| GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA |
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Ragazze finlandesi (Helsinki)

Una ragazza Uygura con la
sorellina a Kashgar (Cina)
Potranno mai avere le stesse opportunità?
(foto di N. Galante)
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L'IMPATTO
ECONOMICO E SOCIALE DELLA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE
(a
cura di Flavia Palese)
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Il rapporto esistente tra
incremento demografico e degrado ambientale può essere facile da
capire, ma l'impatto economico e sociale di quello stesso incremento
è spesso più difficile da percepire.
A prima vista, fame,
povertà, malattia e disoccupazione, come pure mancanza di casa,
criminalità, migrazioni e guerre possono non apparire logicamente
collegati all'aumento della popolazione; ma se ricordiamo l’esempio
dello scacciaspiriti, possiamo renderci conto che questi problemi
sono tra loro strettamente correlati. Infatti,
più persone significano
più bisogni: ogni persona in più ha bisogno di più cibo, più
acqua, più case e più lavoro.
L'aumento della popolazione richiede
anche un aumento delle infrastrutture: trasporti, energia, sistema
di smaltimento dei rifiuti… Più persone richiedono anche più
servizi, dalla protezione della polizia all’assistenza sanitaria.
Quando le risorse sono insufficienti per la popolazione (o quando la
popolazione cresce più velocemente rispetto alla capacità di
fornitura di servizi e risorse) le risorse iniziano a scarseggiare.
Se il cibo scarseggia, la popolazione ha fame, se le case
scarseggiano, le persone rimarranno senza dimora, e se i posti di
lavoro sono insufficienti, le persone resteranno disoccupate.
La
scarsità di risorse dovuta alla pressione della popolazione (e ad
un’iniqua distribuzione delle risorse) causa un gran numero di
problemi: obbliga le persone ad emigrare, aggrava le tensioni
sociali, religiose ed etniche e provoca guerre e rivolte.
Di
fatto, tutti i più seri problemi che oggi ci troviamo a dover
affrontare sono causati o aggravati dalla crescita demografica. A
meno che questa crescita non venga controllata, sarà difficile - e
forse anche impossibile - risolvere questi pressanti problemi.
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6.2
Il
gioco dei numeri
Basta
fare i conti...
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Un modo per capire la
pressione esercitata sulle istituzioni sociali ed economiche dalla
crescita della popolazione è attraverso la formula H = R ¸
P.
Questo significa che la condizione umana (H) è determinata dalle
risorse disponibili (R) divise per la popolazione (P).
Più
semplicemente, maggiore il numero di persone che necessitano di una
fetta di una particolare torta, più piccola sarà la fetta che
ognuna di esse riceverà. Solo se la quantità di risorse consumate
è sostenibile e la produzione eguaglia o supera la percentuale di
crescita della popolazione, le condizioni di vita migliorano.
La formula H = R ¸
P può essere facilmente provata con un gran numero di esempi in
tutto il mondo, che dimostrano che le risorse essenziali come terra coltivabile,
foreste, pesca e disponibilità di acqua potabile stanno tutte
diminuendo se misurate sulla base della disponibilità individuale.
La validità della formula H = R ¸ P
può essere dimostrata anche da un punto di vista economico.
Dal
1950, il Prodotto Mondiale Lordo (PML) è aumentato di almeno sei
volte; durante lo stesso periodo, tuttavia, a causa dell’incremento
demografico, il PML pro capite è aumentato solo di due volte e
mezzo.
Poiché il PML pro-capite è determinato semplicemente dalla
divisione del PML per la popolazione, esso non riflette la crescente
differenza - sia all'interno delle stesse nazioni che tra nazioni
diverse - tra ricchi e poveri.
Nel 1999 il Programma di Sviluppo
delle Nazioni Unite (PSNU) ha stimato che, a causa della crescita
demografica, della disparità economica e dei problemi strutturali
(inclusa la corruzione) che ne stanno alla base, il 20% più ricco
della popolazione mondiale consumava l’86% di beni e servizi,
mentre il 20% più povero della popolazione ne consumava poco più
dell’1%.
Nel 1998, un comitato delle Nazioni Unite ha concluso che
più di un miliardo di persone viveva con meno di un dollaro al
giorno, e almeno 3 miliardi vive con meno di 2 dollari al giorno.
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Percentuali
contro numeri
Esempi
di scarsità di risorse causate dal fatto che popolazioni sempre
maggiori competono per appropriarsi di risorse limitate sono molto
frequenti.
Dato che ci sono sempre più persone, anche se la percentuale
di persone bisognose diminuisce, il numero
totale di queste persone cresce
costantemente.
Secondo il PSNU (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite), per
esempio, “anche se l' incidenza relativa di povertà,
analfabetismo e fame è scesa o è rimasta costante, con l'aumento
della popolazione il loro numero assoluto è aumentato. Nell’Africa
sub-sahariana numerosi indici di benessere sono scesi”.
Questo significa, per esempio, che anche se un’alta percentuale di
bambini va a scuola, a causa della rapida crescita demografica il
numero totale di bambini che non va a scuola, in molte regioni, è
più alto che mai. La ricerca del PSNU indica che nel mondo
sviluppato, 130 milioni di bambini non frequentano la scuola
elementare e più di 275 milioni la scuola media. Nell’America
Latina come nei Carabi, nell’Asia meridionale come in Africa, solo
metà dei bambini che iniziano la prima elementare arriva in
quinta.
Questo ci aiuta a capire perché, nonostante in India la percentuale
di persone che vivono al di sotto del livello di povertà si sia
ridotta, il numero di persone povere stia costantemente aumentando a
causa dell’incremento demografico. Si spiega così anche il fatto
che i tassi di disoccupazione possono essere più bassi in
alcuni Paesi rispetto ad altri, anche in presenza di un gran numero
di persone disoccupate.
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A scuola a Jaisalmer (Rajastan) - India
Questa è veramente la loro aula
(foto di E. Menegon)
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6.3
La
nascita delle megalopoli Più
grande non significa migliore |
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Uno
degli esempi più visibili della crescita della popolazione mondiale
è l'aumento dell’urbanizzazione. Dal 1950, il numero di persone
che vivono in città è più che quadruplicato - da circa 700
milioni ai circa 3 miliardi di oggi - soprattutto nei Paesi in via
di sviluppo. Questo andamento è destinato a continuare, man mano che
l'incremento demografico, il degrado ambientale e la perdita di
posti di lavoro nel settore agricolo spinge le persone dalle aree rurali
alle città.
Le previsioni delle Nazioni Unite ipotizzano che nel
2025 circa 4 miliardi di persone vivranno nelle città. La rapida
urbanizzazione è associata ad un gran numero di problemi a
carattere sociale ed economico, inclusi l’inquinamento, il
crimine, la disoccupazione, la trasmissione delle malattie, la
povertà ed una carenza di abitazioni.
La crescita della popolazione
mette a dura prova le istituzioni politiche, mentre la
gente che affluisce dalle campagne richiede sempre più servizi, e le città
spesso non riescono a fornire abitazioni, acqua
pulita o servizi sanitari ad una popolazione in crescita costante.
Nel 1990 le Nazioni Unite hanno stimato che 600 milioni di persone
residenti in Paesi in via di sviluppo vivevano “in case e
quartieri pericolosi e degradati dal punto di vista sanitario”. E'
probabile che il numero di senza-tetto, in quelle regioni, raggiunga
i 200 milioni, e si calcola che nella sola America Latina ci siano
20 milioni di “ragazzi di strada”. |
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6.4
Correlazioni Popolazione
e criminalità, salute e posti di lavoro |
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Popolazione e criminalità
A
causa degli alti indici di natalità e per il fatto che la maggior
parte degli emigranti appartiene alla fascia d’età fra i 15 e i
25 anni, molte città hanno una popolazione giovane. Questo fatto
non solo provoca pressione sul sistema scolastico e sul mercato del
lavoro, ma anche tensione sociale e politica. I giovani sono più
facilmente coinvolti in attività criminali, e, in molte città del
mondo sviluppato, crimine e violenza stanno pericolosamente
aumentando.
In India, il Paese con il più veloce incremento
demografico ed il secondo più popolato, c’è un forte legame tra
crescita della popolazione, degrado ambientale e violenza. Tra il
1955 ed il 1985, la popolazione totale è quasi raddoppiata, mentre
l’incidenza della violenza nelle città è aumentata di sette
volte e il numero di vittime per queste violenze è aumentato di
oltre dieci volte.
Esempi simili si possono trovare in luoghi
diversi come Rio de Janeiro (Brasile), Lagos (Nigeria) e Dacca (Bangladesh).
Studi negli Stati Uniti hanno anche dimostrato che esiste una
relazione tra le dimensioni di una città e la percentuale di
criminalità: le città più grandi generalmente soffrono di più
crimini pro capite rispetto alle città più piccole. Ancora più
significativi sono i recenti studi sulle maggiori città
statunitensi, che indicano un forte legame tra crimine, povertà e
sovraffollamento: malgrado la comune convinzione che violenze e
crimini siano principalmente commessi da giovani maschi afro-
americani, questi studi indicano che la razza non è un fattore
di particolare importanza nel comportamento criminale, ma che invece
i crimini vengono più facilmente commessi da gente povera - senza
distinzione di razza - che vive in condizioni di sovraffollamento.
Gli afro-americani appartenenti alla classe media non sono coinvolti
in tali reati più di bianchi, asiatici o latino-americani
appartenenti alla stessa classe. La più alta incidenza di crimini
tra afro-americani è attribuita dallo studio ad una maggiore
incidenza di povertà e alla maggiore concentrazione di afro-americani in ambienti urbani densamente popolati. |
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Popolazione e salute
Per quel che
riguarda la sanità, la formula H = R ÷ P significa che, per
mantenere costanti i livelli dei servizi sanitari in presenza di una
popolazione in crescita, sono necessari più medici, più ospedali e
più medicinali. Purtroppo, le difficoltà
economiche dei governi possono rendere ciò molto difficile se la
popolazione cresce molto rapidamente. Altri studi
indicano anche che più veloce è il tasso di crescita della
popolazione, meno è probabile che i programmi di vaccinazione possano prevenire le malattie dell’infanzia, come morbillo, rosolia
e orecchioni, semplicemente perché i bambini da vaccinare sono troppi.
Anche i problemi di salute nelle metropoli sono collegati alla densità della popolazione ed al degrado
ambientale: le malattie vengono trasmesse più facilmente in condizioni
di affollamento, e la scarsità di acqua pulita e fognature incrementa l’incidenza di molte malattie, come il colera;
anche l'incidenza della tubercolosi e dell' HIV/AIDS è maggiore nelle zone urbane.
Il nesso tra aumento della popolazione e problemi sociali e sanitari non è limitata al solo mondo in via di
sviluppo;infatti, c’è
una diretta relazione tra crescita della popolazione e declino del
benessere negli Stati Uniti. Secondo l’Index of Social Health
pubblicato dalla Fordham University, lo stato di salute sociale della
popolazione americana è diminuito di più del 40% nei 27 anni dall’inizio
dello studio, mentre la popolazione è cresciuta più del 30%.
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Popolazione e lavoro
La formula H = R ÷ P può
essere
utilizzata anche per quanto riguarda il lavoro.
La crescita economica
e produttiva è aumentata in modo notevolissimo durante la seconda metà del
XX° secolo, in gran parte grazie all’incremento della
meccanizzazione ed ai progressi tecnologici; il risultato
di questo sviluppo, però, è stato un calo dei posti di lavoro
disponibili nel settore
agricolo e manifatturiero, e questo proprio nel momento in cui sempre più
lavoratori
entrano nel mercato del lavoro a causa della crescita della popolazione.
Parte di questa perdita è stata compensata dall’incremento dei
posti di lavoro nei servizi, ma spesso con uno stipendio più basso. In questo
caso, i posti di lavoro (R) non sono aumentati in proporzione alla
popolazione (P), e i risultati sono salari più bassi e maggiore
disoccupazione, o declino della sicurezza economica (H).
Il declino del livello di vita a causa della disoccupazione e degli stipendi più bassi
è un problema globale: l’Organizzazione
Internazionale del Lavoro (OIL) calcola che, in una forza-lavoro
mondiale di 3 miliardi di persone, dal 25 al 30% di lavoratori sono sottoccupati e circa
150 milioni di lavoratori sono completamente disoccupati. Nella sua relazione sull’occupazione mondiale del
1998-1999, l’OIL osserva che “…in generale, con poche eccezioni, la situazione
dell'
occupazione è rimasta sfavorevole, e gli alti livelli di
disoccupazione sono fonte di considerevoli preoccupazioni nella maggior
parte del mondo. Sebbene le prospettive appaiano migliorate in alcuni
Paesi industrializzati, ciò non riesce a controbilanciare le
persistenti difficoltà nei Paesi dell'Europa centrale e orientale e
le condizioni in netto peggioramento dell'Asia orientale. In altri
luoghi, come l'Asia meridionale e l'Africa, non c'è stato nessun
miglioramento significativo, e in Sud America, anche se la crescita
economica è ricominciata, non c'è nessun segno che i livelli di
disoccupazione inizino a scendere."
Secondo l'OIL, ogni anno entrano nel mercato del lavoro 47 milioni di
nuovi lavoratori, e nei prossimi 20 anni l'ONU prevede l'ingresso nel
mondo del lavoro di 750 milioni di nuovi lavoratori, soltanto a causa
della crescita della popolazione.
In Cina, almeno 120 milioni di persone sono disoccupate nelle aree
rurali, e da 70 a 150 milioni di liudong renkou, o
"persone fluttuanti" migrano di città in città in cerca di
lavoro. La maggior parte di questa scarsità di posti di lavoro si
trova nella Cina meridionale e occidentale: ciò spiega l'influsso di
lavoratori provenienti dal Sichuan in Tibet, cosa che esacerba le
tensioni già presenti.
E, di nuovo, neppure gli Stati Uniti sono immuni da questo problema; a
causa dell'aumentata automazione e l'aumentata offerta di lavoro, gli
stipendi reali non sono praticamente aumentati dal 1973 al 1997, e in
alcuni periodi sono addirittura diminuiti. L'unico aumento si è
verificato soltanto nel 1998 e 1999, grazie ad una lunghissima
espansione economica.
Il Messico, la cui popolazione cresce ad un ritmo del 2.2% annuo,
avrebbe bisogno di creare un milione di nuovi posti di lavoro
all'anno, risultato a cui non si è mai neppure avvicinato. La
mancanza di opportunità economiche è la causa principale degli alti
livelli di emigrazione legale e clandestina verso gli Stati Uniti, e,
insieme a mancanza di terra coltivabile, degrado ambientale e
ingiustizia sociale, rappresenta una delle ragioni di conflitto
sociale in regioni come il Chiapas.
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6.5
Popolazione
e povertà E'
la crescita della popolazione che causa la povertà o
è la
povertà che provoca la crescita della popolazione? |
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La povertà è
parte integrante del complesso problema della popolazione. La
povertà è causa di rivolte sociali, violenza
domestica, gravidanze non volute, uso di droghe illegali, distruzione ambientale, e, come già menzionato,
criminalità. Se sia la crescita demografica che causa la povertà o
la
povertà che causa la crescita demografica è motivo di intenso dibattito
(e noi riteniamo che entrambe siano vere!). Ciò che è chiaro è che, malgrado gli sforzi che si stanno sostenendo per
prevenirla, la povertà sta aumentando: infatti, la percentuale di persone
in condizione di povertà sta diminuendo, ma il numero assoluto sta
crescendo. Nel mondo in via di sviluppo, più di 1.3 miliardi di
persone vivono con meno di un dollaro al giorno, e circa un miliardo
non dispone di servizi essenziali quali acqua potabile, fognature,
istruzione e assistenza sanitaria.
Più di 800 milioni di persone nel mondo non hanno cibo a
sufficienza, e secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite,
più di un terzo dei bambini del mondo in via di sviluppo
sono malnutriti. Il PSNU stima inoltre che ogni mese quasi due milioni di
persone, molti dei quali bambini, scendono al di sotto del livello di
povertà e, secondo le Nazioni Unite, nel 2000 più di tre
famiglie su quattro negli agglomerati urbani dei Paesi in via di
sviluppo vivranno
in povertà.
Cause ed effetti di questi fenomeni sono molteplici. Come riportato dalla Conferenza Internazionale delle
Nazioni Unite sulla Popolazione e lo Sviluppo, "La povertà è spesso accompagnata dalla
disoccupazione, dalla malnutrizione, dall’analfabetismo, dalla
bassa condizione sociale delle donne, da rischi
per l’ambiente e dall’accesso limitato a servizi
sociali e sanitari, compresa la pianificazione delle nascite.
Tutti questi fattori contribuiscono ad alti livelli di fertilità e
mortalità, come pure ad una bassa produttività economica."
Le
conseguenze sull’ambiente della povertà includono l’abuso dei
terreni per i pascoli, la deforestazione, la cattiva amministrazione
dei terreni ed il taglio dei boschi per l’utilizzo del legname come
combustibile, poichè i poveri sono costretti a queste attività per
mantenere le loro famiglie; stando ad un recente studio delle Nazioni
Unite, circa il 70% dei danni al suolo terrestre è
risultato di queste attività.
La povertà è cresciuta
significativamente anche negli Stati Uniti negli ultimi vent’anni. Più di
35 milioni di americani ora vivono in povertà, fra i quali più di un quinto
dei bambini statunitensi. A causa
delle differenze strutturali tra questa società e quella del mondo
in via di sviluppo, i bambini tendono ad essere più un peso economico
che un vantaggio e, secondo il "Population Reference Bureau",
esiste ancora una forte correlazione tra dimensione della famiglia e
povertà. Infatti, negli Stati Uniti appena il 5% delle famiglie senza bambini è povera,
mentre più del 25% delle famiglie con 3 bambini, più
del 35% delle famiglie con 4 bambini e più di metà delle famiglie con 5 o
più bambini vive in povertà.
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6.6
Quando
i bambini sono una risorsa economica Nelle
società più povere una famiglia numerosa
può diventare una
necessità economica |
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Uno
dei collegamenti più evidenti tra povertà e popolazione è il fatto
che nelle società povere i bambini sono spesso un vantaggio e una
necessità economica. Nell’Africa Orientale, per esempio, dove la
fertilità media è di 6 figli per donna, le donne spesso hanno un
numero di figli molto superiore a quello che potrebbe sembrare ragionevole
a un osservatore esterno.
Se il cibo scarseggia, ci si chiede, perché le donne non fanno
semplicemente in modo di avere meno bocche da sfamare?
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Bambini
di un villaggio a nord di Da Nang (Viet Nam)
(Foto di N. Galante)
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La
prima risposta è che le donne povere probabilmente non hanno il grado
di istruzione, la condizione sociale o l'accesso a sistemi sicuri di
controllo della loro stessa fertilità. Ma il problema più grande è
che numerosi bambini sono una necessità di fronte alla dura realtà
di molte regioni. Le famiglie si aspettano che 1 o 2 dei loro figli
muoia per malattie prima di raggiungere i 5 anni e inoltre molti
bambini sono necessari per aiutare a procurarsi il cibo, per trasportare
acqua o raccogliere legna da ardere. Man mano che il degrado ambientale
aumenta a causa della pressione della popolazione, le
famiglie dovranno muoversi ancora di più per ottenere queste risorse,
e avranno bisogno di ancora più figli. In altri
casi, i bambini vengono mandati ad elemosinare per le strade per aiutare la
famiglia, possono essere mandati a lavorare in aziende che li sfruttano o venduti
come schiavi o per il mercato della prostituzione. In certe parti
dell’Africa, avere molte figlie femmine è una cosa desiderabile, perché quando si
sposano, le famiglie ricevono una tradizionale “dote”. In tutti questi scenari,
un numero maggiore di bambini aiuta la famiglia a soddisfare le
proprie necessità economiche.
E' ovvio che questi problemi complicano gli sforzi per raggiungere una
popolazione sostenibile. Se la dimensione della famiglia è determinata
dalle necessità economiche, fornire semplicemente accesso alla
contraccezione avrà scarsi o nulli effetti sulla fertilità; per
ottenere un impatto significativo, bisognerà fornire, insieme ai
contraccettivi, anche opportunità economiche, istruzione – specialmente per le
ragazze – e servizi sanitari. Inoltre, soddisfare i bisogni
particolari delle comunità locali, per esempio fornendo fornelli a kerosene
e combustibile e un facile e comodo accesso all'acqua potabile,
potrebbe avere un notevole effetto nel ridurre le dimensioni delle
famiglie in una sola generazione. |
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6.7
Popolazione,
povertà, guerre Quando
sono troppi quelli che hanno troppo poche risorse |
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