| GLI
UOMINI, LE DONNE E IL LORO PIANETA |
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Thailandia
- Bambini in preghiera
(foto
di N. Galante) |
POPOLAZIONE
E RELIGIONE
(a cura di Luigia Di
Girolamo)
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Quando si parla
di problemi della popolazione, spesso viene sollevato il problema religioso.
Non è raro sentire dichiarazioni del tipo: "La sovrappopolazione
è un problema cattolico", o "I musulmani hanno famiglie
numerose".
Anche se queste generalizzazioni sembrano avere qualche fondamento
di verità,
un'analisi più approfondita rivela che i modelli di famiglia variano
notevolmente all'interno della maggior parte delle comunità
religiose, e che, in genere, il
tasso di fertilità dipende più dalle condizioni economiche e
culturali che dalla religione.
E' anche importante distinguere tra le politiche sulla
popolazione portate avanti dalle istituzioni religiose e la pratica
personale dei fedeli: molto spesso, infatti, i leader religiosi sono
riusciti con successo ad opporsi alla stabilizzazione della
popolazione a livello politico o legislativo, ma hanno avuto meno
risultati quando si è trattato di imporre gli stessi comportamenti
personali ai loro seguaci. |
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7.2
L'atteggiamento
dei Cattolici
Divergenze
politiche e demografiche tra i cattolici |
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Un
capolavoro dell'architettura religiosa occidentale: la
Cattedrale di Santiago de Compostela, Spagna
(foto di E. Menegon) |
La
Chiesa Cattolica è da molto tempo uno dei maggiori oppositori alla
stabilizzazione della popolazione e ai servizi di supporto al
controllo demografico. La dottrina della Chiesa si oppone alla
contraccezione artificiale (salvo l'astinenza e il
metodo Ogino-Knaus), all'aborto e alla maggior parte
dell’educazione sessuale. Ma i risultati non sono stati sempre
all’altezza degli sforzi profusi.
Dal punto di vista politico la Chiesa ha spesso ottenuto buoni risultati. Nel periodo
di amministrazione di Reagan e Bush (1981-1993) le pressioni del Vaticano
riuscirono in gran parte a neutralizzare gli sforzi americani per
stabilizzare la popolazione in patria e fuori. La politica
sostenuta dalla Chiesa ha fatto stornare fondi dai programmi di
pianificazione familiare, causando il ritiro degli U.S.A. dagli
impegni già presi sulla stabilizzazione della popolazione mondiale.
Poiché gli U.S.A. erano i principali donatori di fondi per la pianificazione della famiglia, questi tagli hanno comportato
un significativo e improvviso incremento di gravidanze non
programmate, aborti e morti da parto.
La Chiesa ha anche avuto successo quando ha
fatto pressione sui governi di alcune nazioni in cui la maggioranza
della popolazione è cattolica, come il Costarica e le Filippine,
per eliminare o indebolire la politica di pianificazione delle
famiglie. |
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Nel
1994 il Vaticano si è alleato con i fondamentalisti musulmani per
opporsi alle proposte sulla stabilizzazione della popolazione e il
controllo delle nascite alla Conferenza Internazionale sulla
Popolazione e lo Sviluppo tenutasi al Cairo.
Per ironia della sorte, gli sforzi del Vaticano di imporre le
proprie convinzioni ai suoi fedeli non hanno avuto altrettanto successo.
Negli Stati Uniti il tasso
di natalità delle donne bianche cattoliche è più basso di quello
delle donne bianche protestanti, e le percentuali di uso dei
contraccettivi variano
di poco in seno alle varie religioni.
Spagna e Italia, paesi a predominanza cattolica, hanno il tasso
di fertilità più basso d’Europa. L'America Latina,
che è a predominanza cattolica, ha un tasso di fertilità più basso dell'Asia e
dell'Africa. Queste apparenti contraddizioni spiegano perché
secondo alcuni
analisti non esiste uno specifico problema demografico
tra i cattolici, ma esiste invece un problema politico estremamente serio
con la Chiesa cattolica di Roma. |
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7.3
L'atteggiamento
dei Musulmani
I
fondamentalisti predicano la fertilità,
ma gli altri sono
favorevoli al controllo delle nascite |
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Anche
l'Islam è spesso considerato come un ostacolo alla stabilizzazione
della popolazione. Ma il Corano, il sacro libro musulmano, non
impone famiglie numerose e molti sacerdoti Islamici sono a favore
della
pianificazione familiare. Infatti, il profeta Maometto ha dichiarato,
"Il peggior problema è avere molti figli con mezzi inadeguati".
Molti governi con popolazione a maggioranza musulmana considerano il loro
incremento demografico troppo elevato e hanno intrapreso sforzi di
pianificazione familiare.
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Uno dei massimi
capolavori dell'architettura islamica:
la moschea di Ibn Tulun - Il Cairo - Egitto
(foto di E. Menegon) |
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In
Indonesia, la nazione musulmana più popolata del mondo, il tasso di
fertilità è stato ridotto attraverso uno
sforzo di pianificazione familiare intrapreso dal governo e
sostenuto dai leader religiosi. In
Turchia, la costituzione garantisce “il diritto di apprendere ed
applicare la pianificazione familiare”.
In Egitto, il governo ha intrapreso una grande campagna per ridurre
il tasso di fertilità, con la benedizione di
importanti capi religiosi come il Gran Mufti.
Comunque, lì come in molti
altri paesi nel mondo islamico, i problemi strutturali hanno
ostacolato il progresso verso la stabilizzazione della popolazione.
Nonostante l’atteggiamento pro-occidentale e la gloriosa storia,
l’Egitto rimane una nazione in via di sviluppo, e ha molti degli
indicatori che di solito vengono associati alle famiglie numerose, compresi un
alto tasso di mortalità
materna e infantile, un tasso di analfabetismo che si avvicina al
50% in media e supera il 60% nelle donne e infine un prodotto
interno lordo pro capite al di sotto dei 2 $ al giorno.
Nonostante la politica dei governi, il tasso di natalità rimane alto in molte altre
nazioni islamiche, ma i tassi di fertilità del 6.7 in Yemen, 6.1 in
Afganistan, 5.6 in Pakistan non
corrispondono
necessariamente a valori religiosi: piuttosto, sono il frutto dei problemi strutturali citati in
precedenza e di valori culturali a causa dei quali le donne sono
spesso isolate, ignoranti ed economicamente senza diritti (lo
Yemen, l'Afghanistan e il Pakistan hanno tutti alti livelli di
mortalità infantile, che secondo il Population Reference Bureau
raggiunge rispettivamente il 75, 91 e 150 ogni 1000 nati; la Banca
Mondiale calcola che questi Paesi abbiano un analfabetismo femminile
rispettivamente del 79%, 82% e 75%, e che il prodotto interno lordo
sia di 502 $ per il Pakistan e 223 $ per lo Yemen, mentre i dati
riguardanti l'Afghanistan non sono conosciuti a causa delle
devastazioni causate da anni di guerra civile).
Come in alcune società in Africa e America Latina, anche in questi
Paesi lo status degli uomini può dipendere dal fatto di avere molti bambini,
che testimonia la loro virilità. In tale
contesto, gli alti tassi di incremento demografico probabilmente
dipendono più dal contesto culturale e dalla necessità
economica che da dettami religiosi. |
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La
pianificazione familiare in Iran
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Molti
occidentali considerano l’Iran uno stato islamico estremista:
ma il governo iraniano, pur largamente dominato dal
clero musulmano Sciita, si è invece dimostrato molto
pragmatico nei confronti dei
problemi della popolazione. Dopo la rivoluzione del 1979, i
governanti iraniani avevano incoraggiato le donne iraniane a dar vita
ad una “generazione islamica”, e nel tentativo di far
crescere la popolazione l’età legale di matrimonio fu spostata a 9 anni. La
popolazione collaborò, e il tasso
di natalità salì alle stelle. Per un certo periodo, i tassi naturali di crescita
raggiunsero il 3.9% annuo - tra i più alti mai registrati - e
la popolazione dell’Iran passò dai 34 ai 63
milioni. Tale livello di crescita ebbe conseguenze molto
pesanti per il Paese: il governo non riusciva, infatti, a
costruire scuole e case in numero sufficiente e a garantire
assistenza sanitaria ad una popolazione sempre crescente;
neppure lo sviluppo economico riusciva a tenere il passo e
risultò impossibile creare un numero sufficiente di nuovi
posti di lavoro. Una generazione più tardi, il governo
cambiò completamente politica ed iniziò a
promuovere attivamente la pianificazione familiare per
stabilizzare la popolazione. Attualmente, sono disponibili
gratuitamente in tutto il paese i più moderni metodi
contraccettivi e
le coppie che desiderano sposarsi devono completare con
successo un corso di pianificazione familiare.
L’Iran ha anche istituito la “Settimana della
popolazione” in tutto il Paese, sostenuta ed appoggiata dai
leader islamici anche attraverso editti religiosi.
Inoltre, si è iniziato ad insistere sulla parità fra i sessi, in
modo da affrontare il problema della preferenza per i maschi,
che può condurre all'aborto selettivo e
all’infanticidio femminile. Queste politiche hanno avuto un
tale successo che i tassi di nascita sono crollati fino all’1.4%,
e nel 1999 l’Iran ha vinto, insieme al Vietnam, il Premio per la
Popolazione delle Nazioni Unite. Altri benefici di questa
politica di promozione della pianificazione familiare è stata
la diminuzione della mortalità neonatale, infantile e da
parto.
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La
grande Moschea di Mashad - Iran
(foto E. Menegon) |
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7.4
Situazioni
diverse in India
Le
condizioni economiche e culturali, non la religione,
determinano la dimensione delle famiglie
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Divinità
Hindu - Tempio di Keshala
XIII sec. - Somnathpur (Mysore) - India
(foto di E. Menegon) |
L’India,
nazione a grande maggioranza Hindu, che ha il tasso di crescita più
alto al mondo e che è il secondo stato più popoloso al mondo, è
un altro esempio di un luogo dove il contesto è molto più
importante della religione nel determinare il tasso di fertilità.
Malgrado il fatto che la grande maggioranza degli abitanti di questo
grande Paese condividano la stessa fede (l'80% degli abitanti
dell'India è di religione Hindu), la dimensione
delle famiglie è molto diversificata.
In stati come l’Uttar Pradesh e il Bihar, il tasso di fertilità
rimane alto, mentre nel Kerala e a Goa il tasso di fertilità è sotto
ai
livelli di sostituzione. Come in altre parti del mondo, anche in
India c’è una correlazione più forte tra benessere sociale e
dimensione della famiglia che tra religione e dimensione della
famiglia.
Generalmente, gli stati con il tasso di fertilità più elevato sono
quelli con i tassi più elevati di mortalità e denutrizione
infantile e di analfabetismo femminile, mentre quelli con un tasso di
fertilità più basso sono anche quelli con i tassi più elevati di istruzione femminile
e con i tassi di mortalità e denutrizione infantile più
bassi.
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C'è anche una forte correlazione tra la dimensione della famiglia e
l'età in cui si contrae il matrimonio:gli
stati che hanno un’alta percentuale di donne che si sposano sotto
i diciotto anni hanno tassi di fertilità più alti, mentre gli stati
dove il matrimonio viene ritardato (di solito a causa di più alti
livelli di istruzione, migliori possibilità economiche e intervento
del governo) tendono ad avere i tassi di fertilità più bassi. |
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Il caso
del Kerala
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I
modelli
tradizionali prevedono che il declino della fertilità in una
popolazione si ottiene principalmente attraverso l’espansione
economica; ma lo stato del
Kerala, nell'India
meridionale, offre un modello diverso. Il Kerala ha un tasso
di fertilità di circa la metà dIl
Kerala è riuscito a ridurre la fertilità perchè lo stato e
le amministrazioni locali hanno concentrato i loro sforzi
sulla fornitura di servizi come assistenza sanitaria,
pianificazione familiare e istruzione
ai loro
cittadini, piuttosto che dedicarsi all’estrazione delle
risorse e all’industrializzazione. Oggi il Kerala ha il più
alto tasso di alfabetizzazione e il più basso tasso di
fertilità dell'India, insieme al più basso tasso di
mortalità infantile e un'aspettativa di vita del 20% maggiore
di quella del resto dell'India.
Dal punto
di vista religioso, il Kerala ha più varietà del resto
dell'India. Il 60% della
sua popolazione è Hindu, il 20% Musulmana e l’altro 20% Cristiana. Tutte le
religioni hanno bassi tassi di
fertilità in Kerala. L’altro fattore chiave è un più alto status sociale delle donne e il
fatto che esse possiedano significativi diritti economici. Nella tribù
Nair, per esempio, la proprietà è
tradizionalmente ereditata dalle figlie, mentre la preferenza per
i bambini maschi,
comune nella maggior parte dell’Asia, è
virtualmente assente in Kerala.
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Appello del
mattino in una scuola in
Kerala
(foto di N. Galante) |
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7.5 Altri
gruppi cristiani (tipicamente americani)
Politiche di
partito e preferenze personali |
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Molti
cristiani conservatori, come i membri della Christian Coalition
negli U.S.A., si oppongono alla stabilizzazione della popolazione e
alle politiche demografiche.
La destra cristiana non sembra opporsi alla contraccezione in sé e
per sé, ma è contraria al fatto che informazioni e materiali sulla
sessualità vengano resi disponibili ai giovani. Si
oppone anche all'aborto come scelta dell'individuo e all’aperta discussione sulla sessualità, anche se rivolta alla
prevenzione delle gravidanze non desiderate o al diffondersi
dell'AIDS.
La Christian Coalition e i suoi seguaci sono
ben organizzati, e sono riusciti a condizionare in modo significativo il
dibattito sull’educazione sessuale e i problemi riproduttivi sia a
livello nazionale che locale.
Anche i Mormoni sono su posizioni conservatrici, e si oppongono
all'aborto e al controllo delle nascite per ragioni filosofiche. I
mormoni hanno tradizionalmente famiglie numerose, e lo Utah, la cui
popolazione è in maggioranza mormone,
ha il tasso di natalità più alto degli U.S.A.
Il tasso di natalità tra i mormoni ha iniziato comunque a
diminuire, e ai membri della Chiesa è permesso seguire le loro
preferenze personali nel
praticare il controllo delle nascite e nel decidere le dimensioni
delle proprie famiglie. La tendenza ad avere famiglie numerose,
quindi, sembra essere più una tradizione culturale che un dettato
religioso tra i Mormoni. |
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7.6 La
fede e il futuro
Raggiungere la
sostenibilità attraverso la spiritualità? |
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E'
ovvio che,
se si vuole raggiungere il risultato di avere sulla Terra una
popolazione sostenibile, il problema della
religione non può essere ignorato. Ma, come dimostrato dagli esempi
precedenti, deve essere collegato al contesto culturale,
all’eguaglianza sociale e fra i sessi, all’accesso
all'assistenza sanitaria, all’istruzione e alle opportunità economiche.
Obbligare le persone ad avere famiglie meno numerose contro la loro
volontà - cosa che è stata tentata in alcuni paesi- è ovviamente
inaccettabile e viola gli accordi sui diritti umani stabiliti
dall’ONU. Ma obbligare la gente ad avere famiglie più numerose
attraverso coercizioni religiose è altrettanto inaccettabile,
specialmente quando tale coercizione ha come scopo quello di imporre
le credenze di una fede ai fedeli di un'altra. Se si vuole che la popolazione mondiale si
stabilizzi, ogni individuo o coppia
dovrà avere la possibilità di compiere delle scelte riproduttive.
La religione e i leader religiosi possono e
devono giocare un ruolo significativo nel creare un mondo giusto, sicuro e
sostenibile. Le tradizioni della fede, la riflessione e la fornitura
di servizi sono
componenti vitali per dare forma al nostro futuro. Il Parlamento
delle Religioni del Mondo nel 1993 affermò “Noi sappiamo che le
religioni non possono risolvere i problemi ambientali, economici,
politici e sociali della Terra; possono però fornire ciò che ovviamente
non si può raggiungere soltanto attraverso piani economici, programmi
politici o regolamenti legali: un cambiamento
nell’orientamento interno, nella mentalità nella sua totalità,
nel
"cuore" della gente, e la conversione da una sentiero
sbagliato ad un nuovo orientamento per la vita… L’umanità ha
urgentemente bisogno di riforme sociali ed economiche, ma ha bisogno
ancora di più di un rinnovamento spirituale. Come persone religiose o
spirituali noi ci impegniamo in questo compito. I poteri spirituali
della religione possono offrire un fondamentale senso di fiducia,
una base di significato e una casa spirituale." |
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