’agricoltura sono stati cementati per la costruzione di case, di centri commerciali, autostrade, zone industriali, oppure per nuove aree di parcheggio.
A partire dal 1957, a causa dell’incremento della popolazione e di questa conversione dei terreni agricoli in zone urbanizzate, la Cina ha visto diminuire di oltre il 50% l'estensione di terre coltivabili nel suo territorio. Anche in America, ogni anno viene cementata una porzione di terra vasta quanto lo stato del Delaware solo per far posto alla popolazione in crescita. 

A causa della combinazione dei fattori precedentemente elencati, questo decennio non ha visto un significativo aumento della produzione globale di cereali; nello stesso periodo, però, la popolazione umana è aumentata di circa 700 milioni di persone (il raccolto record del 1997 è stato solo del 6,7% superiore a quello del 1990, ed il raccolto del 1998 è stato leggermente inferiore. Durante lo stesso periodo la popolazione è cresciuta del 13%, per cui la disponibilità di grano pro capite era diminuita complessivamente del 5%).

Malgrado i miglioramenti nella tecnologia e nella produzione, nel 1997 circa 300 milioni di persone - più dell'attuale popolazione degli Stati Uniti - sono morte a causa della denutrizione. Le previsioni ottimistiche della Banca Mondiale e di altre fonti si sono dimostrate finora infondate, ed alcuni osservatori sostengono anzi che sarà difficile mantenere anche gli attuali livelli di produzione.

Non sembra che il calo nella produzione di cereali possa essere compensato da altre fonti di cibo, almeno per ora. Nonostante il record mondiale di pesca del 1996, l’ammontare di pesce disponibile per persona non è aumentato, a causa della crescita della popolazione, e gli attuali livelli di caccia non sono assolutamente sostenibili. Secondo la F.A.O. (l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa delle risorse alimentari, naturali e agricole) virtualmente tutte le aree di pesca del mondo vengono sfruttate al di sopra delle loro capacità di rinnovamento; dato che molte delle specie più pregiate di pesce (tonno, merluzzo e salmone) sono sempre più rare, la pesca ora si è spostata verso specie meno pregiate, come calamari, squali o razze.

L’acquicoltura, o “allevamento del pesce in cattività”, ha contribuito in modo significativo all'aumento di pescato negli ultimi anni; nel 1997, infatti, rappresentava il 23% della produzione mondiale. La maggior parte di questa crescita è stata registrata in Cina, e il prodotto non ha raggiunto i mercati mondiali. L'acquicoltura si basa principalmente su mangimi a base di cereali o di carne di pesce macinata; dato che la produzione mondiale di cereali e pescato sono in diminuzione, gli allevatori di pesce si troveranno sempre di più a competere per quelle risorse con altri settori dell'economia. L'allevamento di molluschi, sebbene non sia dipendente da altre fonti di cibo, ha bisogno di acqua pulita abbondante e ricca di nutrienti, ed è molto sensibile all'inquinamento. Queste attività, inoltre, provocano talvolta nuovi problemi, a causa della contaminazione dell'acqua e la distruzione dell'habitat di altre specie.

 

 

Le guerre del pesce

Attualmente il pesce rappresenta il 16% della dieta umana in tutto il mondo. 
Tuttavia, la maggior parte delle riserve di pesca sono a rischio: secondo la FAO, tre quarti delle più ricche riserve di pesca sono ormai state sfruttate al limite o oltre la loro capacità di rinnovamento, così
come i tre quarti delle specie di pesce più pescate al mondo. 
Man mano che sempre più persone entrano in competizione per accaparrarsi le risorse alimentari (e man mano che quelle risorse acquistano un valore economico sempre maggiore), aumentano anche i conflitti causati dal tentativo di impadronirsi e difendere i diritti di pesca.  
E, infatti, le "guerre del pesce" sono sempre più comuni nella maggior parte degli oceani. Come documentato da Greenpeace in occasione della Conferenza sulla pesca oceanica organizzata dalle Nazioni Unite nel 1995,
“dalle guerre del tonno nell’Atlantico nord-occidentale alle guerre del granchio del Pacifico nord-occidentale, da quelle per il calamaro nel Pacifico Settentrionale a quelle per il pollack nel mare di Okhotsk, comprendiamo che questi sono tutti segnali del pericolo che corrono le riserve di pesca.”
Esistono anche "guerre del pesce" più localizzate, per esempio tra la Norvegia e l'Islanda, tra il Canada e la Spagna, tra l'Argentina e Taiwan e tra l'Indonesia e le Filippine. Nel Pacifico nord-occidentale, avvengono regolarmente battaglie verbali e legali riguardanti il declino dei salmoni tra Stati Uniti e Canada, Alaska e British Columbia, lo Stato di Washington e British Columbia, pescatori nativi e non nativi, pescatori dilettanti e professionisti. 

Pescherecci a Danang, Vietnam

Foto N. Galante

 

L’allevamento di animali da macello, come bovini, suini e pollame, è aumentato in maniera notevole, quadruplicandosi dal 1950; ciò è dovuto all’elevata domanda, via via che sempre più gente adotta una dieta ricca di proteine, e ad una produzione più intensiva grazie a nuove tecniche.

Mantenere un aumento costante di produzione, tuttavia, richiederà più terre adibite al pascolo e/o all’agricoltura: ma la produzione mondiale di grano sta diminuendo relativamente alla popolazione, e l'eccesso di animali ha già danneggiato molti pascoli. Questo spiega come mai in questo decennio l'aumento di produzione sta rallentando e perché alcuni osservatori predicono che l’incremento nella produzione della carne non può essere sostenibile: la carne diventerà probabilmente molto più costosa e quindi meno disponibile per la povera gente. Secondo gli studi effettuati dalla F.A.O., nel 2025 sarà necessario aumentare la produzione mondiale di cibo del 75% per poter nutrire tutta la popolazione. 

 

 

La politica della fame

La continua crescita della popolazione significa che in futuro dovremo produrre molto più cibo per nutrire tutti, ma al momento esiste sufficiente cibo sulla terra da garantire una dieta adeguata all'intera popolazione mondiale. Ciò nonostante, oltre 800 milioni di persone soffrono la fame, soprattutto donne, bambini, anziani e popolazione rurale, perchè il cibo è prodotto e distribuito in modo molto ineguale.
C'è una differenza enorme tra nazioni ricche e povere e fra individui ricchi e poveri. Secondo la FAO, le nazioni sviluppate, con un quarto della popolazione mondiale, consumano circa la metà di tutto il cibo prodotto; ciò accade a causa del potere d'acquisto garantito dalle loro forti economie. Al contrario, le nazioni più povere spesso non riescono a produrre abbastanza cibo per nutrire la loro popolazione, o sono costrette ad esportare parte del cibo che producono per pagare gli interessi del debito estero; i poveri di quelle nazioni (ma anche delle nazioni ricche), inoltre, spesso non possono semplicemente permettersi di acquistare cibo. Inoltre, la produzione di cibo può diminuire anche perchè, perfino nelle nazioni più affamate, i contadini rinunciano a seminare culture per le quali non riceveranno un pagamento adeguato.
Le nazioni possono anche seguire politiche economiche che spingono i contadini a coltivare prodotti da vendere all'estero per guadagnare moneta forte, trascurando i bisogni dei loro cittadini. All'inizio degli anni '90, per esempio, il Brasile era il maggior esportatore mondiale di caffè e succo d'arancia, il secondo esportatore di soia e il terzo di polli; contemporaneamente, due terzi dei cittadini brasiliani erano malnutriti.
  
Il cibo può essere anche usato come arma; nell'interminabile guerra civile che si combatte in Sudan, per esempio, il governo ha intenzionalmente interrotto la fornitura di cibo nelle aree in rivolta, causando una devastante carestia. E anche quando il cibo non viene usato come arma, le guerre impediscono la produzione e distribuzione di cibo, o l'arrivo di un gran numero di profughi mette a dura prova le possibilità locali.
Le soluzioni ai problemi della fame - tra le quali ricordiamo l'investimento nelle donne (che producono la maggior parte del cibo per consumo locale in molte regioni del mondo), la creazione di posti di lavoro e stili di vita sostenibili, la protezione dell'ambiente, le riforme agricole, l'accesso al credito, e il rispetto dei diritti umani - sono anche quelle che rallentano naturalmente la crescita della popolazione; e a sua volta, stabilizzare la popolazione renderebbe più facile garantire a tutti un'alimentazione adeguata. 
Come dice la FAO, "la fame e la pressione della popolazione sono tra loro collegate".  


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4.4  Un pianeta assetato 

Analisi delle riserve di acqua                   

Giovane venditrice d'acqua 
a Fatehpur Sikri - India
(foto di E. Menegon)

Importante quanto il cibo per la sopravvivenza dell’uomo, anche l’acqua sta divenendo sempre meno disponibile. La maggior parte dell'aumento della produzione di cibo registrata durante la rivoluzione agricola, soprattutto per quel che riguarda i cereali, è stata ottenuta grazie a nuovi progetti d’irrigazione e allo sfruttamento delle falde acquifere fossili (sono necessarie infatti, 1000 tonnellate d’acqua per produrre una tonnellata di grano).
Ora, molte di queste falde, in gran parte riserve sotterranee che si formarono durante le prime ere geologiche e che vengono rifornite solo in minima parte dalle precipitazioni, sono state gravemente depauperate.

Il sistema di falde acquifere Ogallala, che rifornisce circa il 30% dell'acqua destinata all'irrigazione negli Stati Uniti, ha subito in alcune zone un abbassamento del suo livello di più di 30 metri, e in alcune aree è stata ormai sfruttata fino all'ultima goccia. Ciò spiega perché in alcune zone del Texas le aree irrigate siano scese del 30% negli ultimi 20 anni e perchè la produzione agricola nel Texas settentrionale e occidentale sia diminuita in modo significativo.
Nel nord della Cina le falde acquifere stanno abbassandosi con un ritmo di un metro l’anno.

Questo dato è particolarmente preoccupante in una nazione in cui già più di 300 città soffrono di mancanza di un’adeguata fornitura d’acqua. Questa situazione peggiorerà ulteriormente man mano che la crescita della popolazione spingerà molte persone a trasferirsi dalle campagne alle città in cerca di lavoro, aumentando così ulteriormente la domanda di acqua nelle zone urbane.

Pozzo di un villaggio in Rajastan - India. 
L'acqua viene sollevata con secchi e carrucole dagli uomini, con l'ausilio di buoi, e trasportata al villaggio dalle donne. 
(foto di E. Menegon)

L’acqua è già così scarsa attorno alla capitale della Cina, Pechino, che nel 1994 fu proibito agli agricoltori di utilizzarla per l’irrigazione.
Anche la portata d'acqua di molti fiumi sta diminuendo; a causa delle dighe e delle deviazioni per scopi agricoli o industriali, molti grandi fiumi, come il Nilo, il Gange, l’Huang He e il Colorado, a volte raggiungono l'oceano praticamente in secca. Di conseguenza, gli ecosistemi vengono danneggiati e la fauna che dipende dal fiume è in netto declino. Ciò minaccia non solo la sopravvivenza economica, ma anche la salute fisica delle comunità locali. 
La quantità di acqua dolce rinnovabile disponibile ogni anno è più o meno sempre la stessa, a causa del ciclo idrogeologico. Questo sistema naturale consiste nell’evaporazione dell’acqua degli oceani, che poi si condensa e ricade sotto forma di precipitazioni sulla Terra. Di queste precipitazioni, circa il 70% evapora nuovamente, ed un altro 20% viene portato via da piene e alluvioni. Il rimanente 10% filtra nella terra, e rifornisce laghi, fiumi, paludi, e sistemi biologici. L’acqua in circolazione è quindi sempre costante, e se il numero di persone che abitano la Terra aumenta, ci sarà sempre meno acqua disponibile pro capite.   
Infatti, a causa della crescita della popolazione, l'acqua disponibile pro capite è diminuita di 1/3 rispetto al 1970.

Acqua dolce pro capite.gif (24939 byte)

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(Rielaborazione grafica di Flavia Palese)

Circa 80 Paesi soffrono già in qualche modo di scarsità d’acqua, e in circa due dozzine di questi paesi la scarsità ha raggiunto dei livelli preoccupanti. Siccome molti dei Paesi che hanno già problemi di rifornimento idrico sono proprio quelli nei quali la popolazione è in rapida crescita, il problema di rifornimento d'acqua non potrà che peggiorare. Uno studio della Population Action International prevede che nel 2050, a causa della crescita della popolazione, tra i 2 e i 7 miliardi di persone (a seconda del ritmo di crescita della popolazione), avranno dei problemi più o meno gravi di scarsità d'acqua.

Questo spiega perché il governo degli USA ha identificato in parecchie regioni del mondo un potenziale conflitto interno e/o esterno ai confini sull’approvvigionamento idrico.
(Si definisce situazione di crisi idrica quando la disponibilità d'acqua annuale è inferiore ai 1.667 metri cubi per persona, e superiore ai 1000. Gli Stati Uniti prevedono di disporre di 9000 metri cubi annui, ma, a causa della distribuzione ineguale, in questi ultimi anni molte comunità in parti diverse della nazione hanno già sperimentato situazioni di scarsità d'acqua .) 


Le guerre dell'acqua

Quasi il 40% della popolazione mondiale vive nei pressi di fiumi i cui bacini sono condivisi geograficamente da più di due stati; e ciò fa sì che poche aree del mondo siano esenti dalle tensioni che si creano per il possesso delle riserve d’acqua. In Asia, India e Bangladesh sono in conflitto per i diritti sull'uso dell'acqua del Gange,  mentre le nazioni attraverso cui scorrono l'Amu Dar’ya e lo Syr Dar’ya utilizzano così tanta acqua che il lago d’Aral si sta prosciugando.
In Africa, più di 57 tra laghi e bacini di fiumi sono condivisi da più di due paesi. Nel sud, la Namibia e il Botswana dipendono in termini d’acqua dal fiume Okawango, ma per soddisfare il fabbisogno della loro popolazione in crescita viene minacciato il suo delta, considerato uno delle riserve biologiche più importanti del pianeta (entrambe le nazioni, estremamente povere, stanno armandosi per proteggere la loro riserva d'acqua).
Nel nord, la sopravvivenza dell’Egitto è strettamente legata al fiume Nilo, anch’esso condiviso da ben otto paesi.
Nel Medioriente, dove la popolazione cresce ad un ritmo tra i più alti del mondo, Israele, Giordania e l'Autorità Palestinese sono in perenne conflitto anche per i diritti all'utilizzo dell'acqua del fiume Giordano e per la disponibilità di falde acquifere sempre più povere. 
A nord, la Turchia si è imbarcata in un progetto per la costruzione un’enorme diga, la quale potrebbe mettere a repentaglio le risorse idriche di Siria, Iran e Iraq.
Nel nord America invece, Messico e Stati Uniti sono entrati in competizione per l'acqua del Rio Grande, mentre Colorado, Utah, Arizona e California, cioè gli Stati a crescita più rapida degli USA, dipendono tutti da un unico fiume, il Colorado.

 

Il Rio Grande nei pressi di Lajitas; il fiume segna il confine fra Texas e Messico. 
Nonostante il nome, il Rio Grande non ha una grande portata d'acqua, 
e scorre attraverso un territorio prevalentemente desertico. 
(Foto di N. Galante) 


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4.5  La ricchezza e la povertà delle nazioni e dei popoli

L'abisso sempre più profondo tra ricchi e poveri        

 

Un altro punto chiave riguarda il reddito personale e l'equità economica. Questi punti sono particolarmente importanti, perché, con lo sviluppo e l’urbanizzazione della società, la gente deve acquistare i beni essenziali, come cibo ed acqua o case dove abitare, anziché produrli da sé. E, proprio come la quantità di cibo e di acqua disponibili sono in declino, appaiono in declino anche i dati relativi all'equità economica. 

A partire dal 1950, il Prodotto Interno Lordo Mondiale (GWP), è aumentato di ben sei volte, risultato ovviamente molto positivo da un punto di vista economico. Tuttavia, durante lo stesso periodo, il GWP ha subito un incremento del 2,5% se commisurato pro capite, a causa della crescita della popolazione. 

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Dati tratti da: United Nations Human Development Reports. 
Graphic copyright Facing the Future, 2000.
(Rielaborazione grafica di Flavia Palese)

Inoltre, poichè questi dati sono stati ottenuti semplicemente dividendo il GWP per la popolazione, in realtà non riflettono la crescente differenza che c’è tra ricchi e poveri; dal 1960, questa differenza è aumentata da 30 a 1 a oltre 78 a 1.
Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni unite, nel 1998 il 20% delle persone più ricche, controllava l’86% del reddito mondiale, mentre il 20% dei più poveri ne controllava solo l’1.1%.
Le 225 persone più ricche del mondo controllano da sole una ricchezza pari a quella dei 2 miliardi e mezzo di persone più povere, mentre le tre persone più ricche del mondo possiedono, da sole, la stessa ricchezza di tutte le nazioni meno sviluppate e i loro 600 milioni di abitanti messi insieme. Il Programma dello Sviluppo delle Nazioni Unite ha stimato che nel 1999 più di 80 nazioni avevano un reddito individuale inferiore a quello di 10 anni prima, a causa della combinazione di diversi fattori (crescita della popolazione, problemi strutturali e disparità sempre maggiori).
In altri 55 Paesi (soprattutto nell’Africa Sub Sahariana, nell’Europa Orientale e nella Confederazione degli Stati Indipendenti) il reddito individuale sta ancora scendendo. 


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4.6  Dalla scarsità di risorse all'insicurezza collettiva

Le risorse diminuiscono?  I problemi si ingigantiscono     

 

Tutti i dati riguardanti l’incremento della popolazione e la sicurezza economica, alimentare ed idrica confermano la stessa tendenza, e cioè che le risorse di base a disposizione del pianeta stanno diminuendo. È importante notare che la scarsità di risorse causata dalla popolazione assume due forme: quella ambientale e quella strutturale. La prima si riferisce alla scarsità di risorse dovuta al degrado ambientale, come l’erosione delle terre coltivabili o il prosciugamento delle falde acquifere, o all’incremento della domanda di beni a causa dell'aumento della popolazione o dell'aumento dei consumi pro capite. La scarsità strutturale, invece, è il risultato di un’ineguale distribuzione delle risorse, che porta, ad esempio, alla concentrazione della ricchezza in una ristretta cerchia di popolazione, mentre la maggior parte di questa rimane prevalentemente povera.

Le terre coltivabili, la produzione di cereali, la pesca, le aree forestali, l’acqua dolce … in tutto il pianeta la disponibilità pro capite di queste risorse sta diminuendo. Tra le diverse nazioni, come pure al loro interno, i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. La crescente scarsità è a sua volta collegata al degrado ambientale, al declino del benessere sociale, alla migrazione interna o internazionale e ai conflitti civili o tra diverse nazioni, perchè la gente lotta per conservare il proprio standard di vita o semplicemente per sopravvivere.

(rielaborazione grafica di Flavia Palese)

In breve, il rapido incremento della popolazione, combinato con stili di vita sempre più consumistici in un numero crescente di nazioni, contiene in sé stesso le cause alla base di tutte le questioni più gravi che abbiamo affrontato; esse funzionano come un pericoloso circolo vizioso, nel quale sempre più gente utilizza e consuma sempre più risorse, cosa che danneggia sempre di più l’ambiente, cosa che, a sua volta, peggiora la scarsità di risorse. Tutto ciò, addizionato alla distribuzione ineguale dei beni (causata sia dalle discriminazioni che dalla povertà, dato che i poveri non riescono a pagare prezzi troppo elevati delle risorse che scarseggiano), dà come risultato l'aggravamento della povertà, la frammentazione della società, il degrado ambientale e conflitti sociali e politici interni più intensi. 


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4.7  Qualche buona notizia

Come possiamo influenzare positivamente il nostro futuro      

 

C’è un antico proverbio cinese che dice: “Se non cambi strada, finirai là dove sei diretto"
Esaminando le tendenze indicate dai dati che abbiamo esaminato, non dobbiamo dimenticare che esse sono, appunto, solo tendenze: non si realizzeranno necessariamente, perchè abbiamo le conoscenze, le tecnologie, e anche i capitali necessari per cambiarle. Ma è necessario avere anche la volont
à di farlo.
Sappiamo che la fertilità ha subito un declino nei ultimi 50 anni, e sappiamo anche il perché: maggiore disponibilità di anticoncezionali, più alti livelli di istruzione, miglioramento della condizione sociale e dei diritti delle donne, e anche migliori opportunità economiche per molti.


Scolarizzare le donne: 
un obiettivo irrinunciabile. 
Nella foto: donne boliviane imparano 
a leggere e scrivere
(foto: www.popinfo.org)

Ma possiamo e dobbiamo fare di più. Centinaia di milioni di coppie non hanno ancora accesso a metodi di controllo delle nascite, e non possiedono, quindi, un modo sicuro ed economico per scegliere quanti figli avere e quando; centinaia di milioni di bambini nel mondo non vanno a scuola, o sono costretti ad abbandonarla molto presto per aiutare economicamente le loro famiglie; tradizioni sociali ed economiche discriminano e privano dei loro diritti le donne; e, troppo spesso, decisioni di importanza vitale vengono prese solo sulla base dei profitti a breve termine, senza tener conto dell'impatto a lungo termine sull'ambiente e sulla popolazione. 
Tutti questi fattori interagiscono fra di loro e provocano ulteriore crescita della popolazione, scarsità e povertà, che, a loro volta, provocano migrazioni, conflitti, distruzione ambientale.
Ma tutti questi problemi possono essere risolti attraverso politiche eque, sostenibili e basate su incentivi. Anche i singoli individui possono fare la differenza, ogni giorno. E, come diceva il giornalista Wes "Scoop" Nisker, ”Se non ti piacciono le notizie che leggi, esci di casa, e falle un po’ tu!”
Visita il capitolo Che fare? Soluzioni personali e soluzioni globali di questo sito web per vedere cosa puoi fare oggi stesso per cambiare le cose.  


 

 


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